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Art. 1997 codice civile: Efficacia dei vincoli sul credito

Il pegno, il sequestro, il pignoramento e ogni altro vincolo sul diritto menzionato in un titolo di credito o sulle merci da esso rappresentate non hanno effetto se non si attuano sul titolo.


Commento

Sequestro giudiziario: vincolo di indisponibilità su di un bene oggetto di controversia, mediante il quale si attua una difesa preventiva dal preteso diritto per il tempo necessario alla soluzione della controversia. Presupposti sono una controversia sulla proprietà o sul possesso oppure il pericolo di sottrazione, alterazione o distruzione di cose dalle quali sono desumibili elementi di prova.

 

Vincolo sul diritto: ogni ipotesi che implica una limitazione o sospensione o abolizione dei poteri di esercizio di un diritto.

 


Giurisprudenza annotata

Sequestro conservativo, convenzionale, giudiziario.

Il combinato disposto degli art. 1997, 2024 e 2022, comma 3, c.c. stabilisce sia espressamente che il sequestro di un diritto menzionato in un titolo di credito non ha effetto nei confronti dell’emittente se non si attua sul titolo, sia che tale attuazione avviene mediante annotazione, sotto la cura e responsabilità della società emittente. Le dette annotazioni sul titolo e sul libro soci servono, tuttavia, solo affinché la società emittente possa rendere opponibili il vincolo a terzi cessionari nei modi previsti nei termini di legge.

Tribunale Nola  15 maggio 2013 n. 1467  

 

 

Pegno

È corretta la decisione emessa in appello che ha escluso la ricorrenza di un pegno irregolare, perché qualora il cliente della banca vincoli, a garanzia del proprio adempimento, un titolo di credito o un documento di legittimazione individuati quale un libretto di deposito al risparmio, anche al portatore, senza conferire alla banca il potere di disporre del relativo diritto, non ricorre l'ipotesi di pegno irregolare e si rientra invece nella disciplina del pegno regolare (art. 1997, 2784 e ss. c.c.).

Cassazione civile sez. I  12 settembre 2011 n. 18597

 

L'art 2800 c.c., il quale condiziona l'esistenza della prelazione, nel pegno di credito, alla notificazione della costituzione del pegno medesimo al debitore ovvero alla sua accettazione con atto di data certa, non trova applicazione nell'ipotesi del pegno di titoli di credito, tanto regolare quanto irregolare, ove per la costituzione del vincolo pignoratizio sono sufficienti, ai sensi degli art. 1997 e 2786 c.c., la consegna del titolo (nella specie, certificato di deposito al portatore) al creditore pignoratizio ed il correlativo spossessamento del debitore.

Cassazione civile sez. I  25 marzo 2009 n. 7214  

 

Qualora il cliente della banca vincoli, a garanzia del proprio adempimento, un titolo di credito o un documento di legittimazione individuati, quale un libretto di deposito a risparmio (rispettivamente al portatore o nominativo), e non conferisca alla banca medesima la facoltà di disporre del relativo diritto, si esula dall'ipotesi di pegno irregolare, come delineata dall'art. 1851 c.c. (in riferimento all'art. 1846 c.c.), e si rientra nella disciplina del pegno regolare (art. 1997 e 2784 e ss c.c.), in base alla quale la banca garantita non acquisisce la somma portata dal titolo o dal documento, con l'obbligo di riversare o scomputare il relativo ammontare, ma è tenuta a restituire il titolo o il documento stesso. In tal caso, pertanto, difettano i presupposti per la compensazione dell'esposizione passiva del cliente con una corrispondente obbligazione pecuniaria della banca.

Tribunale Bari sez. I  05 marzo 2007 n. 598  

 

Qualora il cliente della banca vincoli, a garanzia del proprio adempimento, un titolo di credito od un documento di legittimazione individuati, quale un libretto di deposito a risparmio (rispettivamente al portatore o nominativo), e non conferisca alla banca medesima la facoltà di disporre del relativo diritto, si esula dall'ipotesi del pegno irregolare, come delineata dall'art. 1851 c.c. (in riferimento all'art. 1846 c.c.) e si rientra nella disciplina del pegno regolare (art. 1997 e 2784 ss. c.c.), in base alla quale la banca garantita non acquisisce la somma portata dal titolo o dal documento, con l'obbligo di riversare o scomputare il relativo ammontare, ma è tenuta a restituire il titolo od il documento stesso. In tale caso, pertanto, difettano i presupposti per la compensazione dell'esposizione passiva del cliente con una corrispondente obbligazione pecuniaria della banca.

Tribunale Bari sez. I  05 marzo 2007 n. 598  

 

È esente da vizi logici o violazione di legge la sentenza di merito che configuri il pegno regolare di titoli di credito (nella specie, relativo a titoli dati in pegno da una compagnia di assicurazione all'Uci, a garanzia di future obbligazioni per sinistri stradali causati all'estero da veicoli suoi assicurati) qualora nel contratto sia previsto: che i titoli vengano immessi in un conto a deposito con rubrica a nome della compagnia e con possibilità di sostituzione di essi solo previo accordo; gli incassi di cedole scadute debbano essere rimessi alla società, restando a carico della stessa le spese e gli oneri relativi al pegno; il creditore possa realizzare il pegno solo in caso di mancato pagamento preceduto da richiesta di pagamento formulata a mezzo lettera raccomandata; il creditore, a tal fine, per la vendita del pegno, debba osservare le prescrizioni di cui all'art. 2797 c.c. e sia munito di mandato a vendere in rem propriam, il quale non determina il trasferimento in capo al mandatario della proprietà del bene e non priva il mandante del potere di disporre del suo diritto di proprietà sul bene oggetto del mandato. Si esula dall'ipotesi di pegno regolare e si rientra, viceversa, nella disciplina del pegno irregolare, qualora il debitore, a garanzia dell'adempimento della sua obbligazione, abbia vincolato al suo creditore un titolo di credito o un documento di legittimazione individuati, conferendo a quest'ultimo anche la facoltà di disporre del relativo diritto, come delineato dall'art. 1851 c.c., norma (riferita all'anticipazione bancaria, ma che costituisce tuttavia la regola generale di ogni altra ipotesi di pegno irregolare) in base alla quale il creditore garantito acquisisce la somma portata dal titolo o dal documento, che dovrà restituire al momento dell'adempimento o, in caso di inadempimento, dovrà rendere per quella parte eccedente l'ammontare del credito garantito, determinata in relazione al valore delle cose al tempo della relativa scadenza.

