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Art. 197 codice civile: Limiti al prelevamento nei riguardi dei terzi

Il prelevamento autorizzato dagli articoli precedenti non può farsi, a pregiudizio dei terzi, qualora la proprietà individuale dei beni non risulti da atto avente data certa (1). E’ fatto salvo al coniuge o ai suoi eredi il diritto di regresso sui beni della comunione spettanti all’altro coniuge nonchè sugli altri beni di lui.


Commento

Proprietà: [v. 832].

 

(1) Art. così sostituito ex l. 19-5-1975, n. 151 (art. 76) (Riforma del diritto di famiglia).


Giurisprudenza annotata

Coniugi

Deve escludersi che una volta intervenuta la separazione dei coniugi già in regime di comunione legale dei beni continui a sussistere, a vantaggio dei terzi, una generale presunzione di comunione, relativamente ai beni nella esclusiva disponibilità di uno solo di essi, il quale non sia in grado di dimostrarne, con atto avente data certa, la proprietà individuale. È onere, infatti, del terzo, che voglia avvalersi, ai sensi dell'art. 197 c.c., della presunzione di proprietà comune dei beni mobili non registrati prelevati da uno dei coniugi a seguito di separazione personale e di divisione del patrimonio, dimostrare anche che il bene in contestazione è stato acquistato in un momento anteriore allo scioglimento della comunione stessa.

Cassazione civile sez. III  14 maggio 2003 n. 7372  

 

Una volta intervenuta la separazione personale dei coniugi in regime patrimoniale di comunione dei beni, va escluso che continui a sussistere, a vantaggio dei terzi, una generale presunzione di comunione relativa ai beni che sono nella disponibilità esclusiva di uno di essi che non sia in grado di dimostrare con atto di data certa la proprietà individuale. Occorre infatti distinguere la presunzione di comproprietà posta dall'art. 195 c.c. che riflette i rapporti tra i coniugi, dalla presunzione posta dall'art. 197, che riguarda l'interesse dei terzi a non vedersi pregiudicata la possibilità di avvalersi degli effetti della presunzione medesima dall'avvenuto scioglimento della comunione rimesso alla esclusiva volontà dei coniugi ed attuato con il prelevamento effettuato da ciascuno di essi. Invero tra i coniugi il prelevamento dei beni effettuato da uno di essi sancisce il superamento della presunzione di comunione solo se avvenuto in accordo con l'altro, mentre nei riguardi dei terzi la presunzione di comproprietà dei beni non può continuare ad essere riferita a tutti i beni nell'esclusiva disponibilità del coniuge separato che li possiede, per il solo fatto che questi non sia in grado di dimostrarne la proprietà esclusiva con atto di data certa. Pertanto, il terzo che voglia avvalersi della presunzione di proprietà comune dei beni mobili non registrati, prelevati da uno dei coniugi a seguito di separazione personale e divisione del patrimonio, per potersi avvalere della presunzione stabilita dall'art. 197 c.c. deve dimostrare che il bene in contestazione sia stato acquistato in un momento anteriore allo scioglimento della comunione stessa.

Cassazione civile sez. III  14 maggio 2003 n. 7372  

 

In tema di comunione legale tra coniugi, poiché l'art. 195 (ultima parte) c.c. - il quale prevede, con riguardo al prelevamento dei beni mobili nell'ambito della divisione dei beni della comunione, che, in mancanza di prova contraria, si presume che i beni mobili facciano parte della comunione - non richiede una prova qualificata, è sufficiente, per rovesciare la presunzione, una prova libera, e quindi anche una prova testimoniale o indiziaria. Tale sistema probatorio, pur se dettato per disciplinare la divisione tra i coniugi (o i loro eredi) di beni ad essi appartenenti prima della comunione o ad essi pervenuti durante la medesima per successione o donazione, ha carattere generale, sicché è applicabile anche quando debba giudicarsi, nei rapporti tra i coniugi (rispetto ai terzi vale, invece, la regola prevista dall'art. 197 c.c.), se determinati beni siano di proprietà esclusiva di uno di essi o siano in comunione (nella specie, tale accertamento aveva per oggetto titoli azionari nell'ambito di un procedimento di separazione personale).

Cassazione civile sez. I  18 agosto 1994 n. 7437  

 

 

Imposta di registro

In tema di imposta sulle successioni, il saldo attivo di un conto corrente bancario intestato al de cuius, va tassato per intero, anche se il defunto era in regime di comunione legale con il coniuge, atteso che la comunione legale fra i coniugi, di cui all'art. 177 c.c., riguarda gli acquisti, cioè gli atti implicanti l'effettivo trasferimento della proprietà della res o la costituzione di diritti reali sulla medesima, non quindi i diritti di credito sorti dal contratto concluso da uno dei coniugi, i quali, per la loro stessa natura relativa e personale, pur se strumentali all'acquisizione di una res, non sono suscettibili di cadere in comunione.

Cassazione civile sez. trib.  01 aprile 2003 n. 4959



 
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