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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 189 codice civile: Obbligazioni contratte separatamente dai coniugi

I beni della comunione (1), fino al valore corrispondente alla quota del coniuge obbligato, rispondono, quando i creditori non possono soddisfarsi sui beni personali, delle obbligazioni contratte dopo il matrimonio, da uno dei coniugi per il compimento di atti eccedenti l’ordinaria amministrazione senza il necessario consenso dell’altro (2).

I creditori particolari di uno dei coniugi, anche se il credito è sorto anteriormente al matrimonio, possono soddisfarsi in via sussidiaria sui beni della comunione, fino al valore corrispondente alla quota del coniuge obbligato. Ad essi, se chirografari, sono preferiti i creditori della comunione.


Commento

Responsabilità sussidiaria: responsabilità di quel debitore che è tenuto al pagamento solo se il debitore principale non adempie (beneficium ordinis) e, a volte, solo in quanto, a seguito dell’esercizio dell’azione esecutiva, il patrimonio del debitore principale non sia risultato sufficiente a soddisfare le pretese del creditore (beneficium excussionis).

 

Chirografario: creditore il cui credito non è assistito da cause legittime di prelazione [v. 2741].

 

(1) Art. così sostituito ex l. 19-5-1975, n. 151 (art. 68) (Riforma del diritto di famiglia).

 

(2) V. nota (2) sub art. 180.

 

La regola posta dall’art. 189 può essere così riassunta: delle obbligazioni personali risponde in primo luogo il singolo coniuge con i propri beni; se questi si rivelano insufficienti, si ha l’azione sui beni della comunione, nei limiti della quota a lui spettante. Tra le obbligazioni personali vanno annoverate quelle contratte da ciascun coniuge separatamente prima del matrimonio, quelle contratte dal coniuge dopo il matrimonio per scopi diversi dall’interesse familiare e quelle poste in essere per l’acquisto di beni personali.


Giurisprudenza annotata

Coniugi

Nella fattispecie di comunione legale senza quote, nella quale i coniugi sono solidalmente titolari di un diritto avente ad oggetto i beni che ne fanno parte e dalla quale sono esclusi gli estranei, la quota, caratterizzata dalla indivisibilità e dalla indisponibilità, ha soltanto la funzione di stabilire la misura entro cui tali beni possono essere aggrediti dai creditori particolari (art. 189 c.c.), la misura della responsabilità sussidiaria di ciascuno dei coniugi con propri beni personali verso i creditori della comunione (art. 190 c.c.) e, infine, la proporzione in cui, sciolta la comunione, l'attivo ed il passivo saranno ripartiti tra i coniugi ed i loro eredi (art. 194 c.c.). Ne consegue che, nei rapporti con i terzi, ciascun coniuge, mentre non ha diritto di disporre della propria quota, può disporre dell'intero bene comune anche senza il consenso dell'altro, salva la possibilità, per quest'ultimo di chiedere la reintegrazione della comunione, se si tratta di beni mobili, e di agire per l'annullamento dell'atto, se si tratta di atti dispositivi di beni immobili. (Cfr. Cass., sez. I, 19 marzo 2003 n. 4033).

Tribunale Benevento  21 ottobre 2014

 

Ritenuto che, qualora uno dei coniugi, pur in regime di comunione legale di beni, contragga con i terzi debiti diretti a soddisfare bisogni della famiglia, il medesimo impegni il partner, quale debitore solidale, solo se i debiti servano a soddisfare interessi essenziali, perché primari ed infungibili, del nucleo domestico, non può sorgere a carico del coniuge non stipulante responsabilità solidale alcuna nell'ipotesi in cui l'altro coniuge abbia preferito iscrivere i figli comuni in un istituto scolastico privato, dalle costose rette, piuttosto che provvedere all'istruzione della prole iscrivendola in una scuola pubblica dai costi enormemente minori.

Cassazione civile sez. III  10 ottobre 2008 n. 25026  

 

 

Divisione

Non può trovare accoglimento l'eccezione di indivisibilità dell'immobile in regime di comunione legale, sollevata dal coniuge non esecutato nell'ambito del giudizio di divisione intrapreso dal creditore (dell'altro coniuge) che abbia dovuto aggredire, in applicazione dell'art. 189 comma 2 c.c., il bene in comunione. Deve in proposito rilevarsi che l'art. 600 c.p.c. attribuisce al giudice il potere di disporre la divisione del bene secondo le norme del codice civile laddove la separazione in natura dello stesso non sia richiesta o non sia possibile, a meno che non ritenga che sia ricavabile dalla vendita della quota indivisa un prezzo pari o superiore al valore della stessa. Qualora, pertanto, il bene oggetto della procedura esecutiva non sia, oggettivamente, divisibile, dovrà considerarsi la scarsa appetibilità della quota indivisa in relazione alla peculiarità della forma di comunione legale che si realizza tra i coniugi, definita, non senza ragioni, di tipo germanico o senza quote, forma che non è conciliabile con l'eventuale subentro nella proprietà del bene di un soggetto estraneo e diverso da uno dei due coniugi-comunisti. Deve pertanto essere respinta la richiesta di vendita della quota "pro indiviso" e disposta la prosecuzione del giudizio di divisione.

Tribunale Nuoro  11 marzo 2011 n. 254  

 

 

Esecuzione forzata

La natura di comunione senza quote della comunione legale dei coniugi comporta che l'espropriazione, per crediti personali di uno solo dei coniugi, di un bene (o di più beni) in comunione abbia ad oggetto il bene nella sua interezza e non per la metà, con scioglimento della comunione legale limitatamente al bene staggito all'atto della sua vendita od assegnazione e diritto del coniuge non debitore alla metà della somma lorda ricavata dalla vendita del bene stesso o del valore di questo, in caso di assegnazione (principio affermato ai sensi dell'art. 363 c.p.c.).

Cassazione civile sez. III  14 marzo 2013 n. 6575  

 

Il creditore di un coniuge in regime di comunione legale dei beni deve necessariamente pignorare l'intero cespite in comunione, con facoltà di soddisfarsi sul ricavato, nei limiti della quota spettante al coniuge obbligato; al pignoramento "pro quota", in ragione dell'inespropriabilità della stessa, consegue l'improcedibilità del processo esecutivo.

Tribunale Piacenza  20 ottobre 2011



 
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