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Art. 194 codice civile: Divisione dei beni della comunione

La divisione dei beni della comunione legale (1) (2) si effettua ripartendo in parti uguali l’attivo e il passivo (3).

Il giudice, in relazione alle necessità della prole e all’affidamento di essa, può costituire a favore di uno dei coniugi l’usufrutto su una parte dei beni spettanti all’altro coniuge (4).


Commento

Divisione dei beni della comunione legale: procedimento con cui si estingue la comunione fra i coniugi. Esso consiste nell’attribuzione a ciascun coniuge di determinati beni che, in precedenza, facevano parte del patrimonio comune.

 

(1) Art. così sostituito ex l. 19-5-1975, n. 151 (art. 73) (Riforma del diritto di famiglia).

 

(2) La divisione potrà essere sia consensuale che giudiziale.

 

(3) Fra i beni che costituiscono l’attivo vanno compresi anche quelli che sono inclusi nella comunione de residuo, mentre il passivo è formato da tutti i debiti contratti nell’interesse della famiglia.

 

(4) L’usufrutto [v. 978] può essere costituito anche prima e indipendentemente dalla divisione.

 

La divisione dei beni comuni non è una conseguenza automatica dello scioglimento della comunione. Essa si realizza soltanto per effetto di una specifica iniziativa dei coniugi.

 


Giurisprudenza annotata

Coniugi

Nella fattispecie di comunione legale senza quote, nella quale i coniugi sono solidalmente titolari di un diritto avente ad oggetto i beni che ne fanno parte e dalla quale sono esclusi gli estranei, la quota, caratterizzata dalla indivisibilità e dalla indisponibilità, ha soltanto la funzione di stabilire la misura entro cui tali beni possono essere aggrediti dai creditori particolari (art. 189 c.c.), la misura della responsabilità sussidiaria di ciascuno dei coniugi con propri beni personali verso i creditori della comunione (art. 190 c.c.) e, infine, la proporzione in cui, sciolta la comunione, l'attivo ed il passivo saranno ripartiti tra i coniugi ed i loro eredi (art. 194 c.c.). Ne consegue che, nei rapporti con i terzi, ciascun coniuge, mentre non ha diritto di disporre della propria quota, può disporre dell'intero bene comune anche senza il consenso dell'altro, salva la possibilità, per quest'ultimo di chiedere la reintegrazione della comunione, se si tratta di beni mobili, e di agire per l'annullamento dell'atto, se si tratta di atti dispositivi di beni immobili. (Cfr. Cass., sez. I, 19 marzo 2003 n. 4033).

Tribunale Benevento  21 ottobre 2014

 

Allo scioglimento della comunione legale tra i coniugi, ai sensi dell'art. 192, comma 3, c.c., devono essere restituiti solo gli importi impiegati in spese ed investimenti per il patrimonio comune già costituito, ma non il denaro personale impiegato per l'acquisto di immobile che concorre a formare la comunione, trovando, in tale ipotesi, applicazione l'art. 194, comma 1, c.c., secondo il quale all'atto dello scioglimento l'attivo ed il passivo devono essere ripartiti in quote uguali indipendentemente dalla misura della partecipazione di ciascuno dei coniugi.

Cassazione civile sez. I  09 novembre 2012 n. 19454  

 

In tema di divisione della comunione legale tra coniugi, da effettuarsi secondo i criteri di cui agli art. 192 e 194 c.c., la determinazione del periodo per il quale spetta il corrispettivo dovuto con riguardo al mancato godimento della quota di pertinenza del bene immobile fruttifero decorre, ai sensi dell'art. 1148 c.c., dalla data di proposizione della domanda di divisione, quale momento d'insorgenza del debito di restituzione (pro quota) in capo al possessore di buona fede in senso oggettivo e non dalla data di passaggio in giudicato della sentenza di separazione.

Cassazione civile sez. I  15 giugno 2012 n. 9845

 

Il passaggio in giudicato della sentenza di separazione giudiziale (o l'omologazione di quella consensuale), che rappresenta il fatto costitutivo del diritto ad ottenere lo scioglimento della comunione legale dei beni, non è condizione di procedibilità della domanda giudiziale di scioglimento della comunione legale e di divisione dei beni, ma condizione dell'azione. Conseguentemente, la domanda è proponibile nelle more del giudizio di separazione personale, essendo sufficiente che la suddetta condizione sussista al momento della pronuncia.

Cassazione civile sez. I  26 febbraio 2010 n. 4757

 

 

Divorzio

La struttura camerale del procedimento divorzile è inconciliabile con una richiesta di divisione dell'abitazione familiare, ciò quand'anche la parte richiedente alleghi che questa sia stata originariamente accatastata in due porzioni separate. Invero, il giudicante non può prescindere dalla unitaria destinazione impressa all'immobile in costanza di matrimonio neanche in una simile ipotesi, di tal che deve concludersi che anche nel caso in cui il compendio immobiliare risulti originariamente distinto in due unità immobiliari, si renderà comunque necessaria, al fine di addivenirne alla divisione, l'instaurazione di un autonomo procedimento civile.

Tribunale Monza sez. IV  26 febbraio 2008 n. 537



 
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