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Art. 1920 codice civile: Assicurazione a favore di un terzo

E’ valida l’assicurazione sulla vita a favore di un terzo.

La designazione del beneficiario può essere fatta nel contratto di assicurazione, o con successiva dichiarazione scritta comunicata all’assicuratore, o per testamento; essa è efficace anche se il beneficiario è determinato solo genericamente. Equivale a designazione l’attribuzione della somma assicurata fatta nel testamento a favore di una determinata persona (1).

Per effetto della designazione il terzo acquista un diritto proprio ai vantaggi dell’assicurazione (2).


Commento

(1) Nel contratto la designazione può avvenire anche in modo generico purché al momento in cui è dovuta l’indennità sia possibile individuare in modo preciso il beneficiario.

 

(2) Quando il beneficiario è stato designato al momento della conclusione del contratto e non c’è stata variazione per volontà del contraente, il soggetto acquista un diritto proprio alle somme assicurate. Si tratta di un diritto autonomo nel senso che non ha alcun effetto sul patrimonio del contraente; di conseguenza, i suoi eredi non potranno rifarsi su tale somma per soddisfare i loro diritti. È possibile che l’indicazione del beneficiario avvenga durante il contratto; in tal caso il contratto nasce come contratto stipulato a favore del contraente.

 

 


Giurisprudenza annotata

Assicurazione

Il diritto alla prestazione del terzo beneficiario della polizza vita trova la propria fonte in via immediata e diretta nel contratto di assicurazione come si evince dall'art. 1920 c.c. (cfr. Cass. n. 6062 del 1998). Il beneficiario potrà pertanto esercitare il proprio diritto dal momento del decesso dell'assicurato ex art. 2552 c.c. Tale possibilità va ancorata alla mera possibilità legale di agire e non a vicende di natura soggettiva o circostanze la cui verificazione dipende unicamente dal soggetto interessato (nel caso di specie il giudice dichiarava prescritto il diritto del beneficiario che aveva invece sostenuto la decorrenza del proprio diritto dal momento del ritrovamento del contratto di assicurazione).

Tribunale Sassari sez. I  20 ottobre 2014

Nel contratto di assicurazione contro gli infortuni a favore di un terzo, il carattere autonomo del diritto acquistato da beneficiario, ai sensi dell'art. 1920, comma 3, c.c., non implica che il medesimo diritto sia svincolato dalle clausole e dalle pattuizioni contemplate nel contratto, con la conseguenza che l'assicuratore, a norma dell'art. 1413 c.c., ben può opporre al beneficiario le eccezioni e le altre eventuali clausole limitative previste dal contratto.

Cassazione civile sez. III  28 ottobre 2009 n. 22809  

La norma di cui all'art. 1920 c.c. - secondo cui il terzo beneficiario di un'assicurazione sulla vita acquista un diritto proprio ai vantaggi dell'assicurazione - deve intendersi nel senso che il diritto all'indennità nasce in suo favore dal contratto, sicché egli può rivolgersi direttamente all'assicuratore per ottenere la prestazione, e non già nel senso che il diritto del terzo beneficiario sia del tutto svincolato dalle clausole e dalle pattuizioni contenute nel contratto di assicurazione. Ciò posto l'assicuratore ben può opporre al beneficiario eccezioni ed eventuali clausole limitative previste dal contratto, quale l'eccezione di prescrizione del diritto del terzo all'indennità, diritto che, ai sensi dell'art. 2952, comma 2, c.c., si prescrive in un anno dal giorno in cui si è verificato il fatto su cui esso si fonda e non già nell'ordinario termine decennale. Né costituisce fatto idoneo a sospendere il decorso del termine prescrizionale la semplice contestazione dell'assicuratore in ordine all'operatività della polizza, circostanza che, al contrario, dovrebbe far determinare l'assicurato a proporre tempestivamente le opportune domande. Nella specie la documentazione agli atti, in quanto attestante il verificarsi del fatto sul quale il diritto si fonda nel 1994, a fronte di una prima richiesta di risarcimento inoltrata nel 1998, testimonia certamente la tardività della richiesta, cui consegue la integrale conferma della sentenza impugnata.

Corte appello Roma sez. II  02 ottobre 2008 n. 3865  

Poiché nel contratto di assicurazione per il caso di morte il beneficiario designato acquista, ai sensi dell'art. 1921 c.c., un diritto proprio derivante dal contratto alla prestazione assicurativa (salvi gli effetti dell'eventuale revoca della designazione ex art. 1921 c.c.), l'eventuale designazione dei terzi beneficiari con la categoria degli eredi legittimi o testamentari non vale ad assoggettare il rapporto alle regole della successione ereditaria, atteso che tale designazione concreta una mera indicazione del criterio per la individuazione dei beneficiari, i quali sono coloro che rivestono, al momento della morte del contraente, la qualità di chiamati all'eredità, senza che rilevi la (successiva) rinunzia o accettazione dell'eredità da parte degli stessi.

