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Art. 195 codice civile: Prelevamento dei beni mobili

Nella divisione i coniugi o i loro eredi hanno diritto di prelevare i beni mobili che appartenevano ai coniugi stessi prima della comunione o che sono ad essi pervenuti durante la medesima per successione o donazione. In mancanza di prova contraria si presume che i beni mobili facciano parte della comunione (1).


Commento

Erede: [v. 457]; Bene mobile: [v. 812]; Successione: [v. Libro II, Titolo I]; Donazione: [v. Libro II, Titolo V].

 

(1) Art. così sostituito ex l. 19-5-1975, n. 151 (art. 74) (Riforma del diritto di famiglia).

 


Giurisprudenza annotata

Coniugi

Deve escludersi che una volta intervenuta la separazione dei coniugi già in regime di comunione legale dei beni continui a sussistere, a vantaggio dei terzi, una generale presunzione di comunione, relativamente ai beni nella esclusiva disponibilità di uno solo di essi, il quale non sia in grado di dimostrarne, con atto avente data certa, la proprietà individuale. È onere, infatti, del terzo, che voglia avvalersi, ai sensi dell'art. 197 c.c., della presunzione di proprietà comune dei beni mobili non registrati prelevati da uno dei coniugi a seguito di separazione personale e di divisione del patrimonio, dimostrare anche che il bene in contestazione è stato acquistato in un momento anteriore allo scioglimento della comunione stessa.

Cassazione civile sez. III  14 maggio 2003 n. 7372  

 

Una volta intervenuta la separazione personale dei coniugi in regime patrimoniale di comunione dei beni, va escluso che continui a sussistere, a vantaggio dei terzi, una generale presunzione di comunione relativa ai beni che sono nella disponibilità esclusiva di uno di essi che non sia in grado di dimostrare con atto di data certa la proprietà individuale. Occorre infatti distinguere la presunzione di comproprietà posta dall'art. 195 c.c. che riflette i rapporti tra i coniugi, dalla presunzione posta dall'art. 197, che riguarda l'interesse dei terzi a non vedersi pregiudicata la possibilità di avvalersi degli effetti della presunzione medesima dall'avvenuto scioglimento della comunione rimesso alla esclusiva volontà dei coniugi ed attuato con il prelevamento effettuato da ciascuno di essi. Invero tra i coniugi il prelevamento dei beni effettuato da uno di essi sancisce il superamento della presunzione di comunione solo se avvenuto in accordo con l'altro, mentre nei riguardi dei terzi la presunzione di comproprietà dei beni non può continuare ad essere riferita a tutti i beni nell'esclusiva disponibilità del coniuge separato che li possiede, per il solo fatto che questi non sia in grado di dimostrarne la proprietà esclusiva con atto di data certa. Pertanto, il terzo che voglia avvalersi della presunzione di proprietà comune dei beni mobili non registrati, prelevati da uno dei coniugi a seguito di separazione personale e divisione del patrimonio, per potersi avvalere della presunzione stabilita dall'art. 197 c.c. deve dimostrare che il bene in contestazione sia stato acquistato in un momento anteriore allo scioglimento della comunione stessa.

Cassazione civile sez. III  14 maggio 2003 n. 7372  

 

Si deve presumere, ai sensi del combinato disposto degli art. 186 e 190 c.c., nonché in forza dell'art. 195 c.c., che le obbligazioni gravanti sulla comunione legale, vengano adempiute dai coniugi con denaro comune, salva la possibilità di dimostrare con qualsiasi mezzo di prova, ivi comprese le prove atipiche (e, segnatamente, l'ammissione proveniente dalla controparte) l'adempimento con beni personali: solo in quest'ultimo caso il coniuge "solvens" potrà vantare nei confronti dell'altro un diritto al rimborso pari alla metà delle somme erogate, mentre in caso contrario non sorgerà alcun diritto al rimborso, risultando l'obbligazione comune adempiuta con beni facenti capo per parti uguali ad entrambi i coniugi, non essendo la comunione un autonomo soggetto di diritto.

Tribunale Bergamo  18 dicembre 2001

 

 

Imposte

In tema di imposta sulle successioni, il saldo attivo di un conto corrente bancario, intestato - in regime di comunione legale dei beni - soltanto ad uno dei coniugi e nel quale siano affluiti proventi dell'attività separata svolta dallo stesso, se ancora sussistente entra a far parte della comunione legale dei beni, ai sensi dell'art. 177, comma 1, lett. c, c.c., al momento dello scioglimento della stessa, determinato dalla morte, con la conseguente insorgenza, solo da tale epoca, di una titolarità comune dei coniugi sul predetto saldo; lo scioglimento attribuisce invero al coniuge superstite una contitolarità propria sulla comunione e, attesa la presunzione di parità delle quote, un diritto proprio, e non ereditario, sulla metà dei frutti e dei proventi residui, già esclusivi del coniuge defunto. (Nella specie, la S.C. ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle entrate avverso la sentenza del giudice tributario che aveva ritenuto che l'imposta di successione fosse stata illegittimamente liquidata e corrisposta sull'intero asse ereditario mentre le attività relative ai conti correnti e titoli dovevano essere tassati al cinquanta per cento, con conseguente rimborso della maggiore imposta versata).

Cassazione civile sez. trib.  16 luglio 2008 n. 19567  

 

In tema di imposta sulle successioni, il saldo attivo di un conto corrente bancario intestato al de cuius, va tassato per intero, anche se il defunto era in regime di comunione legale con il coniuge, atteso che la comunione legale fra i coniugi, di cui all'art. 177 c.c., riguarda gli acquisti, cioè gli atti implicanti l'effettivo trasferimento della proprietà della res o la costituzione di diritti reali sulla medesima, non quindi i diritti di credito sorti dal contratto concluso da uno dei coniugi, i quali, per la loro stessa natura relativa e personale, pur se strumentali all'acquisizione di una res, non sono suscettibili di cadere in comunione.

Cassazione civile sez. trib.  01 aprile 2003 n. 4959  



 
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