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Art. 1932 codice civile: Norme inderogabili

Le disposizioni degli articoli 1887, 1892, 1893, 1894, 1897, 1898, 1899, secondo comma, 1901, 1903, secondo comma, 1914, secondo comma, 1915, secondo comma, 1917, terzo e quarto comma e 1926 non possono essere derogate se non in senso piu’ favorevole all’assicurato.

Le clausole che derogano in senso meno favorevole all’assicurato sono sostituite di diritto dalle corrispondenti disposizioni di legge.


Giurisprudenza annotata

Assicurazioni

La clausola "claims made" prevede il possibile sfasamento fra prestazione dell'assicuratore e pagamento del premio, potendo risultare assicurati comportamenti anteriori alla conclusione del contratto se la domanda di risarcimento è proposta dopo tale data e potendo risultare sforniti di garanzia i comportamenti tenuti dall'assicurato nel corso della validità ed efficacia della polizza se la domanda di risarcimento è proposta successivamente alla cessazione degli effetti del contratto. Nei contratti a regime "claims made" il rischio esiste, pur se di natura e consistenza diverse da quella avente ad oggetto i comportamenti colposi dell'assicurato; l'alea non concerne i comportamenti nella loro materialità, ma la consapevolezza da parte dell'assicurato del loro carattere colposo e della loro idoneità ad arrecare danno a terzi e nel fatto che non qualunque comportamento colposo induce il danneggiato a proporre domanda di risarcimento dei danni. Nei casi in cui la domanda avviene in corso di contratto ed è riferita a comportamenti anteriori alla stipulazione, la clausola "claims made" è favorevole per l'assicurato, sicché non viene in considerazione il divieto di deroghe alla disciplina ordinaria di cui all'art. 1932 c.c., mentre nei casi in cui il sinistro si realizza nel pieno vigore del contratto d'assicurazione e la domanda viene svolta per la prima volta dopo lo scioglimento del contratto, la clausola potrebbe effettivamente porre problemi di validità venendo a mancare, in danno dell'assicurato, il rapporto di corrispettività fra il pagamento del premio e il diritto all'indennizzo per il solo fatto che la domanda viene proposta dopo lo scioglimento del contratto.

Cassazione civile sez. III  17 febbraio 2014 n. 3622  

 

In un contratto di assicurazione della responsabilità civile, nel quale, per effetto della clausola del cosiddetto sconto anticipato, il premio viene corrisposto dall'assicurato in misura ridotta alla conclusione del contratto ed in quota integrativa entro un certo termine dalla denuncia del primo sinistro, l'omesso pagamento di tale quota integrativa del premio deve essere disciplinato - in via analogica - a termini del comma 2 dell'art. 1901 c.c., che regola l'ipotesi dell'omesso pagamento dei premi o delle rate successive al primo e, conseguentemente, importando la sospensione della garanzia assicurativa solo dal quindicesimo giorno successivo alla scadenza dell'obbligo di pagamento, non determina per l'assicurato la perdita del diritto all'indennizzo già acquisito per l'operatività della garanzia all'atto del sinistro e neppure condiziona il correlativo obbligo dell'assicuratore alla riscossione della quota integrativa. Pertanto, è nulla, a termini dell'art. 1932 c.c., la clausola contrattuale che per il mancato pagamento della quota integrativa del premio, anticipatamente scontato, entro un certo termine (nella specie: 15 giorni) dalla denuncia del sinistro, prevede la perdita per l'assicurato del diritto all'indennità, in quanto tale patto di decadenza eccede abnormemente in senso sfavorevole all'assicurato le sanzioni sancite dalla norma inderogabile dell'art. 1901 c.c.

Cassazione civile sez. III  27 febbraio 1978 n. 1007

 

Il contratto di assicurazione della responsabilità civile con clausola a richiesta fatta (claims made) non rientra nella fattispecie tipica prevista dall'art. 1917 c.c., ma costituisce un contratto atipico, generalmente lecito ex art. 1322 c.c., poiché del suindicato art. 1917 c.c. l'art. 1932 c.c. prevede la inderogabilità - se non in senso favorevole all'assicurato - dei commi 3 e 4, ma non anche del primo, in base al quale l'assicuratore assume l'obbligo di tenere indenne l'assicurato di quanto questi deve pagare a un terzo in conseguenza di tutti i fatti (o sinistri) accaduti durante il tempo della assicurazione, di cui il medesimo deve rispendere civilmente, per i quali La connessa richiesta di risarcimento del danno, da parte del danneggiato, sia fatta in un momento anche successivo al tempo di efficacia del contratto e non solo nel periodo di efficacia cronologica del medesimo. Al riguardo, inoltre, non assume rilievo l'art. 2952 c.c., relativo alla richiesta di risarcimento fatta dal danneggiato all'assicurato o alla circostanza che sia stata promossa l'azione, trattandosi di norma che ha differente oggetto e diversa rafio, volta solamente a stabilire la decorrenza del tefIllÌn di prescrizione dei diritti dell'assicurato nei confronti dell'assicuratore. Da ultimo, infine, spetta al giudice di merito accertare - caso per caso - se la clausola a richiesta fatta riducendo l'ambito oggettivo della responsabilità dell'assicuratore fissato dall'art. 1917 c.c., configuri una clausola vessatoria.

