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Art. 1924 codice civile: Mancato pagamento dei premi

Se il contraente non paga il premio relativo al primo anno, l’assicuratore può agire per l’esecuzione del contratto nel termine di sei mesi dal giorno in cui il premio è scaduto. La disposizione si applica anche se il premio è ripartito in più rate, fermo restando il disposto dei primi due commi dell’art. 1901; in tal caso il termine decorre dalla scadenza delle singole rate.

Se il contraente non paga i premi successivi nel termine di tolleranza previsto dalla polizza o, in mancanza, nel termine di venti giorni dalla scadenza, il contratto è risoluto di diritto, e i premi pagati restano acquisiti all’assicuratore, salvo che sussistano le condizioni per il riscatto dell’assicurazione o per la riduzione della somma assicurata (1).


Commento

(1) L’obbligo principale del contraente è il pagamento del premio: come nelle assicurazioni contro i danni il legislatore considera le diverse conseguenze che derivano dal fatto che il contraente viene meno all’obbligo di pagamento, così anche nelle assicurazioni sulla vita il legislatore attribuisce effetti diversi, distinguendo l’ipotesi di mancato pagamento del premio relativo al primo anno o dei premi relativi agli anni successivi. Nel primo caso, l’assicuratore può agire entro sei mesi per il recupero del premio. Una volta concluso il contratto, quindi, l’assicuratore ha comunque il diritto di ottenere il premio che rappresenta il rimborso delle spese da lui sostenute.

Diverse le conseguenze nel caso di mancato pagamento dei premi successivi: è, infatti, previsto un termine di tolleranza (venti giorni) ma, dopo tale periodo, l’effetto dell’inadempimento del contraente sarà la risoluzione di diritto del contratto, ossia non è riconosciuta alcuna azione all’assicuratore. In tale ipotesi è possibile che ci siano le condizioni perché si abbia il riscatto della polizza o la riduzione della somma assicurata.


Giurisprudenza annotata

Assicurazione

Le disposizioni dell'art. 1901 c.c., in quanto contenute in un articolo collocato tra le disposizioni generali sulle assicurazioni, sono applicabili, oltre che alle assicurazioni contro i danni, anche alle assicurazioni sugli infortuni o invalidità poiché alle predette assicurazioni non è riferibile l'eccezione prevista nell'ultima parte dell'ultimo comma della norma, che esclude le assicurazioni sulla vita dall'ambito di applicazione delle precedenti disposizioni della norma medesima, né è applicabile la norma dell'art. 1924 c.c. disegnata sulla specificità della struttura e della funzione dell'assicurazione sulla vita, avente di regola finalità di risparmio e di capitalizzazione. Peraltro, entrambe le norme - quella dell'art. 1901 e quella dell'art. 1924 c.c. - si riferiscono soltanto agli effetti dell'inadempimento dell'obbligazione di pagamento del premio nascente da contratto già concluso ed efficace, non alla decorrenza pattizia dell'efficacia del contratto o delle obbligazioni che da esso derivano, che rimane affidata all'autonomia negoziale delle parti. (Principio affermato dalla S.C. con riferimento a fattispecie in cui l'applicabilità dell'art. 1901 comma 1 c.c. era stata invocata per sostenere l'operatività della polizza assicurativa nonostante l'evento si fosse verificato prima della data convenzionale di decorrenza della copertura).

Cassazione civile sez. III  24 maggio 2006 n. 12353

In tema di assicurazione sulla vita, nel caso in cui le parti, in deroga a quanto disposto dall'art. 1924, comma 2, c.c., abbiano previsto la possibilità di riattivazione automatica del rapporto, entro sei mesi dalla scadenza del premio non pagato, verso pagamento dei premi arretrati e degli interessi legali, ovvero la possibilità di riattivazione dopo i sei mesi entro i due anni dall'indicata scadenza, subordinatamente all'accertamento da parte dell'assicuratore del buono stato di salute dell'assicurato, la risoluzione di diritto opera solo allo spirare di quest'ultimo termine, mentre con la riattivazione non si determina il sorgere di un nuovo contratto, ma riprende a spiegare effetti lo stesso rapporto che, in seguito all'omesso pagamento del premio, era venuto a trovarsi in una situazione di quiescenza.

