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Art. 1993 codice civile: Eccezioni opponibili

Il debitore può opporre al possessore del titolo soltanto le eccezioni a questo personali (1), le eccezioni di forma (2), quelle che sono fondate sul contesto letterale del titolo (3), nonché quelle che dipendono da falsità della propria firma, da difetto di capacità o di rappresentanza al momento dell’emissione (4), o dalla mancanza delle condizioni necessarie per l’esercizio dell’azione.

Il debitore può opporre al possessore del titolo le eccezioni fondate sui rapporti personali con i precedenti possessori, soltanto se, nell’acquistare il titolo, il possessore ha agito intenzionalmente a danno del debitore medesimo (5).


Commento

(1) Per eccezioni a questo personali si intendono quelle derivanti da rapporti specifici tra il debitore ed il portatore, cioè colui che esibisce il titolo per ottenere l’adempimento. Ad esempio A (debitore) può rifiutare il pagamento a B (portatore) eccependo un proprio credito nei suoi confronti (eccezione di compensazione).

 

(2) Per eccezioni di forma si intendono quelle relative alla mancata osservanza delle rigide formalità richieste dalla legge. Il legislatore, infatti, si è preoccupato, in alcuni casi di indicare finanche le parole che devono essere inserite nel titolo.

 

(3) Le eccezioni fondate sul contesto letterale del titolo (da non confondere con quelle formali sono quelle che riguardano la prestazione, così come è indicata nel titolo, e cioè la sua impossibilità, indeterminatezza o indeterminabilità, o la sua illiceità; riguardano anche la possibilità di esercizio del diritto, e cioè la sua prescrizione.

 

(4) Di norma, le eccezioni fondate sui rapporti personali con i precedenti possessori non sono utilizzabili per rifiutare l’adempimento, come si è visto nel comma 1; il principio, tuttavia, non è valido nel caso in cui il portatore, intenzionalmente, abbia acquisito il titolo in danno del debitore, ad esempio per precludergli la proposizione di eccezioni relative al rapporto col precedente possessore.

 


Giurisprudenza annotata

Titoli di credito

Nell’ipotesi di presentazione di un titolo al portatore, la banca apparente debitrice può opporre le eccezioni previste dall’art. 1993 c.c. riguardante il rapporto cartolare, fra cui è espressamente contemplata la falsità della firma dell'emittente (nella specie, la Corte ha respinto il ricorso del titolare di una ditta contro il verdetto d’appello che gli aveva negato il risarcimento da parte della banca, apparente emittente, dei certificati di deposito di cui era possessore, risultati poi contraffatti).

Cassazione civile sez. I  01 ottobre 2008 n. 24384  

 

L'art. 1993 c.c. stabilisce che le eccezioni che ineriscono alle relazioni extracartolari (eccezioni causali) intercorse con i precedenti portatori del titolo non possono opporsi - in forza dei principi di autonomia e letteralità - dal debitore al portatore successivo, tranne che si dimostri che quest'ultimo non sia rimasto estraneo a tali rapporti.

Tribunale Bari sez. II  08 febbraio 2007 n. 343  

 

La specifica tutela di cui agli art. 14 (inopponibilità al portatore degli accordi di riempimento, salvo il caso dell'acquisto del titolo in mala fede o con colpa grave) e 21 della legge cambiaria, (inopponibilità al portatore delle eccezioni basate sui rapporti personali del debitore con il traente o con i portatori precedenti, salvo il caso che l'attuale portatore abbia agito scientemente a danno del debitore) e 1993 comma 2 c.c. (imponibilità al possessore del titolo delle eccezioni fondate sui rapporti personali del debitore con i precedenti possessori nel solo caso in cui il possessore attuale abbia agito intenzionalmente a danno del debitore medesimo) è data al terzo possessore nella sola ipotesi di circolazione cartolare del titolo, non anche nel caso di trasferimento attuato con la semplice consegna del titolo (bianco circa il nome del prenditore) producendo in tal caso il trasferimento del titolo gli effetti di una cessione, con conseguente applicabilità non delle norme dettate dalla legge cambiaria bensì dagli art. 1260 e 1264 c.c.

