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Art. 1979 codice civile: Poteri dei creditori cessionari

L’amministrazione dei beni ceduti spetta ai creditori cessionari (1). Questi possono esercitare tutte le azioni di carattere patrimoniale relative ai beni medesimi (2).


Commento

(1) L’attività di gestione dei cessionari è circoscritta alla conservazione dei beni ed è diretta esclusivamente al fine della liquidazione, sicché essa è consentita per il solo tempo strettamente necessario a portare a termine la liquidazione. Da ciò consegue che ogni atto che non avesse la predetta finalità o che si protraesse per un periodo di tempo eccessivo, dovrebbe considerarsi eccedente «i limiti fissati nel mandato».

I cessionari possono anche nominare un liquidatore, il quale si ritiene assimilabile alla figura del sostituto del mandatario; con la conseguenza che il debitore cedente può agire direttamente nei confronti del liquidatore. Si rileva, infine, che contro eventuali abusi dei creditori (es.: atti di alienazione a titolo gratuito) può operare l’efficace rimedio della risoluzione.

 

(2) Tra le azioni patrimoniali rientrano anche le azioni possessorie. I cessionari agiscono in giudizio in qualità di rappresentanti del debitore-cedente; pertanto, quest’ultimo (che conserva la titolarità dei beni fin quando non siano stati alienati), qualora i creditori omettano di curare la tutela in giudizio dei beni ceduti, può direttamente esercitare le azioni patrimoniali relative a tali beni (es.: agire per l’adempimento o per la risoluzione del contratto di vendita concluso dai cessionari).


Giurisprudenza annotata

Fallimento

Benché l'omologazione del concordato preventivo con cessione dei beni non comporti il mutamento di titolari dei beni, in forza del negozio rappresentativo sotteso all'approvazione del concordato stesso, l'amministrazione dei beni ceduti spetta al soggetto incaricato della liquidazione del patrimonio il quale potrà esercitare tutte le azioni patrimoniali relative ai beni medesimi.

Tribunale Roma  10 luglio 2013

 

In caso di concordato preventivo con cessione dei beni ai creditori (art. 160, comma 2, n. 2 l. fall.) - al quale sono applicabili, "mutatis mutandi", le disposizioni relative alla cessione dei beni ai creditori, di cui agli art. 1977 e ss. c.c., compresa quella contenuta nell'art. 1979 - l'esercizio di tutte le azioni di carattere patrimoniale relative ai beni stessi spetta al liquidatore (nominato ai sensi dell'art. 182 l. fall.). È, pertanto, quest'ultimo, e non anche l'imprenditore ammesso al concordato, il soggetto legittimato a proporre ricorso per cassazione contro una pronuncia sfavorevole, emessa a conclusione di un giudizio di merito per la riscossione di crediti compresi nel patrimonio ceduto, ancorché prima della proposizione del ricorso il concordato abbia avuto completa esecuzione, atteso che la chiusura del procedimento concorsuale - tranne il caso che si sia verificato il totale pagamento dei crediti e che nel concordato sia stata prevista la restituzione al cedente dell'eventuale supero - segna, per il debitore ammesso al concordato con cessione dei beni, la definitiva perdita di tutti i diritti sui beni ceduti e, conseguentemente, comporta la sua carenza di legittimazione ad agire in giudizio per la tutela di essi.

Cassazione civile sez. I  18 dicembre 1991 n. 13626  

 

 

Tributi

Per effetto del negozio di cessione dei beni ai creditori (art. 1977 ss. c.c.), ai creditori cessionari spetta non solo l'amministrazione dei beni ceduti (art. 1979 c.c.), ma anche - sia pure nel quadro della liquidazione delle attività del cedente e del successivo riparto del ricavato - il potere di disporre, nel loro interesse, dei beni anzidetti. Ne consegue che, in tema di imposta sull'incremento di valore degli immobili (in.v.im.), il creditore cessionario che stipuli, in tale qualità, un atto di vendita di beni immobili, proprio perché partecipa all'atto anche nel suo interesse, viene ad assumere - a differenza del soggetto che intervenga unicamente quale rappresentante volontario del venditore - la veste non solo formale, ma anche sostanziale di parte dell'atto di trasferimento, rimanendo, come tale, solidalmente responsabile per il pagamento dell'imposta ai sensi dell'art. 26 d.P.R. 26 ottobre 1972 n. 643.

Cassazione civile sez. trib.  24 ottobre 2005 n. 20580

 

 

Cessione di beni ai creditori

Il contratto di cessione dei beni ai sensi dell'art. 1977 c.c., il quale importa la perdita, da parte del debitore cedente, del potere di disporre dei beni ceduti (art. 1980 c.c.) ed il passaggio dei poteri di amministrazione di tali beni ai cessionari (art. 1978 c.c.), si configura, nei rapporti interni tra cedente e cessionari, come un mandato irrevocabile conferito anche nell'interesse dei mandatari e, nei rapporti esterni, come potere di rappresentanza sostanziale e processuale spettante ai cessionari nei confronti del cedente. Ne consegue il diritto dei cessionari di chiedere al giudice dell'esecuzione e di ottenere la consegna del residuo della somma ricavata dalla vendita forzata di uno dei beni ceduti ed assoggettato alla esecuzione da altri creditori, anteriori alla cessione e non partecipanti alla medesima (art. 1980 comma 2, citato), al fine di destinarlo alla ripartizione in soddisfacimento delle loro ragioni (salvo l'obbligo del rendiconto ex art. 1983 c.c.).

Cassazione civile sez. III  16 dicembre 1988 n. 6853  



 
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