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Art. 1955 codice civile: Liberazione del fideiussore per fatto del creditore

La fideiussione si estingue (1) quando, per fatto del creditore (2), non può avere effetto la surrogazione del fideiussore nei diritti, nel pegno, nelle ipoteche e nei privilegi del creditore.


Commento

(1) L’estinzione non opera automaticamente, perché deve essere richiesta dal fideiussore e dichiarata dal giudice.

Infatti, nonostante il verificarsi della situazione che dà luogo all’estinzione, il fideiussore potrebbe decidere di rinunciare ad avvalersi di tale eccezione, per paralizzare la richiesta del creditore.

 

(2) Il fatto del creditore deve essere volontario, doloso o colposo, concretantesi sia in un’azione che in un’omissione che fa perdere il diritto ex art. 1949, e non lo rende solo di più difficile attuazione.

 

La fideiussione si estingue sia per cause cd. speciali, collegate all’obbligazione fideiussoria, sia per cause cd. generali, collegate cioè all’estinzione del debito principale (a seguito del pagamento del credito regolarmente effettuato dal debitore, o attraverso i normali modi di estinzione delle obbligazioni, ad esempio: la compensazione, la novazione, la remissione, la confusione, la prescrizione etc.) che si ripercuotono sull’obbligazione garantita. Presupposto dell’estinzione della fideiussione, prevista dalla norma, è il venir meno del creditore al dovere di mantenere integre le ragioni del fideiussore verso il debitore principale, rendendo inattuabile il suo diritto di surrogazione.

 


Giurisprudenza annotata

Titoli di credito

L'emissione di un assegno bancario postdatato a garanzia dell'adempimento di una propria obbligazione, costituisce atto contrario a norme imperative e non meritevole di tutela. Ne consegue che il fideiussore non resta liberato, ai sensi dell'art. 1955 cod. civ., per fatto del debitore, ove il pegno, nel quale il fideiussore sostenga di non essersi potuto surrogare per il comportamento doloso o colposo del creditore, sia costituito da assegni bancari postdatati consegnati dal debitore o da un terzo a garanzia del credito. Rigetta, App. L'Aquila, 28/11/2006

Cassazione civile sez. III  22 novembre 2013 n. 26232  

 

In tema di garanzia personale, è applicabile all'avallo, che si distingue per i caratteri di letteralità, astrattezza ed autonomia (in quanto sua specificità consiste nel costituire un vincolo giuridico esente da qualsiasi nesso con quello assunto dall'avallato), la norma dettata per la fideiussione dall'art. 1955 c.c. Peraltro, l'avallante, al pari di ogni debitore cambiario, può opporre al possessore della cambiale - così come dell'assegno - circostanze riconducibili al contenuto dell'"exceptio doli", come l'eccezione di estinzione per pagamento del debito principale nel caso in cui la cambiale non abbia circolato o il possessore di essa sia lo stesso nei cui confronti l'avallato ha estinto l'obbligazione, nel qual caso, dunque, la controversia esula dai confini del rapporto cambiario ed investe il rapporto extracartolare.

Cassazione civile sez. III  19 novembre 2007 n. 23922

 

 

Obbligazioni e contratti

In tema di fideiussione, il giudice di merito deve esaminare la questione della nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi, anche se la parte abbia censurato solo l'inosservanza degli artt. 1955 e 1956 cod. civ.: il principio dispositivo non può, difatti, limitare il rilevo di ufficio, sulla base dei fatti allegati e provati od emergenti "ex actis", della nullità contrattuale, tesa alla tutela di interessi generali non sacrificabili, fermo l'obbligo di sollecitare, al riguardo, l'attivazione del contraddittorio. Cassa con rinvio, App. Milano, 07/10/2006

Cassazione civile sez. I  18 novembre 2013 n. 25841  

 

 

Fideiussione

Le cause di estinzione della fideiussione previste dagli art. 1955 e 1957 c.c. hanno presupposti diversi: la prima ipotesi (liberazione del fideiussore che, per fatto del creditore, perda il diritto di surrogazione) esige infatti una condotta colposa e antigiuridica del creditore e l'esistenza di un pregiudizio giuridico nella sfera del fideiussore, rappresentato dalla perdita del diritto, occorrendo, all'uopo, che il creditore abbia omesso un'attività dovuta per legge o in forza di contratto; la seconda ipotesi (liberazione del fideiussore per mancato esercizio del diritto da parte del creditore entro sei mesi dalla scadenza dell'obbligazione) opera invece in modo oggettivo, a prescindere dall'atteggiamento colposo o meno del creditore e senza che assuma alcun rilievo il danno, conseguendo la invocata decadenza ipso facto al mancato, diacronico esercizio del diritto. Ne consegue che, invocata dal fideiussore la decadenza di cui all'art. 1957 c.c., non è consentito al giudice dichiarare l'estinzione della fideiussione in base alla previsione di cui all'art. 1955 c.c., stante l'impredicabilità di una sostanziale omogeneità dei fatti costitutivi destinati a sorreggere l'applicazione alternativa delle norme indicate. (Nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza di merito che aveva ritenuto integrata la fattispecie estintiva dell'obbligazione di garanzia prevista dall'art. 1955 c.c., rispetto all'originaria eccezione del fideiussore sollevata ex art. 1957 c.c., evidenziando che, attesa la diversità dei temi di indagine implicati dalle due disposizioni, il giudice non avrebbe potuto, se non illegittimamente, sovrapporne i relativi piani, onde giungere, in via officiosa, a predicare una violazione di legge mai invocata, né eccepita, dalla parte interessata a tanto onerata).

