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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 1933 codice civile: Mancanza di azione

Non compete azione per il pagamento di un debito di giuoco o di scommessa, anche se si tratta di giuoco o di scommessa non proibiti (1).

Il perdente tuttavia non può ripetere quanto abbia spontaneamente (2) pagato dopo l’esito di un giuoco o di una scommessa in cui non vi sia stata alcuna frode (3). La ripetizione è ammessa in ogni caso se il perdente è un incapace (4).


Commento

(1) La norma sancisce l’irripetibilitàì del pagamento nascente da gioco o scommessa: ciò significa che, nel caso in cui il giocatore e lo scommettitore paghino il proprio debito di gioco spontaneamente e successivamente all’esito della scommessa, non potranno chiedere la restituzione delle somme (denaro, gettoni o fiches) date. Tale pagamento, infatti, anche se non dovuto per legge (perché non derivante da un’obbligazione civile [v. 1173]) non è ripetibile perché fatto in esecuzione di un dovere morale o sociale (obbligazione naturale), ossia in base ad un comportamento sentito dal soggetto come doveroso (perché ad esempio satisfattivo del suo «onore di giocatore» che mantiene il proprio impegno pagando la scommessa persa) ma non obbligatorio, che spinge il soggetto a pagare.

 

(2) La spontaneità del pagamento è un elemento essenziale perché si verifichi l’effetto della irripetibilità.

 

(3) La frode, ossia la slealtà o la scorrettezza da parte del vincitore, comporta l’irregolarità del gioco e fa venir meno la doverosità morale o sociale dell’adempimento. Al contrario, è irrilevante l’eventuale scorrettezza del perdente.

 

(4) La capacità di colui che paga deve esistere al momento del pagamento: non è necessaria al momento in cui viene fatta la scommessa perché in quel momento il soggetto non assume un obbligo giuridicamente vincolante, come avviene invece nei casi di assunzione di scommessa legalmente tutelata.


Giurisprudenza annotata

Intermediari finanziari

Il contratto derivato rientra nella categoria della scommessa legalmente autorizzata, la cui causa, ritenuta meritevole dal legislatore dell'intermediazione finanziaria, risiede nella consapevole e razionale creazione di alee che, nei derivati c.d. simmetrici, sono reciproche e bilaterali. Costituisce, del resto, un dato acquisito il fatto che l'art. 1933 c.c. abbia un ambito di applicazione del tutto residuale, perché concernente esclusivamente le ipotesi di scommessa c.d. tollerata dal legislatore, mentre non riguarda affatto le scommesse legalmente autorizzate che, come tali, debbono attribuire azione per il pagamento.

Cassazione civile sez. I  08 maggio 2014 n. 9996  

 

Qualora una casa da giuoco ceda le fiches ai giocatori in cambio di assegni bancari, il relativo contratto non può ritenersi nullo, posto che tale operazione, correlata alla gestione della casa da giuoco, non integra una forma di finanziamento, né rientra tra le attività riservate alle banche o agli intermediari finanziari autorizzati.

Cassazione civile sez. I  01 ottobre 2012 n. 16670

 

Giuoco e scommessa

La disciplina prevista dall'art. 1933 c.c. è estendibile a fattispecie come le dazioni di denaro, di fiches, promesse di mutuo e riconoscimenti di debito, qualora le stesse risultino funzionalmente collegate all'attuazione del gioco o della scommessa.

Cassazione civile sez. III  02 aprile 2014 n. 7694  

 

 

Lotto lotterie concorsi a premio

Le leggi sul gioco del lotto dettano delle regole precise al fine di garantire la certezza del rapporto, l'individuazione del giocatore, l'entità minima e massima di ogni giocata e le proporzioni fra la giocata e la vincita, così modulando il gioco in vista delle finalità per cui è stato istituito, e contemporaneamente delimitando il rischio corso dal giocatore a quello chiaramente predeterminato. Gli accordi privati che ruotano intorno al gioco, ancorché autorizzato, restano pertanto al di fuori di ogni regolamentazione, nell'ambito di quei rapporti sociali che la legge considera non meritevoli di tutela.

Cassazione civile sez. III  07 ottobre 2011 n. 20622  

 

L'art. 1935 c.c., secondo cui le lotterie danno luogo ad azione in giudizio, quando siano state legalmente autorizzate, si riferisce espressamente ai rapporti del giocatore con la lotteria, cioè con l'ente che gestisce il gioco autorizzato, e nulla autorizza ad estendere la medesima disciplina ai molteplici e variegati accordi che possono ruotare intorno al giocatore ed ai suoi compari, ma che non vengano ad assumere alcuna evidenza esterna, né alcun rilievo, nei confronti dell'ente organizzatore del gioco (nella specie, la Corte ha confermato la decisione dei giudici del merito, negando ad un giocatore il rimborso di metà di quanto anticipato per giocare al lotto, che a suo dire doveva essere versato da un suo compare di giochi, il quale si era impegnato a dividere in parti uguali l'importo delle giocate e dell'eventuale vincita).

Cassazione civile sez. III  07 ottobre 2011 n. 20622  



 
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