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Art. 1919 codice civile: Assicurazione sulla vita propria o di un terzo

L’assicurazione può essere stipulata sulla vita propria o su quella di un terzo.

L’assicurazione contratta per il caso di morte di un terzo non è valida se questi o il suo legale rappresentante non dà il consenso alla conclusione del contratto. Il consenso deve essere provato per iscritto (1).


Commento

Assicurazione sulla vita propria: l’oggetto di tale contratto consiste negli eventi della vita dello stesso contraente. Sarà la sopravvivenza o la morte del contraente la causa del pagamento della somma assicurata nel contratto.

 

Assicurazione sulla vita di un terzo: tale contratto considera invece gli eventi della vita di un terzo soggetto.

 

(1) È possibile stipulare sia un’assicurazione per il caso di vita del terzo sia per il caso della sua morte. Per la validità della prima non occorre nessuna condizione particolare, mentre per la seconda il legislatore richiede che il terzo dia il suo consenso (dichiarazione di volontà) alla conclusione del contratto. Il consenso del terzo è una condizione necessaria per la validità del contratto; infatti, qualora manchi, il contratto di assicurazione è nullo.

 


Giurisprudenza annotata

Assicurazione

Le polizze vita che prevedono un capitale minimo garantito hanno una prevalente natura assicurative e, pertanto, nell’ipotesi di accertato inadempimento contrattuale della compagnia di assicurazione, la stessa è tenuta al versamento integrale dell’importo versato all’atto della sottoscrizione in quanto oggetto della garanzia assicurativa.

Tribunale Roma sez. XII  21 giugno 2013 n. 13669  

Costituisce violazione della clausola contrattuale inserita nel contratto di assicurazione sulla vita avente ad oggetto le condizioni di pagamento la condotta del contraente che pur avendo dichiarato - per iscritto - di averne preso conoscenza e di averla accettata, prima della formalizzazione del contratto, ha poi, consapevolmente eseguito il pagamento con modalità da essa difformi.

Corte appello Napoli  26 maggio 2010

L'art. 1919, comma 2, c.c., nel subordinare la validità dell'assicurazione sulla vita, contratta per il caso di morte di un terzo, al consenso scritto del medesimo, si riferisce all'ipotesi in cui quest'ultimo si venga a trovare nella posizione di mero portatore del rischio, mentre i benefici del contratto assicurativo spettino esclusivamente allo stipulante o a persona da questi designata.

Corte appello Roma  09 dicembre 2008

Qualora dal complesso delle disposizioni contrattuali di polizza vita e infortunio risulta chiaramente che l’evento della morte è indennizzato solo se conseguenza diretta ed esclusiva di una causa fortuita, violenta ed esterna e purché l’evento intervenga entro due anni dal verificarsi della causa, in caso di morte non conseguenza di una causa esterna e fortuita, essendo emerso dalle indagini penali che la morte sarebbe verosimilmente riconducibile ad un suicidio, riconducibili allo stato psicofisico della vittima, a fronte del quale le beneficiarie della polizza non hanno fornito alcuna prova contraria, è verosimile da parte dell’assicurazione il rigetto dell’indennizzo.

Tribunale Tivoli  06 giugno 2007

In tema di assicurazione sulla vita a favore di terzo l'eventuale designazione dei terzi beneficiari attraverso il richiamo alla categoria degli eredi legittimi o testamentari del contraente non vale ad assoggettare il rapporto alle regole della successione ereditaria, atteso che una tale designazione concreta una mera indicazione del criterio per l'individuazione dei beneficiari, i quali sono coloro che rivestono, al momento della morte del contraente, la qualità di chiamati all’eredità, senza che rilevi la successiva rinuncia o accettazione dell'eredità da parte degli stessi.

Cassazione civile sez. II  23 marzo 2006 n. 6531

Nel contratto di assicurazione per il caso di morte, il beneficiario designato è titolare di un diritto proprio, derivante dal contratto, alla prestazione assicurativa. Qualora il contratto preveda che l'indennizzo debba essere corrisposto agli "eredi legittimi o testamentari", tale designazione concreta una mera indicazione del criterio per la individuazione dei beneficiari, i quali sono coloro che rivestono, al momento della morte del contraente, la qualità di chiamati all'eredità, senza che rilevi la (successiva) rinunzia o accettazione dell'eredità da parte degli stessi.

Cassazione civile sez. I  14 maggio 1996 n. 4484  

Donazione

Nel contratto di assicurazione di tipo “misto”, in cui coesistono un’assicurazione stipulata per la vita propria, a norma dell’art. 1919 c.c. e un’assicurazione sulla vita a favore di terzi, a norma dell’art. 1920 c.c., in cui la designazione dei beneficiari è stata effettuata nel contratto e che rientra nello schema generale del contratto a favore di terzi, può essere ravvisata un’operazione complessa, in cui lo scopo voluto dal disponente si realizza tramite il collegamento negoziale fra il contratto assicurativo a carattere oneroso stipulato con l’assicuratore e l’atto di designazione dei terzi beneficiari per il caso morte, inteso come atto unilaterale recettizio sostenuto dallo spirito di liberalità. Tale schema non può essere ricondotto alla figura della donazione tipica, stante la struttura trilaterale e la mancanza dello spostamento patrimoniale diretto fra disponente e beneficiario, ma è riconducibile alla nozione di donazione indiretta, con la consequenziale applicazione dei principi e delle regole comuni agli atti di liberalità.

Tribunale Torino sez. IV  01 ottobre 2008



 
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