Cassazione civile sez. III  27 settembre 2011 n. 19736  

 

Se il creditore tace al fideiussore l'involuzione economica subita dal debitore, il "garante" non può ritenersi liberato dall'obbligazione ex art. 1955 c.c., in quanto non è rilevante il comportamento meramente inattivo del creditore, richiedendosi la violazione di un dovere giuridico imposto dalla legge o nascente dal contratto e integrante un fatto quanto meno colposo, o comunque illecito, dal quale sia derivato un pregiudizio giuridico, non solo economico, che si sia concretizzato nella perdita del diritto (di surrogazione ex art. 1949 c.c., o di regresso ex art. 1950 c.c.), e non già nella mera maggiore difficoltà di attuarlo per le diminuite capacità satisfattive del patrimonio del debitore.

Cassazione civile sez. I  21 ottobre 2010 n. 21645  

 

Il fatto del creditore, rilevante ai sensi dell'art. 1955 c.c. ai fini della liberazione del fideiussore, non può consistere nella mera inazione, ma deve costituire violazione di un dovere giuridico imposto dalla legge o nascente dal contratto e integrante un fatto quanto meno colposo, o comunque illecito, dal quale sia derivato un pregiudizio giuridico, non solo economico, che deve concretizzarsi nella perdita del diritto (di surrogazione ex art. 1949 c.c., o di regresso ex art. 1950 c.c.), e non già nella mera maggiore difficoltà di attuarlo per le diminuite capacità satisfattive del patrimonio del debitore.

Cassazione civile sez. I  05 dicembre 2008 n. 28838

 

Il fatto del creditore idoneo a liberare il fideiussore ai sensi dell'art. 1955 c.c. non può consistere nella mera inazione, dovendo invece concretizzarsi in un comportamento illecito o comunque che crei un pregiudizio economico in violazione di un obbligo di legge o previsto dal contratto. Nella fideiussione per obbligazione futura, la mancanza di un'evoluzione in peius delle condizioni patrimoniali del debitore impedisce la liberazione del fideiussore ai sensi dell'art. 1956 c.c., tanto più se il fideiussore aveva l'obbligo contrattuale di autoinformarsi, e nonostante il creditore fosse a conoscenza della permanente situazione di dissesto del debitore.

Tribunale Bari  03 ottobre 2006

 

In tema di fideiussione, perché si verifichi la liberazione del fideiussore per fatto del creditore, prevista dall'art. 1955 c.c., occorre che il creditore abbia, col suo comportamento, causato al garante un pregiudizio giuridico, e non soltanto economico-materiale, vale a dire la perdita del diritto (di surrogazione ex art. 1949 c.c. o di regresso ex art. 1950 c.c.) e non la maggiore difficoltà di attuarlo per la diminuita consistenza del patrimonio del debitore, occorrendo, a tal fine, che il creditore abbia omesso l'esplicazione di un'attività che la legge o il contratto gli impongano al preciso scopo di rendere giuridicamente possibile la surrogazione.

Tribunale Bari sez. I  04 agosto 2006 n. 2131  

 

Perché si verifichi la liberazione del fideiussore per fatto del creditore, ai sensi dell'art. 1955 c.c., occorre che il creditore abbia con il suo comportamento causato al garante un pregiudizio giuridico e non soltanto economico, e cioè la perdita del diritto di surrogazione ex art. 1949 c.c. o di regresso ex art. 1950 c.c. (Nella specie, la sentenza impugnata, confermata dalla S.C., aveva ritenuto liberato il fideiussore a seguito della intervenuta rinuncia all'azione proposta dai lavoratori nei confronti del debitore garantito).

Cassazione civile sez. lav.  23 aprile 2004 n. 7719  

 

Il "fatto del creditore", al quale l'art. 1955 c.c. riconosce effetto estintivo dell'obbligazione del fideiussore, ove pregiudichi la surrogazione di quest'ultimo nei diritti del creditore medesimo verso il debitore principale, può ravvisarsi esclusivamente nella colposa violazione di un dovere giuridico imposto da norma di legge o di contratto, ma non anche nel mancato assolvimento di un semplice onere, poiché questo mancato assolvimento determina solo la perdita di un vantaggio, che il creditore non ha l'obbligo di costituire per il fideiussore, quando non l'abbia costituito neppure per sè.

Cassazione civile sez. III  06 febbraio 2004 n. 2301  



 
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