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Art. 1950 codice civile: Regresso contro il debitore principale

Il fideiussore che ha pagato ha regresso contro il debitore principale, benchè questi non fosse consapevole della prestata fideiussione.

Il regresso comprende il capitale, gli interessi e le spese che il fideiussore ha fatte dopo che ha denunziato al debitore principale le istanze proposte contro di lui.

Il fideiussore inoltre ha diritto agli interessi legali sulle somme pagate dal giorno del pagamento. Se il debito principale produceva interessi in misura superiore al saggio legale, il fideiussore ha diritto a questi fino al rimborso del capitale (1).

Se il debitore è incapace, il regresso del fideiussore è ammesso solo nei limiti di ciò che sia stato rivolto a suo vantaggio.


Commento

Regresso: l’azione di regresso attribuisce al fideiussore il diritto di farsi rimborsare tutto ciò che ha pagato al creditore.

 

 

(1) L’azione di regresso ha un contenuto più ampio di quella di surrogazione, poiché comprende, oltre al capitale (cioè l’importo del debito), anche gli interessi e le spese.

Gli interessi sono quelli effettivamente pagati dal fideiussore, nella misura fissata dalla legge o dalle parti, misura che può essere o superiore (nel qual caso tale pattuizione deve risultare per iscritto) o inferiore al tasso legale.

Le spese sono quelle relative all’instaurazione del processo di cognizione, esecuzione o conservazione di cui il fideiussore deve aver comunicato al debitore l’instaurazione. La denuncia della domanda si configura come un onere che grava sul fideiussore che vuole ottenere il rimborso delle somme spese.

 

 


Giurisprudenza annotata

Fideiussione

Anche se il diritto di regresso previsto in favore del fideiussore dall'art. 1950 c.c. ha portata più ampia della surroga ex art. 1203 e 1949 n. 3, c.c. - comprendendo anche gli interessi e le eventuali spese giudiziali sostenute dal fideiussore per resistere alle pretesa del creditore - la posizione del fideiussore non può essere diversa e poziore rispetto a quella dello stesso creditore principale. Deriva da quanto precede, pertanto, qualora il fideiussore abbia corrisposto, in forza della provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo emesso a suo carico, l'importo di una fideiussione prestata in favore di un comune, a garanzia di oneri di urbanizzazione a carico di una società successivamente fallita, correttamente il tribunale rigetta il reclamo proposto dal fideiussore avverso il rigetto della propria istanza di ammissione incondizionata al passivo, sul rilievo che la surroga esercitata non gli attribuisce diritti maggiori di quelli che sarebbero spettati allo stesso comune garantito, in ipotesi di domanda di ammissione al passivo del credito principale, ancora "sub iudice".

Cassazione civile sez. I  07 dicembre 2012 n. 22257  

 

Il credito di regresso del fideiussore che abbia pagato integralmente il creditore dopo la dichiarazione di fallimento del debitore principale ha natura concorsuale, in quanto esclude dal concorso, con effetto surrogatorio, il credito estinto, mutuandone la concorsualità, senza violare, quindi, il principio di cristallizzazione della massa passiva. Ne consegue che il fideiussore solvens può esercitare il credito di regresso, nei limiti imposti dalle regole inderogabili del concorso, anche qualora non ne abbia chiesto e ottenuto l'ammissione al passivo con riserva.

Cassazione civile sez. I  04 luglio 2012 n. 11144  

 

Nel contratto autonomo di garanzia il garante una volta che ha pagato nelle mani del creditore beneficiario, non potrà agire in ripetizione nei confronti di quest'ultimo (salvo nel caso di escussione fraudolenta), rinunciando, per l'effetto, anche alla possibilità di chiedere la restituzione di quanto pagato all'"accipiens" nel caso di escussione illegittima della garanzia, ma potrà esperire l'azione di regresso ex art. 1950 c.c. unicamente nei confronti del debitore garantito, senza possibilità per il debitore di opporsi al pagamento richiesto dal garante né di eccepire alcunché, in sede di rivalsa, in merito all'avvenuto pagamento.

