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Art. 193 codice civile: Separazione giudiziale dei beni

La separazione (1) giudiziale dei beni può essere pronunziata in caso di interdizione o di inabilitazione di uno dei coniugi o di cattiva amministrazione della comunione (2).

Può altresì essere pronunziata quando il disordine degli affari di uno dei coniugi o la condotta da questi tenuta nell’amministrazione dei beni mette in pericolo gli interessi dell’altro o della comunione o della famiglia, oppure quando uno dei coniugi non contribuisce ai bisogni di questa in misura proporzionale alle proprie sostanze e capacità di lavoro (3).

La separazione può essere chiesta da uno dei coniugi o dal suo legale rappresentante (4).

La sentenza che pronunzia la separazione retroagisce al giorno in cui è stata proposta la domanda ed ha lo effetto di instaurare il regime di separazione dei beni regolato nella sezione V del presente capo, salvi i diritti dei terzi.

La sentenza è annotata a margine dell’atto di matrimonio e sull’originale delle convenzioni matrimoniali.


Commento

Interdizione: [v. 85]; Inabilitazione: [v. 1442]; Atto di matrimonio: [v. 107]; Convenzioni matrimoniali: [v. 159].

 

Separazione giudiziale dei beni: separazione dei beni coniugali che si verifica per effetto di un provvedimento emanato da parte del giudice. Essa, pertanto, si contrappone alla separazione che deriva da un apposito accordo fra i coniugi.

 

(1) Art. così sostituito ex l. 19-5-1975, n. 151 (art. 72) (Riforma del diritto di famiglia).

 

(2) V. nota (4) sub art. 183.

 

(3) I casi di separazione giudiziale dei beni previsti dalla norma hanno carattere tassativo.

 

(4) Il procedimento deve essere intentato dinanzi al tribunale ordinario, cui potrà essere presentata anche l’istanza di divisione dei beni.

 

L’istituto della separazione giudiziale dei beni consente ad uno dei coniugi, di fronte a fatti di particolare gravità, di ottenere lo scioglimento della comunione legale e il passaggio al regime di separazione dei beni, senza il bisogno del consenso dell’altro coniuge e senza la necessità di rompere il vincolo coniugale.


Giurisprudenza annotata

Coniugi

È revocabile, ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 2901 ss. c.c., il fondo patrimoniale costituito da entrambi i coniugi su quote di immobili in comproprietà e stipulato in data posteriore all'emissione ed alla notifica ad un coniuge, unico debitore, di decreto monitorio per debiti: a determinare l'"eventus damni" è sufficiente la mera variazione qualitativa del patrimonio del debitore, tale, però, da causare al creditore una maggiore difficoltà od incertezza nel recupero coattivo del credito; sul piano soggettivo, la prova della fraudolenta collusione tra il debitore ed il terzo (c.d. "consilium fraudis") può essere fornita anche attraverso presunzioni semplici, massimamente se fondate sulla qualità delle parti del negozio fraudolento e sulla sua tempistica rispetto alla pretesa del creditore (nella specie, l'esistenza del vincolo coniugale costituiva agevole presunzione di conoscenza della pretesa del creditore anche da parte del coniuge della debitrice, dato il protrarsi della vicenda recuperatoria del credito ed i numerosi atti processuali intercorsi).

Tribunale Prato  24 febbraio 2009

 

La materia del contendere, in relazione alla domanda volta ad ottenere la separazione giudiziale dei beni ex art. 193 c.c., viene dichiarata cessata se, nelle more del giudizio, intervenga una pronunzia di separazione dei coniugi, rilevato che con quest'ultima si produce l'effetto dello scioglimento della comunione legale dei beni

Tribunale Ascoli Piceno  11 novembre 2011

 

 

Esecuzione forzata

La comunione legale dei beni dà vita ad una comproprietà solidale di ciascun coniuge sull'intera massa dei beni che vi ricadono e su ciascun bene singolarmente. Il creditore personale di uno dei coniugi può pignorare ogni singolo cespite della comunione per intero, purché rispetti il limite del valore complessivo della metà dell'intero patrimonio in comunione legale, posto dall'art. 189 comma 2 c.c. Il coniuge non debitore che intenda fare valere tale limite ha l'onere di proporre opposizione all'esecuzione, promuovendo contestualmente la domanda di separazione giudiziale ex art. 193 comma 2 c.c. Anche nel caso di pignoramento ricadente sull'intero bene in comunione legale, debbono essere seguite le formalità previste dagli art. 599 e 600 c.p.c. e 180 comma 2 disp. att. c.p.c., a tutela del coniuge non debitore.

Tribunale Pisa  28 novembre 2008

 

Il pignoramento per l'intero del bene in comunione nei confronti del coniuge debitore comporta l'indisponibilità anche nei confronti del coniuge non esecutato. Il creditore deve dare avviso della intrapresa esecuzione al coniuge non debitore il quale potrà scegliere se contenere o meno l'escussione in termini compatibili con il rispetto della quota del coniuge debitore. A tal fine il coniuge non debitore potrà chiedere la separazione giudiziale dei beni comuni. In mancanza, il creditore procedente potrà subastare l'intero bene pignorato pur se oggetto di comunione e pure se il valore supera quello della quota del coniuge debitore, fatto comunque salvo l'obbligo di rimborso in favore della comunione ex art. 192 comma 2 c.c. a carico del coniuge esecutato.

Tribunale Roma  28 dicembre 2005

 

 

Matrimonio

Gli ufficiali dello stato civile devono procedere alla trascrizione di un atto di matrimonio celebrato all'estero e contratto da cittadini stranieri residenti in Italia se l'atto è stato ritualmente tradotto e legalizzato dalle competenti Autorità straniere; alla trascrizione non può essere attribuita solo una funzione riproduttiva, avendo essa natura e finalità pubblicitarie, il che rileva ai fini dell'opponibilità: ne deriva che i coniugi possono ottenere l'annotazione del regime patrimoniale da essi prescelto, ai sensi e per gli effetti dell'art. 30 l. n. 218 del 1995.

Tribunale Monza  31 marzo 2007

 

Gli ufficiali dello stato civile devono procedere alla trascrizione di un atto di matrimonio celebrato all'estero e contratto da cittadini stranieri residenti in Italia se l'atto è stato ritualmente tradotto e legalizzato dalle competenti autorità straniere; alla trascrizione non può essere attribuita solo una funzione riproduttiva, avendo essa natura e finalità pubblicitaria, il che rileva ai fini dell'opponibilità: ne deriva che i coniugi possono ottenere l'annotazione del regime patrimoniale da essi prescelto, ai sensi e per effetti dell'art. 30 l. n. 218 del 1995.

Tribunale Venezia  15 settembre 2006



 
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