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Art. 1903 codice civile: Agenti di assicurazione

Gli agenti autorizzati a concludere contratti di assicurazione possono compiere gli atti concernenti le modificazioni e la risoluzione dei contratti medesimi, salvi i limiti contenuti nella procura che sia pubblicata nelle forme richieste dalla legge.

Possono inoltre promuovere azioni ed essere convenuti in giudizio in nome dell’assicuratore, per le obbligazioni dipendenti dagli atti compiuti nell’esecuzione del loro mandato, davanti l’autorità giudiziaria del luogo in cui ha sede l’agenzia presso la quale è stato concluso il contratto (1).


Commento

Agente di assicurazione: soggetto che assume stabilmente l’incarico di promuovere per conto dell’assicuratore la conclusione di contratti in una zona determinata [v. 1742].

 

Procura: fonte della rappresentanza volontaria. Essa è un negozio giuridico unilaterale mediante il quale un soggetto (rappresentato) conferisce ad un altro (rappresentante) il potere di rappresentarlo e cioè di agire in nome e per conto suo.

 

 

(1) La norma stabilisce che, per valutare i poteri dell’agente, è necessario fare riferimento a quanto risulta dalla procura, ossia l’atto con il quale si attribuisce il potere di rappresentanza all’agente. Dalla procura è possibile comprendere i limiti del potere di rappresentanza concessi all’agente. Relativamente agli agenti autorizzati a concludere i contratti di assicurazione, essi possono anche modificare e risolvere i contratti. Sempre in riferimento all’agente che ha la rappresentanza, questi ha anche la rappresentanza processuale, ossia è chiamato ad intervenire in giudizio relativamente ad una controversia sorta per un contratto da lui concluso.

 


Giurisprudenza annotata

 

Responsabilità civile

L'agente di un'impresa di assicurazioni è responsabile, ai sensi dell'art. 2049 cod. civ., dei danni arrecati a terzi dalle condotte illecite del subagente - suo diretto preposto - quando tali condotte siano riconducibili alle incombenze a lui attribuite; se invece le condotte del subagente esorbitano dalle predette incombenze, l'agente è responsabile in applicazione del principio dell'apparenza del diritto, purché sussista la buona fede incolpevole del terzo danneggiato e l'atteggiamento colposo del preponente, desumibile dalla mancata adozione delle misure ragionevolmente idonee, in rapporto alla peculiarità del caso, a prevenire le condotte devianti del preposto. Cassa con rinvio, App. Bologna, 21/01/2011

Cassazione civile sez. III  04 novembre 2014 n. 23448

Assicurazioni

Dall'art. 1903 c.c. per il quale gli agenti autorizzati a concludere contratti di assicurazione "possono compiere tutti gli atti concernenti la modificazione e la risoluzione dei contratti medesimi, salvi i limiti contenuti nella procura" e "possono promuovere inoltre azioni ed essere convenuti in giudizio in nome dell'assicuratore, per le obbligazioni dipendenti dagli atti compiuti nell'esecuzione del loro mandato, si evince chiaramente che la rappresentanza processuale non è in alcun modo implicita nell'autorizzazione di cui al comma 1, dal momento che questa concerne la capacità di agire rispetto alle sole vicende contrattuali e che la capacità processuale è oggetto della disciplina espressa e specifica di cui al successivo comma 2, per la quale l'intervento in giudizio dell'agente è circoscritto alle sole controversie insorte in relazione a contratti che egli abbia stipulato (Conferma Tar Lombardia, Milano, sez. III, n. 1316 del 2006

Consiglio di Stato sez. VI  14 luglio 2011 n. 4291  

Il rapporto di lavoro degli agenti assicurativi deve intendersi disciplinato dagli usi e dagli accordi economici di settore potendo applicarsi, solo in mancanza e per analogia, la disciplina dettata dal codice civile in materia di agenzia. In particolare, lo scioglimento del contratto dell'agente di assicurazione è regolato dall'accordo dell'Ana, prevalente sull'art. 1750 c.c., avente una funzione meramente suppletiva. Ne consegue che nell'ipotesi in cui nel rapporto di agenzia a tempo indeterminato si verifichi il recesso del preponente, l'offerta di una somma di denaro in sostituzione del preavviso, determina l'immediata cessazione del rapporto. Una volta che il preavviso risulti sostituito con l'offerta di una somma di denaro, diviene irrilevante qualsiasi disquisizione relativa alla decorrenza del termine di preavviso che rimane assorbito dall'avvenuta sostituzione.

