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Art. 1971 codice civile: Transazione su pretesa temeraria

Se una delle parti era consapevole della temerarietà della sua pretesa, l’altra può chiedere l’annullamento della transazione.


Commento

Temerarietà della pretesa: pretesa assolutamente ed obiettivamente infondata.

 

Scopo della norma è quello di evitare che la transazione, da strumento di agile e sollecita composizione informale e stragiudiziale di liti attuali o future, si trasformi in un incentivo alle liti inesistenti inscenate nei confronti di soggetti inesperti, al fine di ottenere vantaggi ingiustificati.


Giurisprudenza annotata

Transazione

La transazione, come ogni altro contratto, è annullabile per violenza, errore o dolo (art. 1427 c.c.) e non è perciò rimovibile se non vi sia stata violenza o dolo cioè raggiri atti a carpire il consenso della controparte ed una falsa rappresentazione della realtà ed assenza del requisito specifico della essenzialità dell'errore che, ai sensi dell'art. 1429 c.c., ricorre quando l'errore cade sulla natura o l'oggetto del contratto ovvero sull'identità o sulle qualità della persona dell'altro contraente o quando manchi, infine, anche un'invocata ipotesi di transazione su pretesa temeraria di cui all'art. 1971 c.c. che presuppone il duplice requisito della oggettiva totale infondatezza della propria pretesa e della piena soggettiva consapevolezza di detta temerarietà. Tuttavia l'effetto preclusivo della transazione non si verifica su pretese risarcitorie per danni ingiusti non ancora manifestatisi e non ragionevolmente prevedibili al momento della stipulazione della transazione stessa.

Tribunale Milano sez. X  03 ottobre 2009 n. 11786

 

Non può essere considerata temeraria la pretesa creditoria dell’istituto bancario convenuto (art. 1971 c.c.), sulla quale è intervenuta la transazione, dal momento che essa riguardava crediti derivanti da un contratto di mutuo, e da uno scoperto di conto corrente, laddove la temerarietà presuppone la totale infondatezza della pretesa e la mala fede della parte.

Tribunale Lucera  15 maggio 2007

 

L'annullamento della transazione su pretesa temeraria, ai sensi dell'art. 1971 c.c., presuppone, oltre alla totale infondatezza della pretesa, che la parte versi in mala fede, ovvero che, pur essendo consapevole della infondatezza della propria pretesa, l'abbia dolosamente sostenuta (sul punto cfr.: Cass 3/4/2003, n. 5139; Cass. 23/01/1997, n. 712).

Tribunale Padova sez. I  20 settembre 2006 n. 2133  

 

L'annullamento della transazione su pretesa temeraria, ai sensi dell'art. 1971 c.c. presuppone la presenza di due elementi, uno obiettivo ed uno soggettivo: che la pretesa fatta valere dalla parte nei cui confronti si chiede l'annullamento sia totalmente infondata, e che la parte versi in mala fede, ovvero che, pur essendo consapevole della infondatezza della propria pretesa, l'abbia dolosamente sostenuta.

Corte appello Reggio Calabria  29 gennaio 2004

 

L'annullamento della transazione su pretesa temeraria, ai sensi dell'art. 1971 c.c., presuppone la presenza di due elementi, uno obiettivo ed uno soggettivo: che la pretesa fatta valere dalla parte nei cui confronti si chiede l'annullamento sia totalmente infondata, e che la parte versi in mala fede, ovvero che, pur essendo consapevole della infondatezza della propria pretesa, l'abbia dolosamente sostenuta.

Cassazione civile sez. III  03 aprile 2003 n. 5139

 

A norma dell'art. 1970 c.c., la transazione non può essere impugnata per causa di lesione, in quanto la considerazione dei reciproci sacrifici e vantaggi derivanti dal contratto ha carattere soggettivo, essendo rimessa all'autonomia negoziale delle parti. Nè può ovviarsi a tale preclusione dopo che nel giudizio di primo grado si sia proposta domanda di rescissione, trasformandola, in appello, in domanda di annullamento della transazione per temerarietà della pretesa ex art. 1971 c.c., in quanto, in tal modo, si dedurrebbe un rimedio basato su di un "petitum" ed una "causa petendi" diversi da quelli prospettati in primo grado, con conseguente inammissibilità della domanda ex art. 345 c.p.c.

