codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 1900 codice civile: Sinistri cagionati con dolo o con colpa grave dell’assicurato o dei dipendenti

L’assicuratore non è obbligato per i sinistri cagionati da dolo o da colpa grave del contraente, dell’assicurato o del beneficiario, salvo patto contrario per i casi di colpa grave (1).

L’assicuratore è obbligato per il sinistro cagionato da dolo o da colpa grave delle persone del fatto delle quali l’assicurato deve rispondere.

Egli è obbligato altresì, nonostante patto contrario, per i sinistri conseguenti ad atti del contraente, dell’assicurato o del beneficiario, compiuti per dovere di solidarietà umana o nella tutela degli interessi comuni all’assicuratore.


Commento

Assicurato: soggetto titolare dell’interesse oggetto del contratto. Ad esempio è stipulata un’assicurazione in caso di morte in base alla quale l’assicuratore pagherà una certa somma al figlio alla morte della madre (assicurato).

 

Beneficiario: soggetto destinatario della prestazione dell’assicuratore (colui al quale l’assicuratore pagherà la somma stabilita).

 

 

(1) La norma considera l’ipotesi in cui determinati soggetti (contraente, assicurato, beneficiario) agiscano in mala fede. È il loro comportamento non corretto che provoca il sinistro per il quale l’assicuratore sarebbe chiamato ad intervenire. Si distingue il comportamento doloso da quello colposo: nel primo caso, l’assicuratore non è obbligato al pagamento; è invece possibile che le parti prevedano l’intervento dell’assicuratore nel caso di colpa grave.

 

 

 


Giurisprudenza annotata

Assicurazione

L'art. 1900, comma 2, c.c. dispone che sussiste l'obbligo dell'assicuratore anche se il sinistro è avvenuto per dolo o colpa grave di un soggetto di cui l'assicurato deve rispondere (come ad esempio un dipendente). Questo obbligo sussiste anche nel caso che si tratti di un terzo, anche se legato contrattualmente all'assicurato. Per escludere tale responsabilità occorrerebbe una clausola contrattuale specifica, da approvare specificamente, in quanto determina una limitazione della responsabilità, secondo quanto prescritto dallo art.1341 c.c. (accolto, nella specie, il ricorso promossa dalla società proprietaria di una vettura noleggiata, lasciata aperta e con le chiavi inserite, a cui, nei giudizi di merito, era stato negato il risarcimento dell'assicurazione).

Cassazione civile sez. III  27 gennaio 2015 n. 1430

La clausola assicurativa che esonera la compagnia dall'obbligo di corrispondere all'assicurato l'indennizzo per il pregiudizio subito nell'ipotesi in cui quest'ultimo si sia reso responsabile, in particolare, di un comportamento connotato da colpa grave, implica l'accertamento di una condotta di straordinaria ed evidente negligenza che, superando anche l'ordinaria diligenza del buon padre di famiglia, non sia rapportabile neppure a quel minimo grado di accortezza naturalmente esigibile da chiunque.

Tribunale Treviso  15 marzo 2011

In tema di assicurazione obbligatoria per la circolazione dei veicoli, la responsabilità civile dell'assicuratore nei confronti del danneggiato si estende anche al danno derivante da fatto illecito doloso. Rigetta, App. Milano, 04/11/2008

Cassazione penale sez. I  27 ottobre 2009 n. 44165

Nell'assicurazione contro i danni alle cose, stipulata a favore di terzi, più sono gli assicurati se sono più le cose coperte da garanzia e più ne sono i proprietari, sicché ciascuno degli assicurati è terzo rispetto agli altri e non può, pertanto, incidere col proprio fatto, sia esso doloso o colposo, sul diritto all'indennizzo spettante agli altri, a meno che il fatto non sia posto in essere per far beneficiare l'altro assicurato dell'indennizzo previsto; ne consegue, con riferimento a contratto di locazione, che, ove il conduttore sia assicurato per le cose mobili di sua proprietà e il locatore per il proprio immobile, il fatto doloso di uno di essi rappresenta l'evento fortuito rispetto al danneggiamento della cosa dell'altro (che sia la conseguenza del fatto medesimo).

