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Art. 1934 codice civile: Competizioni sportive

Sono eccettuati dalla norma del primo comma dell’articolo precedente, anche rispetto alle persone che non vi prendono parte, i giuochi che addestrano al maneggio delle armi, le corse di ogni specie e ogni altra competizione sportiva (1).

Tuttavia il giudice può rigettare o ridurre la domanda, qualora ritenga la posta eccessiva (2).


Commento

(1) La norma si applica non solo ai partecipanti della competizione, ma anche a coloro che scommettono sul suo risultato. Essa riguarda tutte le competizioni sportive, indipendentemente dall’entità dello sforzo fisico richiesto ai partecipanti. Rimangono non protette le scommesse sulle corse dei cani e sul combattimento dei galli.

 

(2) Il comma 2 della norma introduce un temperamento della piena tutela accordata alle scommesse collegate alle competizioni sportive, al fine di evitare che l’attività sportiva venga praticata essenzialmente a fine di lucro.

 

 

 


Giurisprudenza annotata

Giuoco e scommesse

In tema di concorso di "Totocalcio", mentre la partecipazione al concorso pronostici effettuata direttamente presso l'ufficio del Coni comporta l'immediata conclusione del contratto nel momento in cui la scheda viene accettata dall'ufficio, non altrettanto avviene se la partecipazione viene effettuata presso un ricevitore autorizzato, il quale non rappresenta il Coni né gli altri concorrenti, ma è un incaricato dello stesso giocatore, che non può concludere un contratto con sé stesso. Il contratto in tale ipotesi si conclude, a norma dell'art. 1326 c.c., nel momento in cui l'ente proponente riceve i due tagliandi - spoglio e matrice - della scheda di partecipazione, venendo così a conoscenza dell'accettazione dell'altra parte. Pertanto per qualsiasi evenienza dolosa o colposa imputabile al ricevitore, non si può configurare una responsabilità del Coni, né contrattuale, essendo mancata la conclusione del contratto, né aquiliana ex art. 2049 c.c., essendo il gestore un mandatario a titolo oneroso dello scommettitore, senza che sussista tra ente gestore e ricevitori autorizzati un rapporto di preposizione ai sensi della norma su indicata (nella specie la matrice non era stata ritrovata tra quelle custodite ex art. 7 del regolamento e il giocatore, pur in caso di rilevata difformità, non aveva chiesto l'annullo della scheda convalidata ex art. 6 del regolamento). (Conferma App. Taranto 22 gennaio 2004).

Cassazione civile sez. III  09 novembre 2005 n. 21692

 

Spetta al giudice del merito stabilire, con congrua e adeguata motivazione, se al rapporto tra scommettitore sulle corse dei cavalli, denominate Tris, e ricevitore delle scommesse si applica la clausola - di natura contrattuale, da ritenere accettata nel rapporto con l'Unire ai sensi dell'art. 2 del regolamento - secondo la quale (art. 24), in caso di mancato riversamento, da parte del ricevitore, delle predette scommesse ai centri Unire entro l'orario stabilito, gli scommettitori non conseguono la somma vinta, ma soltanto il rimborso delle somme giocate, e se pertanto tale clausola limita la responsabilità del ricevitore, per i danni dipendenti dal suo inadempimento o ritardo, e provocati allo scommettitore, al caso in cui nel suo comportamento è ravvisabile il dolo o la colpa grave, con la conseguenza che il ricevitore può liberarsi dalla responsabilità se dimostra invece l'esistenza soltanto della colpa lieve.

Cassazione civile sez. III  30 maggio 2000 n. 7181  

 

Elemento essenziale della scommessa su un pronostico è l'oggettiva incertezza del risultato, si che l'assenza di tale requisito determina la nullità del rapporto per difetto di causa (nella specie, la suprema corte ha escluso l'esistenza dell'alea in relazione ad una scommessa sui primi due cavalli piazzatisi, c.d. "accoppiata", accertata dal ricevitore dell'agenzia ippica quando l'ordine di arrivo era oggettivamente conoscibile).

Cassazione civile sez. III  02 dicembre 1993 n. 11924  

 

Elemento essenziale della scommessa su un pronostico è l'oggettiva incertezza del risultato, sì che l'assenza di tale requisito determina la nullità del rapporto per difetto di causa (nella specie, la Cassazione ha escluso l'esistenza dell'alea in relazione ad una scommessa sui primi due cavalli piazzatisi, c.d. "accoppiata", accettata dal ricevitore dell'agenzia ippica quando l'ordine di arrivo era oggettivamente conoscibile).

Cassazione civile sez. III  02 dicembre 1993 n. 11924  

 

La ricevuta rilasciata dall'agenzia ippica, al pari della bolletta del lotto e del biglietto della lotteria, non è riconducibile tra i titoli di credito ex art. 1992 c.c., perché non dotata dei requisiti di letteralità e di autonomia che connotano i predetti titoli. Essa valendo solo ad attestare la giocata del possessore, cui pagare la vincita, costituisce titolo di legittimazione in senso ampio, ai sensi dell'art. 2002 c.c., cioè documento atto ad individuare l'avente diritto alla prestazione, con la conseguenza che la relativa efficacia probatoria resta neutralizzata dall'accertamento in concreto della nullità del rapporto fondamentale in base al quale è stato emesso.

Cassazione civile sez. III  02 dicembre 1993 n. 11924  

 

Può il giudice, nell'esercizio del potere equitativo attribuitogli dal comma 2 dell'art. 1934 c.c., ridurre la domanda ove la posta pattuita per la scommessa sul campionato risulti eccessiva.

Pretura Roma  17 luglio 1979

 

La norma dell'art. 1934 c.c. si riferisce non solo ai partecipanti alla gara ma anche a coloro che abbiano solo pattuito una scommessa sulla competizione sportiva.

Pretura Roma  27 maggio 1979



 
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