Cassazione civile sez. III  22 aprile 1999 n. 3984  

 

L'annullamento della transazione su pretesa temeraria ai sensi dell'art. 1971 c.c., presuppone che la pretesa fatta valere dalla parte nei cui confronti si chieda l'annullamento sia assolutamente ed obiettivamente infondata, e ciò in aderenza alla necessità che il rapporto dal quale scaturisce la transazione sia una res dubia, che, cioè vi sia incertezza sui rispettivi diritti delle parti. La mancanza di detto presupposto esclude, di per sè, l'annullamento, e, pertanto, il giudice, accertato che la pretesa non era assolutamente infondata, deve respingere la domanda di annullamento della transazione senza compiere alcuna altra indagine, tanto più che l'art. 1971 cit., richiedendo, per l'annullamento della transazione la consapevolezza, in una delle parti, della temerarietà della sua pretesa, esclude che sia sufficiente la colpa grave, essendo invece necessario il dolo.

Cassazione civile sez. lav.  23 gennaio 1997 n. 712  

 

Poiché il presupposto della res dubia che caratterizza la transazione, è costituito non dall'incertezza obiettiva circa lo stato di fatto e diritto, ma dalla sussistenza di discordanti valutazioni in ordine alle correlative situazioni giudiziali dei rispettivi diritti ed obblighi delle parti, nessuna incidenza sulla validità ed efficacia del negozio può attribuirsi, al di fuori delle ipotesi previste dagli art. 1971 e segg. c.c. all'accertamento ex post della assoluta infondatezza delle contrapposte pretese. Pertanto, la sentenza di mero accertamento con cui in sede di opposizione all'esecuzione venga affermata l'inesistenza del diritto del creditore di procedere ad esecuzione forzata, non vale a fondare la domanda giudiziale rivolta a conseguire, a titolo di liquidazione di un debito la restituzione di quanto il debitore esecutato abbia in via transattiva pagato al creditore per ottenerne la desistenza dall'azione esecutiva o addirittura la rinuncia al credito.

Cassazione civile sez. III  13 maggio 1996 n. 4448  

 

L'annullamento della transazione su pretesa temeraria ai sensi dell'art. 1971 c.c., presuppone che la pretesa fatta valere dalla parte nei cui confronti si chieda l'annullamento sia assolutamente ed obiettivamente infondata, e ciò in aderenza alla necessità che il rapporto dal quale scaturisce la transazione sia una res dubia, che, cioè vi sia incertezza sui rispettivi diritti delle parti. La mancanza di detto presupposto esclude, di per sè, l'annullamento, e, pertanto, il giudice, accertato che la pretesa non era assolutamente infondata, deve respingere la domanda di annullamento della transazione senza compiere alcuna altra indagine, tanto più che l'art. 1971, richiedendo, per l'annullamento della transazione la consapevolezza, in una delle parti, della temerarietà della sua pretesa, esclude che sia sufficiente la colpa grave, essendo invece necessario il dolo.

Cassazione civile sez. III  04 giugno 1988 n. 3797  

 

L'annullamento della transazione conclusa su pretesa temeraria, ai sensi dell'art. 1971 c.c., presuppone che la pretesa fatta valere dalla parte, nei cui confronti si chiede l'annullamento stesso, sia assolutamente e obiettivamente infondata, in aderenza alla necessità che il rapporto dal quale scaturisce la transazione sia una "res dubia", che cioè vi sia incertezza sui rispettivi diritti delle parti.

Cassazione civile sez. II  28 novembre 1984 n. 6191  

 

Nella transazione il presupposto della "res dubia" sussiste per la sola presenza di discordanti valutazioni in ordine a certe situazioni reali o giuridiche e ai rispettivi diritti ed obblighi delle parti, qualunque sia il grado di incertezza in cui queste possano versare e senza che rilevi il fatto che si accerti ex post l'infondatezza di una delle tesi contrapposte. Conseguentemente, intervenuto l'accordo transattivo, resta preclusa la possibilità di stabilire quale fosse realmente la situazione giuridica preesistente, essendo questa indagine consentita soltanto ove si alleghi alcuna delle ipotesi di cui agli art. 1971 ss. c.c. al fine di contestare la validità della transazione.

Cassazione civile sez. III  27 aprile 1982 n. 2633  

 



 
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