Tribunale Nocera Inferiore sez. I  12 gennaio 2007

 

L'assegno circolare, pur costituendo un mezzo di pagamento, in quanto il creditore non ha normalmente ragione di dubitare della regolarità e dell'autenticità del titolo e non ha un apprezzabile interesse a pretendere l'adempimento in denaro, conserva la natura di titolo di credito, la cui consegna non equivale al pagamento, essendo l'estinzione dell'obbligazione subordinata al buon fine dell'assegno, salvo che risulti una diversa volontà delle parti. Ad esso è quindi applicabile, in virtù del rinvio contenuto nell'art. 86 r.d. 21 dicembre 1933 n. 1736, l'art. 22 r.d. 14 dicembre 1933 n. 1669, ai sensi del quale il giratario per l'incasso agisce in qualità di mandatario del girante, con la conseguenza che l'obbligato può opporgli le eccezioni fondate sui suoi rapporti personali con il girante, ivi compresa quella di compensazione: pertanto, in caso di presentazione del titolo per il pagamento da parte di una banca girataria per l'incasso, la banca emittente è legittimata ad opporre a quest'ultima la compensazione tra il debito cartolare ed un credito da essa vantato nei confronti del beneficiario dell'assegno. L'opponibilità di tale eccezione non è esclusa dall'accettazione dell'ordine di emettere il titolo, non comportando la stessa una rinuncia a far valere la compensazione, in quanto, configurandosi la fattispecie come delegazione di pagamento, in cui l'ordinante assume la posizione di delegante, la banca emittente quella di delegato ed il beneficiario quella di delegatario, la banca emittente non assume alcuna obbligazione nei confronti di quest'ultimo fino al momento in cui emette l'assegno, e non è quindi legittimata, prima di tale momento, ad eccepire la compensazione, non sussistendo contrapposte ragioni di credito con l'ordinante.

Cassazione civile sez. I  19 maggio 2006 n. 11851  

 

Nel negozio cambiario rappresentativo, la dichiarazione del soggetto obbligato avviene necessariamente attraverso l’identificazione della persona fisica che si obbliga in suo nome con la riconoscibile propria firma autografa, non potendo per certo attribuirsi altrimenti idoneità identificante e funzione di spendita del nome alla riproduzione meccanica (normalmente con "timbro") della ragione sociale o della denominazione della società, al di sotto della quale sia stato posto un grafema indecifrabile; infatti, l'art. 8 l. cambiaria riflette l’esigenza di un requisito formale minimo di "ogni sottoscrizione cambiaria" apposta sul titolo da colui che si obbliga in nome proprio ovvero in nome altrui, con la prescrizione che l’identificazione dell'obbligato non possa avvenire che in quella forma pregnante; l'eccezione attinente alla sottoscrizione cambiaria, perché non conforme all'art. 8 l. cambiaria, costituisce una tipica eccezione di forma per difetto di uno dei requisiti essenziali di contenuto-forma elencati nell'art. 1 della stessa legge; come tale, essa, a norma dell'art. 1993 c.c., è opponibile al possessore del titolo, essendo irrilevante, dato il carattere reale dell'eccezione, lo stato soggettivo di buona fede del possessore.

Corte appello Firenze sez. I  24 gennaio 2005 n. 155  

 

Stante il principio di letteralità nel trasferimento dell'assegno bancario (art. 1993 c.c.; art. 20 e 26 legge assegni), la banca negoziatrice - ove risulti, sulla base del titolo, giratario pieno - si presenta, nei confronti della trattaria, nella veste di accipiens, e quindi come legittimato passivo rispetto all'azione di ripetizione dell'indebito, atteso che, in forza della girata piena (pur se questa, nei rapporti interni tra il girante ed il giratario, debba valere come girata per l'incasso), detta banca si pone come portatrice in proprio di ogni situazione attiva e passiva derivante dall'assegno, senza che alla trattaria possano essere opposti eventuali poteri limitativi della girata non risultanti dal titolo.

Cassazione civile sez. I  04 giugno 2003 n. 8911  



 
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