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Art. 1992 codice civile: Adempimento della prestazione

Il possessore di un titolo di credito ha diritto alla prestazione in esso indicata verso presentazione del titolo, purché sia legittimato nelle forme prescritte dalla legge (1).

Il debitore, che senza dolo o colpa grave adempie la prestazione nei confronti del possessore, é liberato anche se questi non è il titolare del diritto (2).


Commento

Presentazione del titolo: semplice esibizione del titolo al soggetto che è tenuto ad adempiere (es.: presentazione dell’assegno bancario ad uno sportello della banca per ottenere il pagamento).

 

(1) Colui che, materialmente, dispone del titolo di credito, se sussistono le condizioni che la legge espressamente prevede, può ottenere la prestazione indicata nel titolo, semplicemente esibendolo (senza che sia quindi necessaria una qualsiasi ulteriore prova).

 

(2) Il debitore, che compie la prestazione nei confronti di chi, materialmente, dispone del titolo di credito, non è più sottoposto all’impegno. Non è liberato se sapeva, o avrebbe potuto sapere, che il possessore non era il soggetto cui, per legge, spettava il pagamento.


Giurisprudenza annotata

Titoli di credito.

Al pagamento di un assegno bancario non trasferibile è in ogni caso applicabile il principio generale codificato nell’art. 1992 comma 2 c.c., a mente del quale il debitore, che senza dolo o colpa grave adempie la prestazione nei confronti del possessore, è liberato anche se questi non è il titolare del diritto.

Tribunale Roma sez. VIII  03 maggio 2014 n. 9669  

 

L'art. 43, comma 2 r.d. 21 dicembre 1933 n. 1736, applicabile all'assegno circolare in forza del richiamo contenuto nel successivo art. 86, disciplina in modo autonomo la fattispecie dell'adempimento dell'assegno non trasferibile, derogando sia alla disciplina generale dettata dall'art. 1992 c.c. per il pagamento dei titoli di credito a legittimazione variabile, sia all'art. 1189 c.c. che, in tema di obbligazioni, dispone la liberazione del debitore adempiente in buona fede in favore del creditore apparente. Deriva da quanto precede, pertanto, che la banca che abbia effettuato il pagamento in favore di persona diversa dal legittimato, non è liberata dalla propria obbligazione finché non paghi nuovamente all'ordinatario esattamente individuato (o al banchiere giratario per l'incasso) l'importo dell'assegno, a prescindere dalla sussistenza dell'elemento della colpa nell'errore sull'identificazione del beneficiario. Di una tale speciale disciplina, peraltro, non può pretendere di avvalersi chi, avendo girato in bianco l'assegno, se ne è perciò stesso disfatto prima dell'apposizione della clausola di non trasferibilità che, dunque, non lo riguarda e non può più identificarsi con colui al quale la disposizione dell'art. 43 impone di effettuare il pagamento.

Cassazione civile sez. I  22 ottobre 2010 n. 21729  

 

Il possessore di un assegno bancario, in cui non figuri l'indicazione del prenditore oppure cui l'assegno sia stato girato dal primo prenditore o da ulteriori giratari, sia con girata piena che con girata in bianco, ha diritto al pagamento dello stesso in base alla sola presentazione del titolo, senza che, se presentato per il pagamento direttamente all'emittente, questi possa pretendere che il titolo contenga anche la firma di girata di colui che ne chiede il pagamento, applicandosi a tali ipotesi la disciplina dei titoli al portatore.

Cassazione civile sez. I  14 luglio 2010 n. 16556  

 

In tema di pagamento di assegni di conto corrente che si assumono falsificati o alterati, la diligenza della banca trattaria nel riscontrare la corrispondenza delle firme di traenza allo speciem depositato dal correntista, diligenza che coincide con la normale diligenza inerente all'attività bancaria, cioè con la diligenza media, va ravvisata quando, ad un esame attento, benché a vista, del titolo, la difformità delle sottoscrizioni non sia rilevabile "ictu oculi", in quanto la banca non è tenuta a predisporre particolari attrezzature idonee ad evidenziare il falso o l'alterazione mediante strumenti meccanici o chimici, né si richiede che i suoi dipendenti abbiano una particolare competenza in grafologia.

