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Art. 1895 codice civile: Inesistenza del rischio

Il contratto è nullo se il rischio non è mai esistito o ha cessato di esistere prima della conclusione del contratto (1).


Commento

(1) L’esistenza del rischio è una condizione necessaria perché si abbia un valido contratto di assicurazione; infatti, se il rischio non esiste al momento della stipula del contratto, lo stesso non sorge. La funzione essenziale dell’assicurazione consiste infatti nel trasferire il rischio da un soggetto (assicurato) ad altro soggetto (assicuratore). Il rimedio della nullità del contratto è previsto anche nel caso in cui il rischio inizialmente esistente, viene meno prima che il contratto sia concluso.


Giurisprudenza annotata

Assicurazione

Ai fini della validità del contratto di assicurazione della responsabilità civile, non è consentita l'assicurazione di un rischio i cui presupposti causali si siano già verificati al momento della stipula, dovendo essere futuro rispetto a tale momento non il prodursi del danno, quanto l'avversarsi della causa di esso, senza che rilevi che il concreto pregiudizio patrimoniale si sia poi verificato dopo la conclusione del contratto, in quanto conseguenza inevitabile di fatti già avvenuti in precedenza. (In applicazione di tale principio, la S.C ha cassato la sentenza di merito la quale, in ipotesi di assicurazione della responsabilità professionale di un avvocato, aveva escluso l'obbligo indennitario dell'assicuratore, essendo accaduto durante il tempo dell'assicurazione, agli effetti dell'art. 1917 cod. civ., il fatto della proposizione di un appello tardivo, ma non anche il deposito della sentenza che ne dichiarava l'intempestività). Cassa con rinvio, App. Milano, 13/02/2007

Cassazione civile sez. III  13 marzo 2014 n. 5791  

In tema di assicurazione della responsabilità civile, la quale rappresenta una "species" dell'assicurazione contro i danni, il rischio, quale elemento essenziale dell'assicurazione, non coincide con il concetto di danno; conseguentemente, ai fini della validità dell'assicurazione, laddove si tratti di fare applicazione del disposto dell'art. 1917 c.c., al di là di eventuali deroghe pattizie ai principi da esso risultanti, l'evento che deve essere futuro ed incerto rispetto al momento della stipulazione del contratto non è il prodursi del danno in senso civilistico, bensì l'avverarsi della causa di esso. Infatti non è mai consentita la stipulazione dell'assicurazione di quel rischio i cui presupposti causali si siano già verificati al momento della stipula, a nulla rilevando che l'evento - e quindi il concreto pregiudizio patrimoniale - si sia verificato dopo la conclusione del contratto.

Cassazione civile sez. III  13 marzo 2014 n. 5791  

La disposizione del comma 2 dell'art. 18 l. 24 dicembre 1969 n. 990 ("ratione temporis" applicabile nella specie, e identica al vigente art. 144 comma 2 d.lg. 7 settembre 2005 n. 209), che nega all'assicuratore della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli o natanti la facoltà di opporre al danneggiato, il quale agisca direttamente nei suoi confronti, eccezioni derivanti dal contratto o clausole che prevedono eventuali contributi dell'assicurato al risarcimento, concerne le sole eccezioni relative all'invalidità ed all'inefficacia del contratto di assicurazione, mentre non è applicabile per le eccezioni di inesistenza e nullità del contratto stesso, quale quella di nullità per inesistenza del rischio, a norma dell'art. 1895 c.c., che vizia la polizza stipulata per un periodo di tempo antecedente la data della sua sottoscrizione e dopo che il danno si è verificato.

Cassazione civile sez. III  30 giugno 2011 n. 14410  

Quando sia denunciato il furto di un autoveicolo del dichiarato valore di lire 25 milioni, acquistato peraltro al registrato prezzo di lire 500 mila e, dal precedente proprietario, a quello di lire 15 milioni, lo stridente contrasto che viene a sussistere tra questi più salienti elementi vale a comprovare che la dichiarazione di valore era sprovvista di qualsiasi concreta attendibilità, anche perché a fronte di un primo dato univoco, ovvero quello di un massiccio danneggiamento subito dal mezzo prima del denunciato furto, se n'era aggiunto uno concorrente di egual portata indiziaria, cioè quello del prezzo poco meno che simbolico versatosi per l'acquisto a distanza di pochi mesi dall'accaduto. E, se l'assicuratore richiesto del pagamento dell'indennizzo non poteva in precedenza avere avuto conoscenza del vero stato delle cose, una volta invece acquisitala, quella dell'inesattezza assoluta della dichiarazione del contraente circa il valore dell'autoveicolo, sarebbe stato legittimato a rifiutare il pagamento della somma assicurata: e ciò ai sensi dell'art. 1892 c.c. anche in via di mera eccezione. Ma quando si nega esplicitamente di aver voluto esercitare un diritto siffatto, diversamente invocandosi piuttosto la nullità del contratto assicurativo ai sensi dell'art. 1895 successivo, vale a dire per asserita inesistenza del rischio, deve ritenersi in conformità alle risultanze che il mezzo dopo l'incidente fosse rimasto sprovvisto di un valore commerciale significativo, eccedente la franchigia contrattuale, per cui la domanda di indennizzo non ha positivo fondamento e va rigettata.

Corte appello Milano  01 aprile 2005

La nullità del contratto di assicurazione per inesistenza del rischio, ai sensi dell'art. 1895 c.c., si verifica quando tale inesistenza sia in atto al momento della stipulazione, mentre, se essa intervenga successivamente, ancorché prima del momento in cui diviene efficace la copertura assicurativa, si produce lo scioglimento del contratto stesso, a norma dell'art. 1896 c.c..

Cassazione civile sez. I  03 luglio 1991 n. 7300  

L'assicuratore non può invocare la nullità del contratto per inesistenza del rischio, ai sensi dell'art. 1895 c.c. nel caso di mera potenzialità del danno preesistente al perfezionamento del contratto, per ragioni attribuibili al fatto colposo del terzo, peraltro non conoscibili dall'assicurato.

Tribunale Genova  17 aprile 1990

Previdenza ed assistenza

La pericolosità degli strumenti - fra i quali rientrano gli apparecchi e gli impianti elettrici - indicati dall'art. 1, comma 1, del d.P.R. 30 giugno n. 1124 è presunta "iuris et de iure", sicché la sussistenza dell'obbligo dell'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro per le persone che vi sono addette prescinde da una concreta indagine circa l'esistenza e l'entità del rischio d'infortunio, incidendo quest'ultima solo nella misura del premio assicurativo. Consegue che la presenza (oggetto di presunzione assoluta) di un rischio, ancorché di minima entità, fa escludere sia la nullità del rapporto assicurativo ex art. 1895 c.c. sia l'illegittimitàcosti del citato art. 1 per contrasto con gli art. 3 e 38 cost., non ricorrendo l'ipotesi di un obbligo assicurativo imposto in mancanza di qualsiasi rischio. (Nella specie, l'impugnata sentenza - confermata dalla suprema Corte - aveva affermato l'obbligo assicurativo per i dipendenti di una banca addetti ai terminali ed al centralino telefonico).

Cassazione civile sez. lav.  05 dicembre 1986 n. 7235



 
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