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Art. 1988 codice civile: Promessa di pagamento e ricognizione di debito

La promessa di pagamento o la ricognizione di un debito dispensa colui a favore del quale è fatta dall’onere di provare il rapporto fondamentale. L’esistenza di questo si presume fino a prova contraria.


Commento

Promessa di pagamento: dichiarazione unilaterale a carattere recettizio con la quale un soggetto promette di pagare un’altra persona.

 

Ricognizione di debito: dichiarazione unilaterale con cui un soggetto riconosce di avere un debito verso un altro soggetto.

 

Rapporto fondamentale: è il rapporto sottostante che giustifica l’esistenza della promessa o della ricognizione (es.: un contratto di compravendita).

 

 

 

La promessa di pagamento e la ricognizione del debito non costituiscono promesse unilaterali ai sensi dell’art. 1987, e dunque non sono fonti di obbligazioni (non hanno cioè efficacia obbligatoria). La loro efficacia è limitata al tema della prova del rapporto fondamentale che ne costituisce l’oggetto (il rapporto obbligatorio), producendo esse l’inversione dell’onere probatorio circa l’esistenza dell’obbligazione sottostante.


Giurisprudenza annotata

Ricognizione di debito

In tema di ricognizione di debito, è bene ricordare che essa consiste in una dichiarazione unilaterale recettizia che non integra, pertanto, una fonte autonoma di obbligazione; la dichiarazione in questione, infatti, ha semplicemente un effetto confermativo di un preesistente rapporto fondamentale, comportando soltanto l'inversione dell'onere della prova circa l'esistenza di quest'ultimo, ed è destinata a perdere efficacia nel caso in cui la parte da cui provenga dimostri che il rapporto medesimo non sia stato instaurato, o sia sorto invalidamente.

Tribunale Milano sez. VII  02 dicembre 2014 n. 14329  

 

La ricognizione di debito, consistendo in una dichiarazione unilaterale recettizia, non integra una fonte autonoma di obbligazione ma ha effetto confermativo di un preesistente rapporto fondamentale, comportando soltanto l'inversione dell'onere della prova dell'esistenza di quest'ultimo, sicché è destinata a perdere efficacia qualora la parte da cui provenga dimostri che il rapporto medesimo non sia stato instaurato, o sia sorto invalidamente. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata, che aveva omesso di accertare la fondatezza dell'eccezione di nullità, per carenza della necessaria forma scritta "ad substantiam", del contratto di appalto pubblico sottostante ad un atto ricognitivo di debito proveniente dall'amministrazione). Cassa con rinvio, App. Firenze, 24/02/2006

Cassazione civile sez. I  13 giugno 2014 n. 13506

 

La ricognizione di debito, anche se titolata, non costituisce un'autonoma fonte di obbligazione ma ha il solo effetto di sollevare il promissario dall'onere di provare l'esistenza del rapporto fondamentale, che si presume fino a prova contraria e deve essere - oltre che esistente - valido.

Cassazione civile sez. II  17 giugno 2014 n. 13776  

 

Per il disposto d i cui all'art 1988 c.c. - che sancisce la presunzione "iuris tantum" dell'esistenza del rapporto sottostante data dal possesso della promessa di pagamento in capo al creditore - spetta al debitore dimostrare l'insussistenza del rapporto fondamentale nel caso in cui il creditore sia in possesso di un documento valido quale promessa di pagamento.

Tribunale Nocera Inferiore  17 ottobre 2013 n. 1165  

 

Competenza

Qualora la ricognizione di un debito pecuniario posta a fondamento della domanda giudiziale ne indichi esattamente l'ammontare e la scadenza, è applicabile la regola che fissa come criterio di collegamento, ai fini della competenza territoriale facoltativa, il domicilio del creditore, atteso che la ricognizione suddetta, benché priva di effetti novativi, è idonea comunque a produrre la modifica di elementi accessori dell'obbligazione, quali il luogo ed il termine dell'adempimento, sempre che la nuova indicazione sia accettata, anche implicitamente, dal creditore.

Cassazione civile sez. VI  30 ottobre 2014 n. 23109  

 

 

Titoli di credito.

