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Art. 1925 codice civile: Riscatto e riduzione della polizza

Le polizze di assicurazione devono regolare i diritti di riscatto e di riduzione della somma assicurata, in modo tale che l’assicurato sia in grado, in ogni momento, di conoscere quale sarebbe il valore di riscatto o di riduzione dell’assicurazione.


Commento

Riscatto della polizza: si realizza quando l’assicurato manifesta la volontà di recedere dal contratto ottenendo il pagamento di una determinata somma (valore di riscatto); il riscatto comporta l’estinzione del contratto di assicurazione.

 

Riduzione della somma assicurata: si realizza quando il contraente manifesta la volontà di sospendere il pagamento dei premi e, di conseguenza, la prestazione dell’assicuratore risulterà ridotta nel suo valore (valore di riduzione). L’assicuratore resta obbligato alle stesse condizioni stabilite nel contratto, ma per una somma inferiore.

 


Giurisprudenza annotata

Assicurazione

Nel merito occorre accertare se alle somme dovute dall'assicuratore in forza di riscatto della polizza vita sia o meno applicabile la norma dell'art. 1923 c.c., che per consolidata giurisprudenza è da ritenersi richiamato dall'art. 46 l. fall. Premesso che in ordine a tale questione di diritto esistono contrastanti orientamenti nella giurisprudenza, si ritiene di condividere quello più risalente per il quale l'art. 1923 c.c. si applica anche al valore di riscatto. Tale conclusione appare imposta dalla stessa lettura della citata norma che esclude dall'azione esecutiva o cautelare “le somme dovute” dall'assicuratore, senza introdurre alcuna distinzione. A tale generica espressione debbono essere ricondotte sia la somma garantita ordinariamente dovuta sia il valore di riscatto derivato dall'esercizio di un diritto del contraente espressamente consacrato e garantito all'art. 1925 c.c. Peraltro l'interpretazione giurisprudenziale qui condivisa è in linea con la "ratio" di tutela della funzione previdenziale della assicurazione sulla vita sottesa all'art. 1923 c.c. All'uopo è sufficiente rilevare che il valore di riscatto deriva da una interrotta attività di risparmio a fine previdenziale. L'assicuratore non è dunque tenuto a pagare al fallimento attore il valore di riscatto della polizza bensì all'assicurato. In conclusione la domanda del fallimento è infondata e merita di essere respinta.

Tribunale Milano  01 marzo 2005

Con riguardo a contratto di assicurazione sulla vita, la dichiarazione di riscatto da parte dell'assicurato produce i suoi effetti dal momento in cui perviene all'assicuratore trattandosi di dichiarazione ricettizia, ma il dichiarante (purché in regola con il pagamento dei premi) può anche implicitamente differire gli effetti del riscatto al momento della cessazione della copertura assicurativa, atteso che la regolamentazione pattizia di deroga all'art. 1924 c.c. deve essere sempre ispirata al principio contenuto nell'art. 1901 dello stesso codice, il quale presuppone la persistenza del rapporto di corrispettività tra pagamento del premio ed assunzione del rischio da parte dell'assicuratore.

Cassazione civile sez. I  20 gennaio 1988 n. 401  

Fallimento

La vis actractiva prevista dall'art. 24 l. fall. quale causa efficiente della devoluzione alla competenza del tribunale che ha dichiarato il fallimento di tutte le azioni che conseguenzialmente ne derivino incontra un limite insuperabile in relazione a quelle, già presenti, in nuce, nel patrimonio del fallito anteriormente all'apertura della procedura concorsuale, quali (come nella specie) l'azione rivolta a conseguire il riscatto anticipato (ai sensi dell'art. 1925 c.c.) di una polizza assicurativa alla stregua dei criteri fissati nella medesima, stipulata, prima del fallimento, dall'imprenditore individuale, con una società di assicurazione, potendo le controversie relative a preesistenti rapporti ritenersi rientrare nella competenza funzionale del tribunale fallimentare solo nel caso in cui esse vengano a subire una deviazione dal proprio schema legale tipico, per effetto della disciplina del fallimento sui rapporti giuridici preesistenti.

Cassazione civile sez. I  21 marzo 2003 n. 4210



 
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