Corte appello Firenze sez. II  11 aprile 2011 n. 497

La c.d. appendice di annullazione (nella specie, di polizza per la r.c. "professionale") non può qualificarsi un mero atto unilaterale recettizio del contraente/assicurato che l'agente assicurativo si limita a trasmettere alla Società, ma essa deve ritenersi un vero e proprio documento contrattuale, con il quale le parti raggiungono un nuovo regolamento di interessi tra di loro. In quel momento ciascuna delle parti agisce ed esterna i suoi poteri e le sue prerogative onde, come l'agente sottoscrive la polizza di assicurazione, al pari egli bene può essere ritenuto dal terzo (ovvero dal contraente/assicurato) depositario del potere di disporre di quel contratto sino al punto di vincolare la Società contraente quanto alla risoluzione anticipata del contratto stesso, non essendovi a suo carico l'onere di diligenza domandare all'agente generale, con il quale aveva stipulato quella polizza assicurativa, di giustificare i suoi poteri anche in ordine all'annullazione, visto il disposto dell'art. 1903 c.c. e, quindi, la Società mandante nulla può legittimamente domandare a titolo di corrispettivo del contratto di assicurazione ormai risolto in base al quel documento.

Giudice di pace Bari  01 settembre 2010 n. 6825  

Deve ritenersi fondata la domanda risarcitoria dell'assicuratore nei confronti del proprio agente, sia pure limitata nel quantum all'importo della rata di premio non incassata dal contraente, atteso che la prima ha dimostrato documentalmente che l'agente generale non avesse la procura e quindi i poteri di effettuare l'annullazione (nella specie, di polizza per la r.c. "professionale"), onde questa, sebbene non opponibile al contraente di buona fede che ha fatto senza sua colpa affidamento sull'apparenza di diritto, tuttavia bene può considerarsi effettuata in violazione dei doveri contrattuali intercorrenti tra Società ed agente rappresentante e, quindi, determinare l'insorgere di un'obbligazione risarcitoria a carico dell'agente ed in favore della Società atteso il danno procurato per l'abusiva risoluzione del contratto e, per l'effetto, per il mancato incasso della rata di premio contrattuale.

Giudice di pace Bari  01 settembre 2010 n. 6825  

L'agente di una compagnia di assicurazione non perde la propria distinta soggettività giuridica rispetto alla compagnia rappresentata; pertanto, ove venga chiamato a rispondere personalmente di obbligazioni pertinenti al rapporto di agenzia, opportunamente deve eccepire la mancanza di titolarità del rapporto per ribadire la distinzione tra sé e la compagnia (nella specie, la Corte ha confermato il difetto di legittimazione passiva in capo ad un'agente di una compagnia di assicurazione, convenuto in giudizio personalmente, e non nella sua qualità di agente, da un avvocato per il mancato pagamento di prestazioni professionali).

Cassazione civile sez. II  14 dicembre 2009 n. 26209  

Gli agenti generali di una compagnia di assicurazione stanno, di regola, in giudizio non in proprio, ma in nome e per conto della compagnia stessa, come specificato dall’art. 1903, comma 2, c.c., per le obbligazioni nascenti dai contratti conclusi in forza dei poteri di rappresentanza sostanziale di cui sono dotati; ne consegue che, ai fini del valido esercizio dei poteri rappresentativi, non è necessario che l’agente dichiari di agire in nome e per conto della società assicuratrice, essendo sufficiente, al contrario, che egli indichi la propria qualità, ricollegandosi automaticamente ad essa la sussistenza del potere.

Tribunale S.Maria Capua V.  12 ottobre 2009



 
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