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Art. 1994 codice civile: Effetti del possesso di buona fede

Chi ha acquistato in buona fede il possesso di un titolo di credito, in conformità delle norme che ne disciplinano la circolazione, non è soggetto a rivendicazione.


Giurisprudenza annotata

Titoli di credito.

In tema di effetti del possesso di buona fede di titoli di credito, l'acquisto di azioni di nuova emissione non può considerarsi avvenuto "in conformità delle norme che ne disciplinano la circolazione", come prescrive l'art. 1994 c.c., allorché tali azioni siano state illegittimamente considerate non optate (nella specie, per la presunta estraneità alla compagine sociale di coloro che avevano effettuato richiesta di sottoscrizione delle azioni di nuova emissione, e che, invece, all'esercizio di questo diritto erano legittimati).

Cassazione civile sez. I  15 luglio 2004 n. 13106  

 

In tema di circolazione di titoli nominativi, allorquando la girata avvenga da un soggetto nella qualità di procuratore di altro, perché possa ravvisarsi la continuità delle girate, mentre non è necessario che la procura venga rilasciata sul titolo, è invece indispensabile, in virtù del principio di letteralità del titolo e del fatto che solo la spendita del nome del rappresentato consente di salvaguardare la continuità delle girate (che non può prescindere dalla concatenazione dei nomi dei successivi giranti che figurano sul titolo medesimo, venendosi altrimenti a configurare una situazione assimilabile a quella - non consentita sui titoli di tale natura - della girata in bianco), che il procuratore indichi il nome del girante per conto del quale la girata è apposta. Analogamente, per la validità della girata eseguita da un organo rappresentativo di un ente, è indispensabile che il girante indichi la propria qualità di legale rappresentante dell'ente per il quale la girata è apposta. Allorquando manchino tali indicazioni, il portatore del titolo non può avvalersi della speciale tutela prevista dall'art. 1994 c.c., il quale postula l'esistenza di una serie continua di girate regolari. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto inidonea a trasferire il titolo la girata apposta su un certificato azionario da un agente di cambio con la formula "per mandato specifico" senza l'indicazione del nome del soggetto che quella procura avrebbe rilasciato, nonché le girate apposte da due persone per conto di due distinte società, senza la indicazione della loro qualità di legali rappresentanti delle società stesse).

Cassazione civile sez. I  30 marzo 2004 n. 6282  

 

La girata di certificati azionari appartenenti a società di capitali, sottoscritta dal legale rappresentante della società titolare senza l'indicazione di tale sua qualità, è inefficace nei confronti della suddetta società, per difetto della necessaria contemplatio domini, la quale deve risultare per iscritto nella girata e non può essere tacita, nonché in forza del principio di letteralità dei titoli di credito, secondo il quale, come non possono essere opposte eccezioni non fondate sul contenuto letterale del titolo, così non possono essere avanzate pretese che sul medesimo contenuto non trovino il loro fondamento, con la conseguenza che i successivi giratari dei certificati non possono invocare la propria buona fede agli effetti di cui all'art. 1994 c.c., avendo essi acquistato titoli non in conformità delle norme che ne regolano la circolazione.

Cassazione civile sez. I  22 maggio 2003 n. 8050  

 

Il principio della "contemplatio domini" ha portata generale nel sistema del codice civile, e pertanto trova applicazione anche in riferimento alla girata di titoli di credito nominativi, con la conseguenza che la girata eseguita da un soggetto diverso dal legittimo titolare, in suo nome e conto, può ritenersi valida solo se dal documento risulti il potere rappresentativo, mentre, in difetto, la girata medesima non è idonea a conferire al giratario i diritti incorporati nel titolo ed interrompe la serie continua di girate richiesta dalla disciplina che regola la circolazione del titolo stesso. Chi successivamente ne acquista il possesso, anche in buonafede, non può pertanto invocare la tutela prevista dall'art. 1994 c.c. L'enunciato trova conferma nella disciplina speciale dei titoli di credito nominativi, ed in particolare nelle disposizioni di cui agli art. 2022 e 2023 c.c. e 12, r d. n. 239 del 1942, che imponendo, per il negozio di girata, un maggior rigore formale, esclude la possibilità di una "contemplatio domini" tacita ovvero anche presunta sulla base di circostanze esterne, univoche e concludenti. Può infine richiamarsi il principio di letteralità proprio dei titoli di credito, enunciato nella norma dell'art. 1993, comma 1 c.c., secondo cui il contesto letterale del titolo esprime la misura e segna il contenuto del diritto cartolare, di modo che, come non possono essere opposte eccezioni che non siano fondate sul contesto letterale del titolo, così non possono essere avanzate pretese che sul medesimo contesto letterale non trovino il loro fondamento.

Cassazione civile sez. I  22 maggio 2003 n. 8050  

 

La girata apposta dall'agente di cambio "falsus procurator" sul certificato azionario con la dicitura "per mandato specifico del girante", seguita dalla sottoscrizione e dalla qualifica, non interrompe la serie continua delle girate, richiesta per l'acquisto di buona fede a "non domino" dall'art. 1994 c.c., neppure nella circolazione dei titoli nominativi, perché prescindendosi dalla validità delle singole girate è sempre formalmente ricostruibile la derivazione del titolo dall'intestatario originario, mentre l'esistenza o l'inesistenza del mandato è un problema diverso, che attiene alla validità sostanziale della girata.

Cassazione civile sez. I  23 marzo 1989 n. 1464  

 

Non è ammissibile il sequestro giudiziario di cambiali che, a seguito di una serie continua di girate, siano in possesso di persona diversa dal contraente diretto di chi richiede il sequestro, in quanto, ai sensi dell'art. 1994 c.c., il terzo di un titolo di credito, in conformità delle norme che ne disciplinano la circolazione, non è soggetto a rivendicazione, onde nei suoi confronti non può essere invocato quello "jus ad rem" che riposa soltanto su un rapporto diretto sottostante all'emissione o al trasferimento e che costituisce il presupposto della misura cautelare, fondata sulla possibilità di una controversia sulla proprietà o sul possesso.

Cassazione civile sez. I  17 gennaio 1985 n. 106



 
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