Cassazione civile sez. II  23 marzo 2006 n. 6531

Nel contratto di assicurazione contro gli infortuni a favore del terzo - cui si applica la disciplina dell'assicurazione sulla vita - la disposizione contenuta nell'art. 1920, comma 3, c.c. (secondo cui, per effetto della designazione, il terzo acquista un diritto proprio ai vantaggi dell'assicurazione) deve essere interpretata nel senso che il diritto del beneficiario alla prestazione dell'assicuratore trova fondamento nel contratto ed è autonomo, cioè non derivato da quello del contraente.

Cassazione civile sez. lav.  02 dicembre 2000 n. 15407

Nell'assicurazione contro gli infortuni a favore di un terzo - cui si applica la disciplina dell'assicurazione sulla vita - la norme contenuta nell'art. 1920 c.c. secondo cui il terzo acquista un diritto proprio ai vantaggi dell'assicurazione, va inteso nel senso che il diritto all'indennità nasce in suo favore dal contratto, sì che egli può rivolgersi direttamente al promittente (assicuratore) per ottenere la prestazione, non già nel senso che il diritto del terzo beneficiario sia del tutto svincolato dalle clausole e dalla pattuizioni contenute nel contratto di assicurazione. Consegue che il diritto del terzo all'indennità si prescrive in un anno dal giorno in cui si è verificato il fatto su cui esso si fonda e non già nel termine ordinario di dieci anni.

Cassazione civile sez. III  18 giugno 1998 n. 6062  

Nel contratto di assicurazione per il caso di morte del beneficiario il designato diviene titolare di un diritto proprio alla prestazione cui è tenuto l'assicuratore e cioè di un diritto che gli deriva dal contratto di assicurazione: consegue che la designazione la quale indichi gli eredi legittimi o testamentari concreta mera indicazione del criterio per la individuazione dei beneficiari, e costoro pertanto divengono titolari di un diritto autonomo, che trova la sua fonte nel contratto; essi vanno individuati in coloro che rivestono, al momento della morte del contraente, la qualità di chiamati all'eredità di costui e sono pertanto irrilevanti, al fine, la rinuncia o accettazione dell'eredità da parte degli stessi.

Cassazione civile sez. I  14 maggio 1996 n. 4484  

Nel contratto di assicurazione contro gli infortuni a favore del terzo, cui si applica la disciplina dell'assicurazione sulla vita, la disposizione contenuta nell'art. 1920, comma 3, c.c. (secondo cui, per effetto della designazione, il terso acquista un diritto proprio ai vantaggi dell'assicurazione) deve essere interpretato nel senso che il diritto del beneficiario alla prestazione dell'assicuratore trova fondamento nel contratto ed è autonomo, cioè non derivato da quello del contraente. Pertanto, quando in un contratto di assicurazione contro gli infortuni, compreso l'evento morte, sia stato previsto, fin dall'origine, che l'indennità venga liquidata ai beneficiari designati o, in difetto, agli eredi, tale clausola va intesa nel senso che il meccanismo sussidiario o di designazione del beneficiario è idoneo a far acquistare agli eredi i diritti nascenti dal contratto stipulato a loro favore (art. 1920 comma 2 e 3 c.c.). Mentre l'individuazione dei beneficiari-eredi va effettuata attraverso l'accertamento della qualità di erede secondo i modi tipici di delazione dell'eredità (testamentaria o legittima: art. 475 comma 1 e 565 c.c.) e le quote tra gli eredi, in mancanza di uno specifico criterio di ripartizione, devono presumersi uguali, essendo contrattuale la fonte regolatrice del rapporto e non applicandosi, quindi, la disciplina codicistica in materia di successione con le relative quote. (Nella specie, trattavasi di successione legittima del coniuge con i genitori ed i fratelli del "de cuius").

Cassazione civile sez. I  10 novembre 1994 n. 9388  

Nel contratto di assicurazione contro gli infortuni a favore di un terzo - cui si applica la disciplina della assicurazione sulla vita - il carattere autonomo del diritto acquistato da beneficiario, ai sensi dell'art. 1920, comma 3, c.c., non implica che il medesimo diritto sia svincolato dalle clausole e dalle pattuizioni contemplate nel contratto, con la conseguenza che l'assicuratore, a norma dell'art. 1413 c.c., ben può opporre al beneficiario le eccezioni e le altre eventuali clausole limitative previste dal contratto.

Cassazione civile sez. I  01 aprile 1994 n. 3207  



 
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