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Art. 1937 codice civile: Manifestazione della volontà

La volontà di prestare fideiussione deve essere espressa (1).


Commento

(1) La fideiussione può trovare la sua fonte nella legge (come previsto in alcune leggi speciali) o nella volontà delle parti. In tale ultimo caso la sua fonte è nel contratto che intercorre tra il fideiussore ed il creditore. La volontà, cui la norma in esame fa riferimento, è dunque l’accordo delle parti, elemento essenziale del contratto ai sensi degli artt. 1321 e 1325, ed in particolare, in questa fattispecie, consiste nell’impegno del fideiussore a garantire l’obbligazione del debitore principale e nella volontà del creditore di accettare tale garanzia. Trattasi di contratto consensuale, a forma libera, normalmente gratuito, in quanto solo eccezionalmente può essere pattuito un compenso per il fideiussore. Pertanto è un contratto essenzialmente «unilaterale» perché crea obbligazioni solo a carico di una parte: il fideiussore.

 

 


Giurisprudenza annotata

Fideiussione

La norma dell'art. 1937 c.c. va interpretata tenendo presente il principio - vigente nell'ordinamento, se non espressamente derogato - della libertà delle forme contrattuali. Il limite posto dalla disposizione in esame all'ampia libertà di forma consentita al prestatore della garanzia personale nel manifestare il proprio intendimento di obbligarsi in qualità di fideiussore è dato dalla non equivocità e dalla oggettività di manifestazione di volontà, non essendo richiesti né la forma scritta, né l'utilizzo di formule sacramentali, ed essendo consentita la prova relativa anche con testimoni o per presunzioni. L'accertamento della volontà di prestare fideiussione - comunque - costituisce una indagine di fatto, riservata al giudice di merito, censurabile in cassazione solo se compiuta in violazione delle regole di ermeneutica contrattuale o se non adeguatamente motivata.

Cassazione civile sez. III  13 giugno 2014 n. 13539  

 

Se la fonte contrattuale della fideiussione è quella più frequente (e presupposta dal legislatore, che ha collocato la fideiussione nel titolo terzo del quarto libro del codice civile, dedicato ai contratti speciali) quando si tratti di fideiussione senza corrispettivo, la formazione del contratto è regolata dall'art. 1333 c.c. Deriva da quanto precede, pertanto, che la proposta proveniente dal fideiussore è sufficiente a perfezionare il contratto, senza che il creditore debba manifestare il consenso, purché non rifiuti la proposta nel termine richiesto dalla natura dell'affare o dagli usi.

Cassazione civile sez. III  13 giugno 2014 n. 13539  

 

La norma di cui all'art. 1937 c.c., dettata per la fideiussione, il cui scopo è quello di garantire l'adempimento di un'obbligazione altrui, non opera in relazione ad un «impegno di sicurezza» rilasciato da un contraente in favore dell'altro al fine di regolare le conseguenze della propria prestazione di fare, sia pure eseguita avvalendosi dell'opera materiale di un terzo in veste di collaboratore. (Nella specie la S.C. ha ritenuto non applicabile l'art. 1937 c.c. in relazione ad un contratto attinente alla fornitura di tegole e alla loro posa in opera, in cui uno dei contraenti aveva prestato garanzia in riferimento non solo alla qualità dei materiali forniti ma anche all'esecuzione a regola d'arte della relativa posa in opera, eseguita avvalendosi dell'opera di un terzo).

Cassazione civile sez. II  29 settembre 2009 n. 20872  

 

L'obbligazione fideiussoria promana da un contratto risultante, nella sua configurazione tipica (art. 1936 c.c.), dalla proposta del fideiussore non rifiutata dal creditore, e non richiede quindi, perché si perfezioni, l'accettazione espressa di quest'ultimo (art. 1333 c.c.). L'art. 1937 c.c., laddove prescrive che la volontà di prestare fideiussione deve essere espressa - inoltre - pur non imponendo la forma scritta o l'adozione di formule sacramentali, richiède che la volontà del fideiussore sia manifestata in modo inequivocabile.

Cassazione civile sez. III  02 aprile 2009 n. 8005  

 

La volontà di prestare fideiussione deve essere manifestata in modo chiaro ed inequivocabile, e qualora la dichiarazione sia inserita in un atto posto in essere allo scopo della conclusione di un diverso negozio, per stabilire se la dichiarazione integri anche l'assunzione delle obbligazioni conseguenti alla fideiussione è necessario valutare se essa possa essere interpretata solo in questo modo, o se essa piuttosto non abbia un contenuto congruente con il negozio per cui l'atto è stato formato ed esaurisca in esso il suo significato. (Nella specie, in un contratto di locazione era stata inserita la clausola in virtù della quale un terzo si obbligava a garantire l'adempimento delle obbligazioni del conduttore sino alla scadenza del contratto «salvo quanto previsto dagli art. 28 e 29 della legge n. 392 del 1978». Il giudice di merito aveva ritenuto che tale clausola andasse interpretata nel senso che la fideiussione fosse valida anche per le obbligazioni sorte in caso di automatico rinnovo del contratto; la S.C., in applicazione del principio di cui alla massima, ha ritenuto corretta tale motivazione).

Cassazione civile sez. III  30 ottobre 2008 n. 26064  

 

In tema di fideiussione stipulata dopo l'entrata in vigore della l. 17 febbraio 1992 n. 154, accertata la genuinità della firma del fideiubente e non raggiunta la prova che la garanzia fosse limitata ad un importo inferiore, pari a quello per il quale vi era stata originaria prestazione di garanzia per un affidamento bancario prestato ad un terzo, consegue che la banca conserva il diritto alla garanzia unicamente per i debiti verso di essa sorti a carico del debitore principale prima di tale data e non anche per quelli successivi, per i quali occorre, invece, una nuova convenzione fideiussoria nelle forme richieste dall'art. 1938 c.c. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata con cui era stato ritenuto che, in data successiva all'entrata in vigore della l. n. 154 del 1992, le parti avessero stipulato un accordo contenente l'indicazione dell'importo massimo garantito, sicché ogni censura di violazione di legge e di vizio di motivazione era destituita di fondamento).

Cassazione civile sez. III  22 agosto 2007 n. 17860



 
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