La firma apposta dall'avallante ad una cambiale dà luogo esclusivamente ad una obbligazione cartolare, in quanto la promessa di pagamento insita nella sottoscrizione della cambiale sussiste esclusivamente nei rapporti tra emittente e prenditore o fra girante ed il suo immediato giratario, onde solo nell'ambito di tali rapporti opera l'inversione dell'onere della prova di cui all'art. 1988 cod. civ., non anche nei rapporti tra avallante e avallato. Rigetta, Trib. Milano, 22/04/2008

Cassazione civile sez. I  20 ottobre 2014 n. 22186  

 

L’assegno bancario, nei rapporti diretti tra traente e prenditore (ovvero tra girante ed immediato giratario), anche se privo di valore cartolare, deve essere considerato come una promessa di pagamento, e pertanto, secondo la disciplina dell’art. 1988 c.c., comporta una presunzione “iuris tantum” dell’esistenza del rapporto sottostante, fino a che l’emittente (o il girante) non fornisca la prova - che può desumersi da qualsiasi elemento ritualmente acquisito al processo, da chiunque fornito - dell’inesistenza, invalidità ed estinzione di tale rapporto. In sostanza il portatore dell’assegno - posto a fondamento dell’azione causale come semplice promessa di pagamento - in quanto destinatario della promessa, si giova della c.d, “astrazione processuale della causa debendi” e dell’effetto che essa produce (art. 1988 c.c.) in termini di inversione dell’onere della prova in ordine all’esistenza del sottostante rapporto obbligatorio, donde la conseguenza che il promissario il quale agisca per l’adempimento dell’obbligazione ha il solo onere di dar prova della promessa, non anche quello di dar prova del rapporto giuridico dal quale la promessa trae origine, mentre incombe al promittente l’onere di provare l’inesistenza, l’invalidità o l’estinzione del rapporto fondamentale.

Tribunale Torre Annunziata sez. I  06 ottobre 2014 n. 2582  

 

Nel caso di assegno con clausola di intrasferibilità, e girato in bianco, il giratario può far valere la girata come promessa di pagamento ex art. 1988 cod. civ., ove provi che il girante abbia inteso trasmettergli i diritti provenienti dal titolo, e quindi dimostri la materiale "traditio" oppure altra modalità di trasmissione coerente con l'intento del girante. Cassa con rinvio, App. Lecce, 05/03/2008

Cassazione civile sez. I  29 luglio 2014 n. 17193  

 

La dichiarazione "provvederò" od altra simile resa dal trattario di una cambiale tratta non accettata, al notaio o al pubblico ufficiale che procede al protesto, ancorché non equivalga ad accettazione della cambiale in quanto non contenuta nel titolo, ma in un atto ad esso distinto, ha valore, comunque di promessa di pagamento o di riconoscimento di debito ai sensi dell'art. 1988 c.c., onde è idonea ad obbligare il dichiarante, salvo che questi non provi il difetto di causa. Quindi, in forza della cd. astrazione processuale risultante dalla promessa di pagamento, è invertito l'onere probatorio circa l'esistenza del rapporto fondamentale e la dichiarazione' pagherò resa al pubblico ufficiale fa presumere l'esistenza dello stesso e l'obbligo del debitore dichiarante, salva la prova contraria in ordine all'esistenza del rapporto sottostante.

Cassazione civile sez. III  11 giugno 2014 n. 13243  

 

La dichiarazione "provvederò" o altra simile, resa dal trattario di una cambiale tratta non accettata al notaio o al pubblico ufficiale che procede al protesto e che la riproduce nell'atto pubblico di protesto, non ha natura di negozio cambiario né efficacia di accettazione della cambiale tratta, essendo priva della forma richiesta, nonché contenuta in un atto distinto dal titolo cambiario anche se collegato a quest'ultimo attraverso il foglio di allungamento; essa, tuttavia, ha valore di promessa di pagamento o di riconoscimento di debito ex art. 1988 c.c., ed è idonea ad obbligare il dichiarante, salvo che questi non provi il difetto di causa. Rigetta, App. Bari, 17/03/2008

Cassazione civile sez. III  11 giugno 2014 n. 13243  

 

L’assegno bancario, nei rapporti diretti tra traente e prenditore, anche se privo di valore cartolare, deve essere considerato come una promessa di pagamento, e pertanto, secondo la disciplina dell’art. 1988 c.c., comporta una presunzione “iuris tantum” dell’esistenza del rapporto sottostante, fino a che l’emittente non fornisca la prova – che può desumersi da qualsiasi elemento ritualmente acquisito al processo, da chiunque fornito – dell’inesistenza, invalidità ed estinzione di tale rapporto.

Tribunale Roma sez. XI  19 novembre 2013 n. 23163  



 
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