Cassazione civile sez. III  16 giugno 2005 n. 12964  

 

 

Fallimento

Qualora il cliente della banca, a garanzia del proprio adempimento, vincoli un titolo di credito o un documento di legittimazione individuati, anche al portatore, e non conferisca alla banca il potere di disporre del relativo diritto, si esula dall'ipotesi del pegno irregolare e si rientra nella disciplina del pegno regolare (art. 1997 e 2787 c.c.), in base alla quale la banca non acquisisce la somma portata dal titolo o dal documento, con l'obbligo di riversare il relativo ammontare, ma è tenuta a restituire il titolo e il documento. In tale ipotesi, il creditore assistito da pegno regolare è tenuto a insinuarsi nel passivo fallimentare, ai sensi dell'art. 53 l. fall., per il soddisfacimento del proprio credito, dovendosi escludere la compensazione, che opera invece nel pegno irregolare come modalità tipica di esercizio della prelazione. Pertanto, nell'ipotesi di soddisfacimento della banca mediante incameramento della somma portata dal libretto offerto in pegno regolare, sussistono i presupposti per l'esercizio dell'azione revocatoria fallimentare ex art. 67 l. fall.

Cassazione civile sez. I  12 settembre 2011 n. 18597

 

In tema di revocatoria fallimentare, qualora il cliente della banca, a garanzia del proprio adempimento, vincoli un titolo di credito o un documento di legittimazione individuati, anche al portatore, e non conferisca alla banca il potere di disporre del relativo diritto, si esula dall'ipotesi del pegno regolare e si rientra nella disciplina del pegno regolare (art. 1997 e 2787 ss. c.c.), in base alla quale la banca non acquisisce la somma portata dal titolo o dal documento, con l'obbligo di riversare il relativo ammontare, ma è tenuta a restituire il titolo e il documento. In tale ipotesi il creditore assistito da pegno regolare è tenuto a insinuarsi nel passivo fallimentare, ai sensi dell'art. 53 l. fall., per il soddisfacimento del proprio credito, dovendosi escludere la compensazione che opera invece nel pegno irregolare come modalità tipica di esercizio della prelazione. Pertanto, nell'ipotesi di soddisfacimento della banca mediante incameramento della somma portata dal libretto offerto in pegno regolare, sussistono i presupposti per l'esercizio dell'azione revocatoria fallimentare.

Cassazione civile sez. I  12 settembre 2011 n. 18597

 

Mentre nel caso di pegno irregolare il creditore pignoratizio diventa proprietario della "res" costituita in pegno, ed ha l'obbligo di restituire solo il "tantundem", sicché in caso di inadempimento può compensare il proprio debito restitutorio col credito insoddisfatto, nel caso di pegno regolare di crediti il creditore pignoratizio non diventa proprietario del credito, ma può soltanto riscuoterlo e versare al debitore l'eventuale eccedenza. Ne consegne che, nel caso di pegno regolare di titoli di credito, il pagamento effettuato dal terzo al debitore pignoratizio ha natura solutoria, ed è soggetto all'azione revocatoria fallimentare, ex art. 67 comma 2 r.d. 16 marzo 1942 n. 267. Per stabilire se la costituzione in pegno di denaro o di un titolo di credito abbia natura regolare o irregolare, occorre distinguere: se il denaro o i titoli non sono stati individuati al momento della consegna, ovvero, nonostante la loro individuazione, si è espressamente conferito al creditore pignoratizio il potere di disporne, il pegno ha natura irregolare; se, per contro, il denaro o i titoli sono stati individuati, e senza conferire al creditore pignoratizio la facoltà di disporne il pegno ha natura regolare. Il pegno regolare o irregolare di titoli di credito, qualora il credito garantito ecceda la somma di euro 2, 58, esige "ad substantiam" la forma scritta avente data certa, la quale va provata nei modi previsti dall'art. 2704 c.c. La banca la quale ha emesso un certificato di deposito, costituito in pegno regolare a garanzia di un credito della banca stessa nei confronti del portatore del titolo, nel caso di inadempimento del debitore ha due possibilità: o compensare direttamente il proprio debito cartolare con il credito costituito in pegno; ovvero incassare il titolo costituito in pegno, in virtù del mandato a riscuotere conferitole unitamente alla costituzione della garanzia. In questo secondo caso, però, il pagamento non ha causa compensativa, ma solutoria, ed è quindi soggetto all'azione revocatoria. L'estinzione del credito per compensazione avviene non già per effetto di un atto di volontà, ma discende "ope legis" dal verificarsi dei presupposti legali (coesistenza di reciproci debiti e crediti). Ne consegue che non l'effetto estintivo della compensazione è assoggettabile "ex se" a revocatoria fallimentare, ma soltanto l'atto negoziale che ha prodotto l'effetto compensativo.

Tribunale Cassino  04 luglio 2002



 
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