Cassazione civile sez. I  20 ottobre 1994 n. 8558  

Nell'assicurazione volontaria contro gli infortuni, anche nell'ipotesi del caso morte, il pagamento del premio è regolato dall'art. 1901 c.c. e non dall'art. 1924 c.c. In caso di tardivo pagamento della rata di premio, successiva alla prima e trascorso il periodo di comporto, la garanzia riprende vigore dalle ore 24 del giorno del pagamento. Nell'assicurazione volontaria contro gli infortuni, il fatto considerato dalle parti come quello potenzialmente produttivo del danno indennizzabile, è l'infortunio, inteso come evento dovuto a causa fortuita, violenta ed esterna, che produce lesioni corporali obiettivamente constatabili. Le dirette conseguenze (invalidità, morte) sono necessarie per il perfezionamento della fattispecie costitutiva del diritto all'indennizzo e devono verificarsi nel periodo di validità della copertura assicurativa.

Corte appello Firenze  26 aprile 1989

Con riguardo a contratto di assicurazione sulla vita, la dichiarazione di riscatto da parte dell'assicurato produce i suoi effetti dal momento in cui perviene all'assicuratore trattandosi di dichiarazione ricettizia, ma il dichiarante (purché in regola con il pagamento dei premi) può anche implicitamente differire gli effetti del riscatto al momento della cessazione della copertura assicurativa, atteso che la regolamentazione pattizia di deroga all'art. 1924 c.c. deve essere sempre ispirata al principio contenuto nell'art. 1901 dello stesso codice, il quale presuppone la persistenza del rapporto di corrispettività tra pagamento del premio ed assunzione del rischio da parte dell'assicuratore.

Cassazione civile sez. I  20 gennaio 1988 n. 401  

L'assicurato, il quale stipuli una polizza sulla vita nel presupposto, rimasto estraneo alle clausole contrattuali, della integrale detraibilità dei premi dall'imponibile ai fini dell'IRPEF, e non deduca e dimostri che tale presupposto sia stato determinante anche del consenso dell'assicuratore, non può invocare, in applicazione del cosiddetto principio della presupposizione, la sopravvenuta caducazione del rapporto, per effetto di successive modifiche legislative che riducano tale detraibilità (nella specie, l. 13 aprile 1977 n. 114), atteso che l'operatività del suddetto principio postula la comunanza ad entrambi i contraenti della rappresentazione di una determinata situazione, e che, peraltro, il principio medesimo non potrebbe comportare per esso assicurato un vantaggio maggiore rispetto a quello della risoluzione di diritto del contratto, conseguibile tramite il mancato versamento dei premi dovuti in corso di rapporto (art. 1924, comma 2, c.c.).

Cassazione civile sez. I  26 gennaio 1987 n. 718  

In tema di assicurazione volontaria contro gli infortuni, anche nell'ipotesi del caso di morte, il pagamento del premio è regolato dall'art. 1901 c.c. e non dall'art. 1924 c.c. In caso di mancato pagamento del premio annuale, l'assicurazione, trascorso il periodo di mora, rimane sospesa fino alle ore 24 del giorno in cui il contraente paga quanto è da lui dovuto. In caso di infortunio che abbia come conseguenza la morte, qualora la stessa si verifichi dopo la scadenza del termine di sospensione dell'assicurazione, inchioda l'assicuratore agli obblighi derivanti dal contratto.

Tribunale Firenze  11 giugno 1986

Nell'assicurazione privata contro gli infortuni, dato il carattere eccezionale della disciplina dettata dall'art. 1924 c.c., che è propria ed esclusiva dell'assicurazione sulla vita e non suscettibile di applicazione analogica, al mancato pagamento dei premi conseguono gli effetti previsti dall'art. 1901 c.c. e non dall'art. 1924 c.c.

Cassazione civile sez. I  13 maggio 1977 n. 1883

Fideiussione

Posto che, in tema di assicurazione fideiussoria, il corrispettivo dovuto per l'attivazione della garanzia non è qualificabile come premio assicurativo in senso proprio e che, in linea generale e salvo diverso accordo delle parti, il contratto resta soggetto non già alla disciplina dettata per il contratto di assicurazione, bensì a quella in materia di fideiussione, deve escludersi l'applicabilità nella specie sia del termine annuale di prescrizione previsto dall'art. 2952 c.c. sia della regola stabilita dall'art. 1924 c.c., relativa al mancato pagamento dei premi.

Tribunale Milano sez. X  16 ottobre 2002



 
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