Cassazione civile sez. III  25 novembre 2005 n. 24901

In tema di assicurazione di crediti all'esportazione, incombe all'istituto assicuratore che agisce per la restituzione delle somme indebitamente corrisposte all'assicurato a titolo di indennità per il mancato pagamento del corrispettivo di un contratto di appalto stipulato dall'assicurato con un committente straniero l'onere di fornire la prova che l'inadempimento di quest'ultimo è stato determinato dal ritardo dello stesso assicurato nel completamento delle opere commissionate. Tale soluzione discende, oltre che dal combinato disposto degli art. 1900 e 2697 c.c. (posto che l'avere l'assicurato cagionato il sinistro costituisce fatto estintivo del suo diritto al pagamento dell'indennizzo da parte dell'assicuratore, e va quindi provato da quest'ultimo), anche dall'art. 2033 c.c., che, in materia di condictio indebiti, pone a carico del "solvens" l'onere di provare la mancanza o il venir meno della causa giustificativa dell'effettuato pagamento.

Cassazione civile sez. III  12 luglio 2005 n. 14597

Il principio di cui all'art. 1900 c.c., secondo il quale l'assicurazione non si estende ai rischi provocati volontariamente e con colpa grave del beneficiario, trova applicazione anche quando la condotta dell'assicurato caratterizzata dal dolo o dalla colpa grave non sia stata la causa unica del verificarsi dell'evento dannoso, in quanto ai fini del nesso causale fra la detta condotta ed il danno trova applicazione il principio della conditio sine qua non, temperato da quello della regolarità causale, secondo il disposto degli art. 40 e 41 c.p. Ne consegue che, quando l'evento è derivato da una pluralità di comportamenti commissivi od omissivi, tra cui un comportamento colposo dell'assicurato, è sufficiente per negare l'estensione della polizza accertare che, se detto comportamento non si fosse verificato, l'evento non si sarebbe prodotto. (Sulla base di tali principi la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza di merito che aveva ritenuto sussistente la colpa grave dell'assicurato per avere lasciato la chiave di una cassaforte nell'immobile in cui essa trovavasi, motivando che il furto sarebbe stato perpetrato comunque, senza considerare che i ladri non avevano forzato l'altra cassaforte della quale non aveva rinvenuto le chiavi).

Cassazione civile sez. III  14 aprile 2005 n. 7763

In tema di assicurazione della responsabilità civile, qualora non risulti celebrato un processo penale volto all'accertamento della causa del sinistro (nella specie, un incendio), essendosi il relativo procedimento chiuso con un decreto di archiviazione (provvedimento equivalente alla mancata instaurazione del processo, onde la conseguente mancanza di qualsivoglia accertamento, positivo o negativo, circa le cause, dolose o colpose, del sinistro), deve ritenersi inoperante l'inversione dell'onere della prova a carico dell'assicuratore, che sarà, per converso, gravato dall'ordinario onere probatorio alla stregua del quale egli, non rispondendo, a norma dell'art. 1900, comma 1, c.c., per i sinistri cagionati con dolo o colpa grave dall'assicurato, è tenuto a provare la causa impeditiva o estintiva del diritto all'indennizzo.

Cassazione civile sez. III  07 aprile 2005 n. 7242

La clausola cd. «di regolazione del premio» inserita in un contratto di assicurazione si caratterizza, sul piano morfologico, per la sua natura di clausola onerosa che, come tale, richiede la specifica approvazione per iscritto da parte dell'assicurato, giusta il disposto degli art. 1341, comma 2 e 1342, comma 2, c.c., mentre, sul piano funzionale, risulta inidonea a riprodurre "ipso facto" lo schema dell'art. 1901 stesso codice (che prevede la sospensione della garanzia assicurativa in caso di inadempimento dell'assicurato all'obbligazione di pagare il premio), non rappresentandone punto una automatica applicazione, con la conseguenza che non può ritenersi sufficiente, ai fini della sospensione della garanzia assicurativa, la mera omissione della comunicazione dei dati variabili entro il termine contrattuale previsto, integrando tale condotta omissiva, piuttosto, la violazione di un diverso obbligo pattizio, estraneo al modello di cui al citato art. 1901 c.c.

Cassazione civile sez. III  18 febbraio 2005 n. 3370  



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti