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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 1960 codice civile: Nozione

L’anticresi (1) è il contratto col quale il debitore o un terzo si obbliga a consegnare un immobile al creditore a garanzia del credito, affinchè il creditore ne percepisca i frutti, imputandoli agli interessi, se dovuti, e quindi al capitale (2).


Commento

Anticresi: contratto consensuale, accessorio rispetto al credito che deve essere estinto; è solenne, soggetto a trascrizione, il che consente di tutelare efficacemente il creditore anticretico nei confronti di eventuali pretese dei terzi aventi causa dal proprietario-debitore.

 

(1) Oggetto dell’anticresi sono esclusivamente i beni immobili fruttiferi, sia urbani che rustici.

In riferimento alla causa, si ritiene che all’essenziale e prevalente funzione di garanzia dell’anticresi si accomuna una funzione eventuale di carattere satisfattorio, perché al creditore è riconosciuto un diritto di godimento sull’immobile. Tale diritto di godimento può essere diretto (uso del bene e percezione dei suoi frutti naturali), o indiretto (percezione dei frutti civili quale corrispettivo della concessione fatta ad altri del godimento dell’immobile, ad esempio, locazione).

La figura in esame, di antica tradizione, è di applicazione assai limitata.

 

(2) La norma fa riferimento all’anticresi cd. estintiva che va tenuta distinta da quella cd. compensativa. Nel primo caso i frutti percepiti dal creditore sono destinati al soddisfacimento prima degli interessi, se dovuti, e quindi del capitale, con la finalità di operare progressivamente l’estinzione del debito.

 


Giurisprudenza annotata

Locazioni

In tema di locazione di immobili urbani, la presunzione di un rapporto pertinenziale, a norma dell'art. 817 c.c. tra l'appartamento adibito ad uso abitativo ed il locale per "posto macchina" sussiste - con la conseguenza della regolamentazione unitaria dell'equo canone nel modo stabilito dall'art. 13 l. 27 luglio 1978 n. 392 - qualora, gli immobili appartengano al medesimo proprietario, siano ubicati nel medesimo edificio e siano concessi in locazione allo stesso conduttore anche se con separati contratti. La presunzione anzidetta non è invece applicabile quando i distinti contratti locativi aventi ad oggetto rispettivamente l'appartamento ed il posto macchina siano stati stipulati non dall'unico proprietario dell'immobile, ma da due creditori anticretici, in veste di locatori, potendo il proprietario dimostrare implicitamente, ma inequivocamente la propria volontà di far cessare il vincolo pertinenziale attribuendo il diritto personale ex. art. 1960 c.c. sull'appartamento e sul "posto macchina" a due soggetti diversi.

Cassazione civile sez. III  20 maggio 1997 n. 4483  

 

 

Comunione e condominio

La legittima costituzione di un rapporto pertinenziale tra cose presuppone l'esistenza (oltre che di un unico proprietario) di un elemento oggettivo - consistente nella obbiettiva destinazione del bene accessorio ad un rapporto funzionale con quello principale - e di un elemento soggettivo - consistente nella effettiva volontà, espressa o tacita, di destinazione della res al servizio o all'ornamento del bene principale da parte di chi abbia il potere di disporre di entrambi -. Pertanto, se il creditore anticretico non può determinare l'insorgenza di alcun vincolo pertinenziale tra beni, ben può il proprietario dei medesimi dimostrare, in modo implicito, ma inequivoco, la propria volontà di far cessare il detto nesso tra la cosa accessoria e quella principale mediante l'attribuzione, a due soggetti diversi, di un diritto personale su ciascuna di esse, in virtù di separati contratti di anticresi. (Nella specie, il conduttore di un appartamento e di una autorimessa, originariamente costituente pertinenza del primo, aveva visto subentrare all'originario - ed unico - proprietario due diversi creditori di quest'ultimo, cui i beni erano stati ceduti in godimento in forza di separati contratti di anticresi. Con detti creditori anticretici egli aveva stipulato due distinti contratti di locazione e, successivamente, aveva instaurato, dinanzi al pretore, un giudizio per la determinazione del canone ex art. 13 l. n. 392 del 1978, assumendo che, atteso il vincolo pertinenziale esistente tra i due beni, la regolamentazione pattizia andava dichiarata nulla perché volta ad eludere la disciplina sull'equo canone. La S.C., nel confermare la sentenza di rigetto della domanda pronunciata dal tribunale in grado di appello, ha enunciato il principio di diritto di cui in massima).

Cassazione civile sez. III  09 gennaio 1998 n. 136  

 

 

Anticresi

Seppure l'art. 1960 c.c., che contempla l'ipotesi normale dell'anticresi c.d. " estintiva ", prevede l'imputazione dei frutti dapprima agli interessi e quindi al capitale, tuttavia non esula dallo schema legale l'ipotesi in cui si sia prevista l'imputazione dei frutti ai soli interessi, essendo la c.d. " anticresi compensativa " esplicitamente considerata nell'art. 1964 c.c.

Cassazione civile sez. II  12 marzo 1983 n. 1866  

 

Poiché il contratto di anticresi è soggetto a trascrizione, gli atti di trasferimento del bene dato in garanzia sono inefficaci nei confronti del creditore anticretico solo se quel contratto sia stato trascritto anteriormente alla trascrizione dell'atto di trasferimento dello stesso bene a terzi qualora siffatta situazione non si verifichi, il creditore anticretico, tuttavia, ha nei riguardi dell'acquirente del bene diritto ad un'indennità per le migliorie apportatevi, ai sensi dell'art. 1150 c.c., applicabile alle più diverse situazioni giuridiche ed, avente la funzione specifica di evitare un ingiustificato arricchimento.

Cassazione civile sez. II  12 marzo 1983 n. 1866  

 

In tema di anticresi, la prevista rinnovabilità del rapporto dopo il primo decennio e l'effettiva sua prosecuzione oltre la durata massima stabilita dall'art. 1962 c.c., nonché l'esistenza di un patto commissorio, non incidono sullo schema legale del contratto nè ad esso si propaga l'invalidità di quelle clausole.

Cassazione civile sez. II  12 marzo 1983 n. 1866

 

Non modifica lo schema legale del contratto di anticresi la facoltà, concessa al creditore, di apportare miglioramenti al fondo dato in garanzia e di eseguirvi addizioni, con l'intesa di effettuarne la valutazione al termine del rapporto e con l'obbligo di pagamento del corrispondente valore a carico del debitore, proprietario dell'immobile.

Cassazione civile sez. II  12 marzo 1983 n. 1866  



 
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