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Art. 2 codice civile: Maggiore età. Capacità di agire

La maggiore età è fissata al compimento del diciottesimo anno. Con la maggiore età si acquista la capacità di compiere tutti gli atti per i quali non sia stabilita una età diversa (1) (2).

 

Sono salve le leggi speciali che stabiliscono un’età inferiore in materia di capacità a prestare il proprio lavoro. In tal caso il minore è abilitato all’esercizio dei diritti e delle azioni che dipendono dal contratto di lavoro (3).


Commento

Maggiore età: si raggiunge al compimento del diciottesimo anno.

Capacità di compiere tutti gli atti: è la c.d. capacità di agire, ossia l’idoneità a manifestare validamente la propria volontà per acquistare o esercitare diritti, assumere obblighi e compiere atti giuridici.

Capacità di prestare il proprio lavoro: capacità speciale disciplinata da leggi speciali che la fissano al momento in cui viene concluso il periodo di istruzione obbligatoria, purché in tale momento il minore abbia compiuto i sedici anni.

 

(1) Fino al compimento dei 18 anni il minore non può curare il proprio patrimonio ed è sostituito  dai genitori [v. 316]. Per alcuni atti particolari la legge richiede un’età differente (per es. la cessione dei diritti sulle opere di ingegno che presuppone almeno 16 anni, il riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio [v. 250] nonché, previa autorizzazione del tribunale, il matrimonio [v. 842]).

Nell’ambito della capacità di agire è possibile, dunque, distinguere la capacità legale di agire (che si acquista col compimento del 18° anno di età) e la capacità naturale di agire (che prescinde dal raggiungimento della maggiore età ma va accertata caso per caso). Si parla, in quest’ultima ipotesi, anche di capacità di intendere e di volere.

(2) La legge vieta espressamente la partecipazione dei minori di 18 anni ai giochi pubblici con vincita in danaro, al fine di contrastare la ludopatia.

(3) La norma sembra distinguere tra: la capacità di stipulare un contratto di lavoro, per la quale occorre il raggiungimento della maggiore età (il contratto di lavoro dovrà essere stipulato dal rappresentante legale del minore il quale deve, comunque, intervenire) e la capacità a prestare il proprio lavoro, riconosciuta al minore. Infatti, a quest’ultimo è consentito esercitare i diritti e le azioni che dipendono dal contratto di lavoro.

 

La norma è dettata nella presunzione che, compiuti i diciotto anni, il soggetto raggiunga il grado di maturità necessario a curare consapevolmente i propri interessi. Tuttavia, è possibile che un soggetto, pur essendo maggiorenne, non abbia tale maturità (se, ad esempio, malato di mente, sordo o cieco dalla nascita, tossicodipendente, alcoolista etc.).


Giurisprudenza annotata

Capacità della persona fisica

I diritti della persona umana e la capacità giuridica e di agire sono coperti da "riserva di legge": le deroghe alla regola generale sono stabilite, con legge e un atto di rango regolamentare non può stabilire deroghe all'art. 2 c.c., in mancanza di una fonte primaria che autorizzi tale deroga. Pertanto il regolamento scolastico non può, in difetto di una fonte primaria che autorizzi deroghe, stabilire una limitazione della capacità di agire dello studente maggiorenne, imponendo, per l'esercizio del diritto allo studio, l'intervento dei genitori dello studente medesimo.

(Cons. Giust. Amm. Sicilia 01/07/13 n. 633)

 

L'art. 2 c.c. stabilisce che la maggiore età è fissata al compimento del diciottesimo anno, e che con la maggiore età si acquista la capacità di compiere tutti gli atti per i quali non sia stabilita un'età diversa. Lo studente maggiorenne esercita tale diritto in proprio, potendo iscriversi da solo e interloquire autonomamente con docenti e dirigenti scolastici

(Cons. Giust. Amm. Sicilia 01/07/13 n. 633)

 

 

Capacità processuale

Il difetto di legittimazione processuale del genitore, che agisca in giudizio in rappresentanza del figlio non più soggetto a potestà per essere divenuto maggiorenne, può essere sanato in qualunque stato e grado del giudizio, con efficacia retroattiva e con riferimento a tutti gli atti processuali già compiuti, qualora detto figlio, nella specie proponendo direttamente il ricorso per cassazione avverso la pronuncia di inammissibilità del precedente gravame esperito dal proprio genitore nella indicata qualità, manifesti in modo non equivoco la propria volontà di sanatoria.

(Cass. Civ. Sez. III 08/11/2012 n. 19308)

 

 Il difetto di legittimazione processuale del genitore che agisca in giudizio in rappresentanza del figlio, non più soggetto a potestà per essere divenuto maggiorenne, può essere sanato in qualunque stato e grado del giudizio, con efficacia retroattiva e con riferimento a tutti gli atti processuali già compiuti, per effetto della costituzione in giudizio da quest'ultimo operata manifestando, in modo non equivoco, la propria volontà di sanatoria.

(Cass. Civ. Sez.III 29/9/2011 n. 19881)

 

 

Circolazione stradale

In caso di violazione del codice della strada commessa dal minore di anni diciotto, qualora nel verbale sia riportato, insieme alla violazione (guida senza il prescritto "patentino") l'obbligo di recarsi presso il più vicino comando di polizia municipale per esibire il patentino stesso, e il relativo verbale venga notificato quando il minore abbia già compiuto la maggiore età, della mancata ottemperanza all'obbligo di presentazione non può essere chiamato a rispondere il genitore, ex art. 196 cod. strada, quale responsabile diretto per la violazione commessa da persona capace di intendere e di volere ma soggetta all'altrui autorità, poiché della violazione risponde soltanto il soggetto divenuto maggiorenne, secondo l'ordinaria disciplina civilistica della capacità di agire.

(Cass. Civ. Sez.II 18/09/06 n.20158)

 

 

Notificazioni

L'impugnazione notificata al rappresentante legale anziché al minore divenuto maggiorenne in corso di causa è invalida quando dagli atti processuali risulti che il notificante abbia conosciuto, ovvero abbia colpevolmente ignorato l'intervenuta maggiore età e perciò la cessazione della rappresentanza legale. (Nella specie, l'età del minore risultava da una cartella clinica prodotta fin dal primo grado del giudizio).

(Cass. Civ. Sez.III 16/12/1998 n.12610)

 

 La notificazione dell'impugnazione ai difensori dei rappresentanti legali di un minore, se successiva a quella del precetto per l'adempimento dell'obbligo contenuto nella sentenza avvenuta ad istanza personale dell'ex minore, è nulla perché l'ignoranza della cessazione della rappresentanza legale (art. 300 c.p.c.) è colpevole, in quanto desumibile da tale notificazione del precetto in via induttiva anche se nell'atto notificato manchi la menzione del raggiungimento della maggiore età e pertanto l'appello, se la parte vittoriosa non si costituisce, è inammissibile.

(Cass. Civ. Sez.III 15/10/1998 n.10111)



 
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