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Art. 1935 codice civile: Lotterie autorizzate

Le lotterie danno luogo ad azione in giudizio, qualora siano state legalmente autorizzate (1).


Commento

(1) Se manca l’autorizzazione (governativa) la scommessa è nulla; il rapporto è penalmente perseguibile, e la prestazione può essere ripetuta anche se eseguita dopo aver conosciuto l’esito della scommessa.


Giurisprudenza annotata

Lotto, lotterie e concorsi a premio

In tema di gioco e scommesse, l'art. 1935 c.c. stabilisce che le lotterie autorizzate danno luogo ad azione in giudizio, riferendosi, però, soltanto ai rapporti tra il giocatore (o i giocatori, nel caso di giocata ad intestazione plurima) e l'ente che gestisce il gioco autorizzato. Ne consegue che la disciplina posta dalla richiamata norma non può estendersi ai molteplici e variegati accordi meramente privati tra i giocatori, che — a differenza dal gioco autorizzato — restano al di fuori di ogni regolamentazione, siccome affidati a passioni ed influenze reciproche, nell'ambito di rapporti sociali che la legge non considera meritevoli di tutela, salvo che per i limitati effetti della soluti retentio. Pertanto, proprio per la evidenziata natura di detti rapporti, non può neppure operare per le scommesse private che ruotano intorno al gioco autorizzato l'istituto del collegamento negoziale, in guisa da attrarre, per siffatto tramite, le prime nell'ambito di disciplina del secondo, posto che la normativa applicabile al contratto collegato, sebbene suscettibile di essere influenzata dal contratto principale, deve comunque essere individuata con riguardo alla natura dello stesso contratto collegato ed agli interessi che esso intende perseguire.

Cassazione civile sez. III  07 ottobre 2011 n. 20622  

 

Le leggi sul gioco del lotto dettano delle regole precise al fine di garantire la certezza del rapporto, l'individuazione del giocatore, l'entità minima e massima di ogni giocata e le proporzioni fra la giocata e la vincita, così modulando il gioco in vista delle finalità per cui è stato istituito, e contemporaneamente delimitando il rischio corso dal giocatore a quello chiaramente predeterminato. Gli accordi privati che ruotano intorno al gioco, ancorché autorizzato, restano pertanto al di fuori di ogni regolamentazione, nell'ambito di quei rapporti sociali che la legge considera non meritevoli di tutela.

Cassazione civile sez. III  07 ottobre 2011 n. 20622  

 

L'art. 1935 c.c., secondo cui le lotterie danno luogo ad azione in giudizio, quando siano state legalmente autorizzate, si riferisce espressamente ai rapporti del giocatore con la lotteria, cioè con l'ente che gestisce il gioco autorizzato, e nulla autorizza ad estendere la medesima disciplina ai molteplici e variegati accordi che possono ruotare intorno al giocatore ed ai suoi compari, ma che non vengano ad assumere alcuna evidenza esterna, né alcun rilievo, nei confronti dell'ente organizzatore del gioco (nella specie, la Corte ha confermato la decisione dei giudici del merito, negando ad un giocatore il rimborso di metà di quanto anticipato per giocare al lotto, che a suo dire doveva essere versato da un suo compare di giochi, il quale si era impegnato a dividere in parti uguali l'importo delle giocate e dell'eventuale vincita).

Cassazione civile sez. III  07 ottobre 2011 n. 20622  

 

Nel contratto di lotteria istantanea (nel caso di specie, lotteria "sette e vinci") disciplinato dal regolamento ministeriale emanato con d.m. 19 gennaio 1996, avente natura contrattuale, e riconducibile al contratto di lotteria disciplinato dall'art. 1935 c.c., la vincita non è subordinata all'evento futuro e incerto della estrazione del numero del biglietto vincente, ma si verifica quando il giocatore viene in possesso di un biglietto che non soltanto deve recare la combinazione vincente, ma deve anche presentare un codice di validazione corrispondente ad uno dei codici segreti preindividuati e inseriti nelle liste depositate presso un notaio. Ne consegue che, se per un errore di stampa un biglietto riporti la combinazione vincente ma non sia fornito del codice di validazione, il gestore della lotteria istantanea - che risponde verso gli acquirenti dei biglietti solo nei limiti del montepremi messo a disposizione - non è tenuto a corrispondere il premio al possessore del tagliando apparentemente vincente, ma risponde nei suoi confronti a titolo di inadempimento contrattuale, e può pertanto essere tenuto al solo risarcimento dei danni pari al costo del biglietto stesso, salvi gli ulteriori danni che questi assumesse e provasse, come conseguenze dell'errore di stampa.

Cassazione civile sez. III  16 febbraio 2010 n. 3588



 
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