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Art. 1911 codice civile: Coassicurazione

Qualora la medesima assicurazione o l’assicurazione di rischi relativi alle stesse cose sia ripartita tra più assicuratori per quota determinate, ciascun assicuratore è tenuto al pagamento dell’indennità assicurata soltanto in proporzione della rispettiva quota, anche se unico è il contratto sottoscritto da tutti gli assicuratori.


Commento

Coassicurazione: si ha quando contro lo stesso rischio, per lo stesso interesse e per lo stesso tempo, l’assicurato conclude più assicurazioni presso diversi assicuratori, stabilendo la quota dell’indennità assicurata, d’accordo con i vari assicuratori. Essa può essere conclusa con un unico contratto rilasciando un’unica polizza oppure con più contratti.

Ciascun assicuratore è tenuto al pagamento dell’indennità assicurata solo in proporzione alla relativa quota, anche se è stato concluso un unico contratto.

 

 

 

 


Giurisprudenza annotata

Assicurazione

Il contratto di coassicurazione genera separati rapporti assicurativi, in virtù dei quali ciascun assicuratore è titolare delle sole posizioni soggettive relative al proprio rapporto con l'assicurato. Ne consegue che l'assunzione dell'obbligo di pagare l'indennità solo "pro quota" si riferisce al solo rapporto interno tra assicurato e coassicuratore e non trova applicazione nell'ipotesi in cui ad agire nei confronti del coassicuratore sia il danneggiato, con azione diretta ex art. 18, della legge 24 dicembre 1969, n. 990 ("ratione temporis" applicabile), rilevando in tal caso il regime di maggior tutela del danneggiato e non la previsione dell'art. 1911 cod. civ. Cassa e decide nel merito, App. Reggio Calabria, 16/06/2007

Cassazione civile sez. III  23 luglio 2014 n. 16781

In tema di coassicurazione contro i danni contenente la cosiddetta "clausola di delega", la richiesta di pagamento effettuata dall'assicurato - anche nell'interesse di altri coassicurati, in virtù di un mandato senza rappresentanza dagli stessi rilasciato - nei confronti della compagnia "delegataria" è idonea ad interrompere la prescrizione del diritto al pagamento dell'indennità a beneficio di tutti i coassicurati e nei confronti di ciascun coassicuratore, allorché detta compagnia abbia assunto contrattualmente, accanto a compiti di gestione della polizza, anche quelli di ricezione di tutte le comunicazioni ad essa inerenti. Rigetta, App. Roma, 1/06/2006

Cassazione civile sez. III  30 maggio 2013 n. 13661

Il contratto di coassicurazione genera separati rapporti assicurativi, in virtù dei quali ciascun assicuratore risulta titolare delle sole posizioni soggettive sostanziali e processuali relative al proprio rapporto con l'assicurato. Ne consegue che, laddove nel contratto sia inserita la cd. clausola di delega o di guida, l'assicuratore delegato può essere convenuto in giudizio anche per il pagamento delle quote di indennità di pertinenza ai deleganti. In tale veste, altresì, è legittimato a resistere alla pretesa in rappresentanza di questi ultimi, ma solo a condizione che la domanda nei suoi confronti sia proposta espressamente, richiamando la sua qualità di delegato, sì da risultare chiaramente che per la parte eccedente la quota di rischio a suo carico l'indennizzo gli è stato richiesto nella qualità di rappresentante degli altri coassicuratori e che in tale qualità deve essere pronunciata, quindi, la sua eventuale condanna per la predetta parte.

Cassazione civile sez. lav.  23 febbraio 2012 n. 2709

In tema di assicurazioni, in caso di ripartizione tra più assicuratori, in quote determinate, del rischio assicurato (coassicurazione), la notifica della richiesta di indennizzo inoltrata a quella che, nel contratto stipulato, risulta essere l'impresa assicuratrice delegataria, è idonea a interrompere la prescrizione anche nei confronti delle altre coassicuratrici, con la conseguenza che l'avente diritto non avrà l'obbligo di agire in via esclusiva nei confronti della sola compagnia cui ha comunicato la richiesta di risarcimento, restando, al contrario, libero di avanzare le sue pretese anche nei confronti delle altre obbligate.

