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Art. 1949 codice civile: Surrogazione del fideiussore nei diritti del creditore

Il fideiussore che ha pagato il debito è surrogato nei diritti che il creditore aveva contro il debitore.


Commento

Surrogazione: comporta il subentrare del fideiussore nelle ragioni del creditore, che gli permetterà di agire nei confronti del debitore negli stessi termini in cui poteva (agire) il creditore.

Così, se l’obbligazione garantita era nulla o estinta, nulla potrà il fideiussore che ha pagato. Se invece il pagamento fatto dal fideiussore era parziale, la surroga è ammessa relativamente alla parte di debito soddisfatta.

 

(1) Oltre che nell’ipotesi del pagamento, la surrogazione è ammessa quando il fideiussore abbia liberato il debitore attraverso un qualsiasi mezzo satisfattivo: la norma richiama in tema di fideiussione quanto previsto dall’art. 1203 n. 3 (surrogazione legale). Quando il debitore è liberato, la surrogazione si verifica anche se il debitore non aveva prestato il suo consenso, o ignorava la fideiussione.

 

(2) La surrogazione opera anche se non espressamente pattuita, perché essa consegue ex lege alla liberazione del debitore. È un diritto potestativo del surrogato, che deve soltanto portare a conoscenza degli interessati la volontà di esercitarlo.

 

(3) I diritti cui si riferisce la norma sono quelli già esistenti al momento della surrogazione e quelli acquistati successivamente, comprese le garanzie che assistono il credito. Corollario della norma in esame, è che, se l’obbligazione garantita era nulla o estinta, il fideiussore che ha pagato non acquista alcun diritto e, se il pagamento è parziale, anche la surroga sarà parziale (relativa, cioè, alla sola parte di debito soddisfatta).

 


Giurisprudenza annotata

Fideiussioni

Il fideiussore che, avendo garantito il diritto dell'ufficio dell'imposta sul valore aggiunto di ripetere le somme risultanti a credito del contribuente in sede di dichiarazione annuale, abbia pagato quanto dall'ufficio preteso in ripetizione, è surrogato nei diritti e nelle azioni di cui godeva il creditore garantito anche nei confronti del cessionario del credito.

Cassazione civile sez. III  30 giugno 2014 n. 14772  

 

In tema di cessione del credito da rimborso IVA, il fideiussore che, ai sensi dell'art. 38-bis del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, quale garante del diritto, spettante all'ufficio dell'imposta sul valore aggiunto, di ripetere le somme risultanti a credito del contribuente in sede di dichiarazione annuale, abbia pagato quanto preteso dall'amministrazione finanziaria in via di ripetizione a seguito dell'accertamento operato, è surrogato nei diritti e nelle azioni di cui godeva il creditore garantito anche nei confronti del cessionario dell'originario (ed infondato) credito di rimborso. Cassa con rinvio, App. Milano, 23/04/2008

Cassazione civile sez. III  30 giugno 2014 n. 14772  

 

Anche se il diritto di regresso previsto in favore del fideiussore dall'art. 1950 c.c. ha portata più ampia della surroga ex art. 1203 e 1949 n. 3, c.c. - comprendendo anche gli interessi e le eventuali spese giudiziali sostenute dal fideiussore per resistere alle pretesa del creditore - la posizione del fideiussore non può essere diversa e poziore rispetto a quella dello stesso creditore principale. Deriva da quanto precede, pertanto, qualora il fideiussore abbia corrisposto, in forza della provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo emesso a suo carico, l'importo di una fideiussione prestata in favore di un comune, a garanzia di oneri di urbanizzazione a carico di una società successivamente fallita, correttamente il tribunale rigetta il reclamo proposto dal fideiussore avverso il rigetto della propria istanza di ammissione incondizionata al passivo, sul rilievo che la surroga esercitata non gli attribuisce diritti maggiori di quelli che sarebbero spettati allo stesso comune garantito, in ipotesi di domanda di ammissione al passivo del credito principale, ancora "sub iudice".

Cassazione civile sez. I  07 dicembre 2012 n. 22257  

 

Il credito di regresso del fideiussore che abbia pagato integralmente il creditore dopo la dichiarazione di fallimento del debitore principale ha natura concorsuale, in quanto esclude dal concorso, con effetto surrogatorio, il credito estinto, mutuandone la concorsualità, senza violare, quindi, il principio di cristallizzazione della massa passiva. Ne consegue che il fideiussore solvens può esercitare il credito di regresso, nei limiti imposti dalle regole inderogabili del concorso, anche qualora non ne abbia chiesto e ottenuto l'ammissione al passivo con riserva.

Cassazione civile sez. I  04 luglio 2012 n. 11144  

 

Se il creditore tace al fideiussore l'involuzione economica subita dal debitore, il "garante" non può ritenersi liberato dall'obbligazione ex art. 1955 c.c., in quanto non è rilevante il comportamento meramente inattivo del creditore, richiedendosi la violazione di un dovere giuridico imposto dalla legge o nascente dal contratto e integrante un fatto quanto meno colposo, o comunque illecito, dal quale sia derivato un pregiudizio giuridico, non solo economico, che si sia concretizzato nella perdita del diritto (di surrogazione ex art. 1949 c.c., o di regresso ex art. 1950 c.c.), e non già nella mera maggiore difficoltà di attuarlo per le diminuite capacità satisfattive del patrimonio del debitore.

Cassazione civile sez. I  21 ottobre 2010 n. 21645  

 

Il fatto del creditore, rilevante ai sensi dell'art. 1955 c.c. ai fini della liberazione del fideiussore, non può consistere nella mera inazione, ma deve costituire violazione di un dovere giuridico imposto dalla legge o nascente dal contratto e integrante un fatto quanto meno colposo, o comunque illecito, dal quale sia derivato un pregiudizio giuridico, non solo economico, che deve concretizzarsi nella perdita del diritto (di surrogazione ex art. 1949 c.c., o di regresso ex art. 1950 c.c.), e non già nella mera maggiore difficoltà di attuarlo per le diminuite capacità satisfattive del patrimonio del debitore.

Cassazione civile sez. I  05 dicembre 2008 n. 28838  

 

Qualora il fideiussore paghi dopo il fallimento il creditore insinuato, può insinuarsi a sua volta, surrogandosi ai sensi degli art. 1949 e 1203 c.c., non occorrendo che il credito sia stato prenotato in via condizionale, secondo quanto disposto dall'art. 55, comma 3, l.fall.; la successione nella titolarità del credito, infatti, non determina un danno per la massa, poiché il pagamento del creditore principale non viene effettuato con denaro di quest'ultima ma del fideiussore.

Cassazione civile sez. I  11 settembre 2007 n. 19097  

 

Il credito sorto antecedentemente al fallimento e azionato in via di surroga dal fideiussore, che ha pagato, ha natura concorsuale, in quanto essendo già insinuato al passivo per opera del creditore principale, continua ad essere insinuato per iniziativa del fideiussore surrogatosi, anche quando questi non abbia provveduto in precedenza all'insinuazione del credito in via condizionale, a nulla rilevando la successione di diverso soggetto nella sua titolarità; né tale successione è di pregiudizio ai creditori concorrenti ovvero viola il principio della cristalizzazione della massa passiva, posto che nel concorso nulla viene a modificarsi, soltanto subentrando nella titolarità di un credito insinuato, nel suo ammontare originario, un creditore (fideiussore) ad un altro (il creditore principale).

Cassazione civile sez. I  11 settembre 2007 n. 19097  



 
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