Tribunale Napoli sez. VIII  02 maggio 2011

 

Se il creditore tace al fideiussore l'involuzione economica subita dal debitore, il "garante" non può ritenersi liberato dall'obbligazione ex art. 1955 c.c., in quanto non è rilevante il comportamento meramente inattivo del creditore, richiedendosi la violazione di un dovere giuridico imposto dalla legge o nascente dal contratto e integrante un fatto quanto meno colposo, o comunque illecito, dal quale sia derivato un pregiudizio giuridico, non solo economico, che si sia concretizzato nella perdita del diritto (di surrogazione ex art. 1949 c.c., o di regresso ex art. 1950 c.c.), e non già nella mera maggiore difficoltà di attuarlo per le diminuite capacità satisfattive del patrimonio del debitore.

Cassazione civile sez. I  21 ottobre 2010 n. 21645  

 

Il fatto del creditore, rilevante ai sensi dell'art. 1955 c.c. ai fini della liberazione del fideiussore, non può consistere nella mera inazione, ma deve costituire violazione di un dovere giuridico imposto dalla legge o nascente dal contratto e integrante un fatto quanto meno colposo, o comunque illecito, dal quale sia derivato un pregiudizio giuridico, non solo economico, che deve concretizzarsi nella perdita del diritto (di surrogazione ex art. 1949 c.c., o di regresso ex art. 1950 c.c.), e non già nella mera maggiore difficoltà di attuarlo per le diminuite capacità satisfattive del patrimonio del debitore.

Cassazione civile sez. I  05 dicembre 2008 n. 28838  

 

La fideiussione alla fideiussione (o al fideiussore, o di regresso) deve essere distinta dalla fideiussione del fideiussore di cui all'art. 1940 c. c. Nella fideiussione alla fideiussione il fideiussore si obbliga nei confronti di colui il quale è gia fideiussore per garantirgli, una volta che egli abbia pagato, la fruttuosità dell'azione di regresso (art. 1950 c.c.) nei confronti del debitore principale. In tal caso la prima e la seconda fideiussione, dunque, realizzano due contratti concettualmente ed ontologicamente autonomi (sebbene funzionalmente collegati) con la conseguenza che ciascuno di questi può essere conosciuto dal giudice separatamente dall'altro, senza che tra le parti dei due diversi rapporti possa essere ravvisata una situazione di litisconsorzio necessario.

Corte appello L'Aquila  14 luglio 2008 n. 533  

 

Perché si verifichi la liberazione del fideiussore per fatto del creditore è necessario che questi incorra nella colposa violazione di un dovere giuridico imposto da norma di legge o di contratto e che abbia con il suo comportamento causato al garante un pregiudizio giuridico e non soltanto economico, in specie la perdita di surrogazione, ex art. 1949 c.c., o di regresso ex art. 1950 stesso codice, non essendo sufficiente la mera inazione. (Nel caso di specie il mancato avvio di azioni per il recupero del credito in data antecedente alla dichiarazione di fallimento dell'obbligata non integra una causa estintiva della fideiussione).

Tribunale Bari sez. II  03 ottobre 2006 n. 2483  

 

In tema di fideiussione, perché si verifichi la liberazione del fideiussore per fatto del creditore, prevista dall'art. 1955 c.c., occorre che il creditore abbia, col suo comportamento, causato al garante un pregiudizio giuridico, e non soltanto economico-materiale, vale a dire la perdita del diritto (di surrogazione ex art. 1949 c.c. o di regresso ex art. 1950 c.c.) e non la maggiore difficoltà di attuarlo per la diminuita consistenza del patrimonio del debitore, occorrendo, a tal fine, che il creditore abbia omesso l'esplicazione di un'attività che la legge o il contratto gli impongano al preciso scopo di rendere giuridicamente possibile la surrogazione.

Tribunale Bari sez. I  04 agosto 2006 n. 2131  



 
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