Cassazione civile sez. III  22 marzo 2013 n. 7273  

 

Nei contratti di assicurazione contro i danni che prevedano la determinazione del premio in base ad elementi variabili (cosiddetta assicurazione con la clausola di regolazione del premio), l'obbligo dell'assicurato di comunicare periodicamente all'assicuratore gli elementi variabili costituisce oggetto di un'obbligazione diversa da quelle indicate nell'art. 1901 cod. civ., il cui inadempimento non comporta l'automatica sospensione della garanzia, ma può giustificare un tale effetto, così come la risoluzione del contratto, solo in base ai principi generali in tema di importanza dell'inadempimento e di buona fede nell'esecuzione del contratto, senza che assuma rilievo il richiamo, operato con apposita clausola contrattuale, all'art. 1901 cod. civ. con riguardo alla mancata comunicazione delle variazioni, trattandosi di clausola nulla ai sensi dell'art. 1932 cod. civ. in quanto derogatoria della disciplina legale in senso meno favorevole all'assicurato. Cassa con rinvio, App. Perugia, 29/03/2007

Cassazione civile sez. III  19 dicembre 2013 n. 28472  

 

Il contratto di assicurazione della responsabilità civile con clausola a richiesta fatta (claims made) non rientra nella fattispecie tipica prevista dall'art. 1917 c.c., ma costituisce un contratto atipico, generalmente lecito ex art. 1322 c.c., poiché del suindicato art. 1917 c.c. l'art. 1932 c.c. prevede la inderogabilità - se non in senso favorevole all'assicurato - dei commi 3 e 4, ma non anche del primo, in base al quale l'assicuratore assume l'obbligo di tenere indenne l'assicurato di quanto questi deve pagare a un terzo in conseguenza di tutti i fatti (o sinistri) accaduti durante il tempo della assicurazione, di cui il medesimo deve rispendere civilmente, per i quali La connessa richiesta di risarcimento del danno, da parte del danneggiato, sia fatta in un momento anche successivo al tempo di efficacia del contratto e non solo nel periodo di efficacia cronologica del medesimo. Al riguardo, inoltre, non assume rilievo l'art. 2952 c.c., relativo alla richiesta di risarcimento fatta dal danneggiato all'assicurato o alla circostanza che sia stata promossa l'azione, trattandosi di norma che ha differente oggetto e diversa rafio, volta solamente a stabilire la decorrenza del tefIllÌn di prescrizione dei diritti dell'assicurato nei confronti dell'assicuratore. Da ultimo, infine, spetta al giudice di merito accertare - caso per caso - se la clausola a richiesta fatta riducendo l'ambito oggettivo della responsabilità dell'assicuratore fissato dall'art. 1917 c.c., configuri una clausola vessatoria.

Cassazione civile sez. III  22 marzo 2013 n. 7273

 

In tema di assicurazioni, qualora il contratto stipulato rientri nello schema normativo di cui all'art. 1891 c.c., ben può derogare alla disciplina legale, atteso che l'articolo in questione non è compreso tra le disposizioni che l'art. 1932 c.c. dichiara espressamente inderogabili. Ne consegue che le eventuali clausole limitative e le eccezioni in esso contenute possono essere opposte al beneficiario in quanto il suo diritto non è svincolato dalle pattuizioni contrattuali. (Fattispecie relativa ad un contratto di assicurazione per furto ed incendio su un dato immobile, qualificato come contratto a favore di terzo, in cui la clausola con cui veniva pattuito che tutte le ragioni nascenti dallo stesso potevano essere azionate solo dai contraenti e non dal terzo, non è, per quanto innanzi detto, vessatoria o nulla).

Cassazione civile sez. III  31 gennaio 2012 n. 1362  

 

La clausola del contratto assicurativo che contempli, in caso di mancato pagamento dei premi assicurativi, la loro persistente esigibilità e la decadenza dell'assicurato dal diritto di pretendere l'indennizzo, espone l'assicurato al pagamento del corrispettivo per un periodo in cui manca la prestazione dell'assicuratore, così derogando, in senso a lui sfavorevole, all'art. 1901 c.c., per il quale il mancato pagamento dei premi successivi al primo comporta la sospensione della garanzia assicurativa per il periodo cui si riferisce il premio, fermo restando l'obbligo dell'assicuratore di indennizzare i sinistri verificatisi precedentemente, ne consegue che detta clausola, in base all'art. 1932 c.c., è nulla ed è sostituita di diritto dalle disposizioni di cui all'art. 1901 c.c.

Cassazione civile sez. III  03 settembre 2007 n. 18525  

 

La clausola "claims made" è da ritenersi valida in quanto costituisce deroga all'art. 1917, comma 1 c.c., norma derogabile alla luce dell art. 1932 c.c.

Tribunale Crotone  08 novembre 2004

 



 
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