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Art. 1909 codice civile: Assicurazione per somma eccedente il valore delle cose

L’assicurazione per una somma che eccede il valore reale della cosa assicurata non è valida se vi è stato dolo da parte dell’assicurato; l’assicuratore, se è in buona fede, ha diritto ai premi del periodo di assicurazione in corso.

Se non vi è stato dolo da parte del contraente, il contratto ha effetto fino alla concorrenza del valore reale della cosa assicurata, e il contraente ha diritto di ottenere per l’avvenire una proporzionale riduzione del premio (1).


Commento

Assicurazione per somma eccedente il valore delle cose: è la situazione in cui il valore del bene è inferiore al valore dichiarato nella polizza. È necessario distinguere se tale situazione è dovuta o meno a dolo dell’assicurato.

 

(1) L’articolo disciplina l’ipotesi della soprassicurazione. Essa si verifica quando, o prima del sinistro o al momento del sinistro, risulta che le cose hanno un valore inferiore alla somma assicurata. Il legislatore considera due ipotesi in riferimento al comportamento dell’assicurato: a) se questi ha volontariamente esagerato il valore delle cose, al momento della conclusione del contratto, con l’intenzione di ottenere in caso di sinistro una maggiore somma, il contratto è nullo; di conseguenza l’assicuratore non dovrà versare all’assicurato alcuna somma; b) se invece l’assicurato non ha agito con dolo il contratto è valido limitatamente al valore delle cose assicurate; l’assicuratore corrisponderà quindi un’indennità ridotta in caso di sinistro, e per il futuro l’assicurato avrà diritto al pagamento di un premio inferiore.

 

 


Giurisprudenza annotata

Assicurazione

Nel caso in cui l'evento dannoso, oltre a rendere operante la copertura assicurativa, faccia sorgere un'obbligazione risarcitoria a carico di chi lo ha cagionato, il danneggiato è titolare di due distinti rapporti obbligatori ed è libero di rivolgersi all'uno, all'altro o ad entrambi gli obbligati, ma l'eventualità del doppio indennizzo per lo stesso danno è escluso, in quanto è garantita all'assicuratore il diritto di surrogarsi nei diritti dell'assicurato verso il terzo responsabile o quella di rivolgersi nei confronti dell'assicurato, se la surrogazione sia stata da quest'ultimo pregiudicata.

Cassazione civile sez. III  10 gennaio 2003 n. 204  

Con riguardo all'assicurazione contro i danni - nel cui ambito va ricondotta l'assicurazione contro gli infortuni - il debito d'indennizzo dell'assicuratore, ancorché venga convenzionalmente contenuto nella sua espressione monetaria nei limiti di un massimale, configura un debito di valore e non di valuta assolvendo la funzione reintegrativa della perdita subita dal patrimonio dell'assicuratore ed è pertanto suscettibile di automatico adeguamento alla stregua della sopravvenuta svalutazione della moneta. Peraltro la liquidazione pattizia del danno, al pari di quella operata da arbitri nominati dalle parti, vale a trasformare il debito di valore dell'assicuratore in debito di valuta non più soggetto a rivalutazione.

Cassazione civile sez. I  26 gennaio 1988 n. 661

Il debito dell'assicuratore contro i danni, come risulta dal costante riferimento al risarcimento del danno ed al valore della cosa assicurata in tutte le disposizioni di legge che regolano la materia, ed in particolare negli art. da 1904 a 1909 c.c., è debito di valore e non di valuta, poiché l'oggetto dell'assicurazione è costituito, ai sensi dell'art. 1905 c.c., dal risarcimento del danno sofferto dall'assicurato a nulla rilevando che l'adempimento dell'assicuratore consista non nella reintegrazione di una somma di denaro non predeterminata ma commisurata alla valutazione del danno, oppure che le parti abbiano convenuto un massimale espresso in moneta come limite della responsabilità dell'assicuratore, assolutamente lecito ai sensi dell'art. 1322 c.c., ma del tutto inidoneo a trasformare l'obbligazione di risarcimento in quella di pagamento di una somma predeterminata.

Cassazione civile sez. III  08 novembre 1980 n. 5999  



 
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