Tribunale Monza sez. II  02 gennaio 2009 n. 53  

Quando l'”incipit” dell'appendice di coassicurazione e clausola di delega espressamente prevede che "l'assicurazione è ripartita per quote tra le società in appresso indicate, ciascuna di esse è tenuta alla prestazione in proporzione della rispettiva quota, quale risulta dal contratto, esclusa ogni responsabilità solidale". Deve escludersi qualsivoglia rappresentanza processuale della delegataria, rispetto poi alla posizione delle ulteriori imprese di assicurazione deleganti e non citate in giudizio. Ciò in quanto il contratto di coassicurazione, con cosiddetta clausola di "guida" o di delega, non snatura la parziarietà dell'obbligazione di ciascuna assicurazione (art. 1911 c.c.), ma conferisce soltanto alla delegata il potere di gestire stragiudizialmente la polizza per tutte le coassicuratrici, ricevendo le dichiarazioni inerenti al contratto (disdetta, recesso), alle sue modalità esecutive (riscossione dei premi) e agli eventi patologici di esso, per consentire lo svolgimento unitario del rapporto assicurativo, ma non le conferisce, salva espressa volontà in tal senso, il potere di rappresentanza processuale (art. 77 c.p.c.) delle deleganti, né tale potere può ravvisarsi nella clausola che la rende destinataria delle comunicazioni inerenti al contratto, perché in esse non è comprensibile la notifica di atti giudiziari. Pertanto nel particolare caso di regolamento delle spese, se pure deve darsi applicazione del principio espresso dalla Suprema Corte con sentenza n. 4567 del 27 marzo 2003 in base al quale "le spese sostenute dal terzo chiamato in giudizio a titolo di garanzia impropria sono legittimamente poste a carico della parte che, rimasta soccombente, abbia provocato e giustificato la chiamata in garanzia", tuttavia deve rilevarsi come le ragioni giustificatrici della chiamata in garanzia, effettuata per l'intero nei confronti di una sola delle coassicuratrici ad opera dell'ente assicurato, possano essere imputati alla scelta processuale di parte attrice solamente in ragione della quota assicurata, restando il residuo a carico del chiamante assicurato, soccombente rispetto alla sua pretesa di far valere nei confronti della coassicuratrice il 100% dell'obbligo di manleva.

Tribunale Milano  02 novembre 2005

Pubblica Amministrazione

L’assenza "expressis verbis" dell’assunzione di responsabilità solidale ex art. 11 commi 3 e 4 d.lg. n. 157 del 1995 è tutt'altro che irrilevante. Ancorché obbligatoria, in fondo siffatta assunzione, ove non dichiarata, non elide certo la responsabilità solidale delle imprese raggruppate in Ati, in quanto quest’ultima s'inserisce naturaliter nel relativo rapporto e nel mandato e, quindi, non sarebbe necessario manifestarla. Nella specie, però, tale obbligatorietà non era derogabile, nella misura in cui le imprese facenti parte dell'Ati, nel raggrupparsi, decisero altresì d'offrire il servizio nella forma della coassicurazione ex art. 1911 c.c. Quest'ultima, com'è noto, è il contratto mediante cui si attua la ripartizione del rischio tra più assicuratori al di fuori di qualsiasi vincolo di solidarietà e può trovare la propria fonte in un unico negozio stipulato dall'assicurato con tutti gli assicuratori - in sostanza, il contenuto dell'offerta dell'Ati -, sicché attraverso essa si costituiscono separati rapporti fra i vari assicuratori, ciascuno dei quali è titolare delle sole posizioni soggettive, sostanziali e processuali, relative al proprio specifico rapporto. Aggiudicando l’appalto in parola "sic et simpliciter" ad un’Ati in regime di coassicurazione e che così aveva qualificato la propria offerta, l’ente intimato, che non pretese il rispetto del vincolo di solidarietà ex art. 11 comma 3 d.d.lg. n. 157 del 1995, in realtà fu pienamente consapevole ed aderì alla ripartizione del rischio tra più assicuratori, ossia di tutti gli effetti limitativi propri della coassicurazione stessa, senza possibilità d'opporre alle imprese partecipanti all’Ati l'efficacia meramente interna della ripartizione tra loro del rischio. Da siffatta ambigua formulazione dell'offerta dell'Ati discende, quindi, l'illegittimità dell'omissione ex art. 11 comma 3 d.lg. n. 157 del 1995.

T.A.R. Roma (Lazio) sez. III  23 novembre 2005 n. 12000  



 
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