Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015

Codice civile Art. 1982 codice civile: Riparto

Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015



I creditori devono ripartire tra loro le somme ricavate in proporzione dei rispettivi crediti, salve le cause di prelazione (1). Il residuo spetta al debitore (2).

Commento

(1) La norma realizza il principio generale della par condicio creditorum posto dall’art. 2741. Tuttavia, nella cessione dei beni la concorsualità realizzata riguarda soltanto i creditori cessionari; ne consegue che i creditori non cessionari non potranno pretendere di partecipare pro quota al riparto del ricavato.

 

(2) Il disposto dell’ultima parte della norma corrisponde perfettamente alla fisionomia dell’istituto in esame. Invero, il debitore rimane proprietario dei beni ceduti ed è quindi logico che, una volta soddisfatti i creditori, riprenda vigore il suo diritto di proprietà sul residuo.

Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti

Dalla disciplina dell'art. 1337 c.c., in tema di trattative e responsabilità precontrattuale, o da determinati obblighi di informazione (art. 1338 e 1982 c.c.) non può desumersi, in coerenza alla regola della correttezza commerciale secondo buona fede, che ogni contraente debba rendere edotta la controparte delle proprie situazioni economiche - salvo che ciò non sia previsto espressamente dal contratto, o non derivi dalla legge, come nei rapporti bancari - ancorché critiche, annullando così l'onere di prudenza che ogni contraente deve pur assumere prima di instaurare un rapporto obbligatorio.

Cassazione civile sez. I  11 ottobre 1994 n. 8295

 

 

Fallimento

La procedura di concordato preventivo mediante cessione dei beni ai creditori comporta il trasferimento agli organi della procedura non della proprietà dei beni e della titolarità dei crediti, ma solo dei poteri di gestione finalizzati alla liquidazione, con la conseguenza che il debitore cedente conserva il diritto di esercitare le azioni o di resistervi, nei confronti dei terzi, a tutela del proprio patrimonio, soprattutto allorché - venuti meno quei poteri con la chiusura del concordato - l'esercizio di tutti i crediti viene restituito alla piena disponibilità del debitore cedente, che torna ad assommare in sè la titolarità giuridica e i poteri di gestione, con piena libertà di azione e senza neanche più l'astratta possibilità di un contrasto di interessi con i creditori cessionari; conseguentemente, chiusa la procedura, il debitore cedente è legittimato attivamente a proporre azione di risarcimento nei confronti di terzi per il danno derivante dal dissesto finanziario, essendo invece inammissibile che tale diritto, rimasto di proprietà del suo titolare e sfuggito alla liquidazione, non possa essere azionato nè dagli organi del concordato, decaduti per effetto della definitiva conclusione di questo, nè dal suo titolare, e debba restare, in definitiva, privo di tutela.

Cassazione civile sez. III  11 agosto 2000 n. 10738  



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