Cassazione civile sez. I  02 aprile 2010 n. 8127  

 

L'art. 43, comma 2, r.d. 21 dicembre 1933 n. 1736, applicabile all'assegno circolare in forza del richiamo contenuto nel successivo art. 86, disciplina in modo autonomo la fattispecie dell'adempimento dell'assegno non trasferibile, derogando sia alla disciplina generale dettata dall'art. 1992 c.c. per il pagamento dei titoli di credito a legittimazione variabile, sia all'art. 1189 c.c. che, in tema di obbligazioni, dispone la liberazione del debitore adempiente in buona fede in favore del creditore apparente, con la conseguenza che la banca che abbia effettuato il pagamento in favore di persona diversa dal legittimato, non è liberata dalla propria obbligazione finché non paghi nuovamente all'ordinatario esattamente individuato (o al banchiere giratario per l'incasso) l'importo dell'assegno, a prescindere dalla sussistenza dell'elemento della colpa nell'errore sulla identificazione del beneficiario. Al riguardo, non rileva che l'ordinatario dell'assegno non ne sia mai venuto in possesso, essendo la norma volta a tutelare il beneficiario anche nell'ipotesi in cui l'assegno sia posseduto illecitamente da altri, e neppure rilevano le ragioni e le modalità del rapporto sottostante, atteso che la responsabilità è connessa all'accertamento che all'ordinatario sia derivato un danno dal mancato pagamento secondo le regole ivi previste.

Cassazione civile sez. I  31 marzo 2010 n. 7949  

 

 

Lotto, lotterie, concorsi a premi

Il biglietto di una lotteria autorizzata (nella specie, lotteria istantanea "sette e vinci") non è riconducibile tra i titoli di credito, ex art. 1992 c.c., in quanto non è dotato dei requisiti di letteralità e autonomia che connotano tali titoli; esso, valendo ad attestare la giocata del possessore, cui pagare la vincita, costituisce titolo di legittimazione in senso lato, ex art. 2002 c.c., atto ad individuare l'avente diritto alla prestazione e quindi idoneo a liberare il debitore che paga in buona fede al possessore e a legittimare il possessore della ricevuta a richiedere il pagamento della vincita.

Cassazione civile sez. III  16 febbraio 2010 n. 3588  

 

Il biglietto della lotteria istantanea, come le ricevute di tutte le altre lotterie, non è riconducibile tra i titoli di credito ai sensi dell'art. 1992 c.c., perché non dotato dei requisiti di letteralità e autonomia che connotano i predetti titoli. Esso, valendo ad attestare la giocata del possessore, cui pagare la vincita, costituisce titolo di legittimazione in senso ampio ex art. 2002 c.c., cioè documento atto a individuare l'avente diritto alla prestazione e quindi idoneo, per un verso, a liberare il debitore che paga in buona fede al possesso, e, per altro verso, a legittimare il possessore della ricevuta a richiedere il pagamento della vincita, non incorporando il diritto indicato. In altri termini il giocatore ha diritto a ottenere la prestazione costituente la vincita non perché essa è contenuta nel biglietto (che sotto questo profilo non gode di alcuna caratteristica di autonomia e astrazione), ma perché le regole del contratto di lotteria posta in essere gliela attribuiscono in presenza di determinate condizioni, anche estranee al biglietto stesso. (Si che al fine di stabilire se sia maturato il diritto a ottenere la prestazione della vincita occorre esaminare la normativa che riguarda la singola lotteria).

Cassazione civile sez. III  25 novembre 2008 n. 28065  

 

Il biglietto di una lotteria autorizzata non è riconducibile tra i titoli di credito, ex art. 1992 c.c., in quanto non è dotato dei requisiti di letteralità e autonomia che connotano tali titoli; esso, valendo ad attestare la giocata del possessore, cui pagare la vincita, costituisce titolo di legittimazione in senso lato, ex art. 2002 c.c., atto a individuare l'avente diritto alla prestazione e quindi idoneo a liberare il debitore che paga in buona fede al possessore e a legittimare il possessore della ricevuta a richiedere il pagamento della vincita.

Cassazione civile sez. III  16 ottobre 2008 n. 25265  

 

 

Società

In tema di riconoscimento del diritto di voto nelle assemblee delle società a responsabilità limitata, la legittimazione al relativo esercizio si connette, ai sensi dell'art. 2479 c.c. nel testo previgente al d.lg. n. 6 del 2003, al fatto in sé dell'iscrizione dell'avente diritto al libro soci, mentre già il trasferimento di quota è valido ed efficace "inter partes" indipendentemente dalla predetta formalità, necessaria unicamente ai fini dell'efficacia verso la società ed i terzi. (Nella fattispecie la S.C., confermando la sentenza del giudice d'appello, ha negato che la società potesse distinguere la legittimazione, quale discendente dall'iscrizione nel libro soci, dalla reale titolarità della partecipazione, non potendosi in materia fare applicazione, al fine di disconoscere i diritti sociali, della disciplina del pagamento al creditore apparente (art. 1189 c.c.) o al possessore di un titolo di credito legittimato nei modi previsti in base al regime di circolazione del titolo (art. 1992 c.c.), poiché essendo la partecipazione nella predetta società diversa dall'azione non ricorre la regola sull'adempimento della prestazione nei confronti del possessore di un titolo di credito, così che la società non può rifiutare al socio iscritto il diritto di intervento e di voto in assemblea).

Cassazione civile sez. I  13 settembre 2007 n. 19161  

 



 
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