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Art. 2023 codice civile: Trasferimento mediante girata

Salvo diverse disposizioni della legge, il titolo nominativo può essere trasferito anche mediante girata autenticata da un notaio o da un agente di cambio.

La girata deve essere datata e sottoscritta dal girante e contenere l’indicazione del giratario. Se il titolo non è interamente liberato, è necessaria anche la sottoscrizione del giratario (1).

Il trasferimento mediante girata non ha efficacia nei confronti dell’emittente fino a che non ne sia fatta annotazione nel registro. Il giratario che si dimostra possessore del titolo in base a una serie continua di girate ha diritto di ottenere l’annotazione del trasferimento nel registro dell’emittente.


Commento

 

(1) Nel caso di titoli che importino anche una prestazione a carico del titolare, si considerano non liberati quelli le cui prestazioni non siano state completamente compiute.

È necessario, quindi, che il giratario (l’acquirente), essendo solidalmente obbligato col girante (il cedente), apponga la propria firma, dimostrando così la sua volontà di sottoporsi all’obbligo.

 

 


Giurisprudenza annotata

Società

In tema di azioni di società, il compimento delle formalità previste dalla legge (art. 2021 - 2023 c.c.: cosiddetto "transfert") e tra esse, l'iscrizione nel libro dei soci - come necessarie per l'esercizio dei diritti sociali non è affidato ad un potere discrezionale della società, la quale è tenuta a dar corso ai relativi adempimenti, una volta verificata la conformità a diritto del trasferimento dei titoli. Ne consegue che, ove la società rifiuti il "transfert" richiesto dall'alienante o dall'acquirente, e il rifiuto si riveli "ab origine" illegittimo, la società medesima non può addurre tale rifiuto per paralizzare il legittimo esercizio dei diritti (tra cui quello di opzione, di cui all'art. 2441 c.c.) spettante all'acquirente dei titoli cui legalmente competeva la qualità di socio.

Cassazione civile sez. I  15 luglio 2004 n. 13106  

Affinché si produca l'effetto traslativo della proprietà dei titoli nominativi (nella specie i titoli azionari di una società) sono necessari, oltre al consenso delle parti in qualsiasi forma espresso, la consegna dei titoli ed il cd. "transfert" che si realizza con il compimento delle formalità alternativamente previste dagli art. 2022 e 2023 c.c.

Corte appello Milano  02 novembre 1999

Il trasferimento dei titoli azionari si realizza con il semplice incontro delle volontà secondo la norma generale di cui all'art. 1376 c.c., mentre le formalità di cui agli art. 2022 e 2023 c.c. assolvono unicamente alla funzione di certificazione interna all'ordinamento societario e, quindi, non sono condizioni di validità ed efficacia dell'effetto reale traslativo della proprietà del titolo nominativo, ma solo condizioni di legittimazione del nuovo socio verso la società emittente e solo verso di essa.

Tribunale Milano  08 maggio 1989

Alla stregua delle rigorose formalità cui è soggetta la girata dei titoli nominativi, quali i certificati azionari, secondo le disposizioni degli art. 2022 e 2023 c.c., nonché 12 e 14 del r.d. 29 marzo 1942 n. 239, la girata medesima, ove venga apposta da un soggetto diverso dal legittimo titolare in suo nome e conto, (ancorché agente di cambio od istituto di credito), può ritenersi valida solo se dal documento risulti il potere rappresentativo (in forza di sottoscrizione di detto titolare), con la conseguenza che, in difetto, non è idonea a conferire al giratario i diritti incorporati nel titolo, nè, quindi, in caso di azioni, la qualità di socio, restando irrilevante che, nonostante l'invalidità della girata delle azioni, il giratario sia stato iscritto nel libro dei soci.

Cassazione civile sez. I  12 gennaio 1989 n. 92  

Titoli di credito.

Il principio della "contemplatio domini" ha portata generale nel sistema del codice civile, e pertanto trova applicazione anche in riferimento alla girata di titoli di credito nominativi, con la conseguenza che la girata eseguita da un soggetto diverso dal legittimo titolare, in suo nome e conto, può ritenersi valida solo se dal documento risulti il potere rappresentativo, mentre, in difetto, la girata medesima non è idonea a conferire al giratario i diritti incorporati nel titolo ed interrompe la serie continua di girate richiesta dalla disciplina che regola la circolazione del titolo stesso. Chi successivamente ne acquista il possesso, anche in buonafede, non può pertanto invocare la tutela prevista dall'art. 1994 c.c. L'enunciato trova conferma nella disciplina speciale dei titoli di credito nominativi, ed in particolare nelle disposizioni di cui agli art. 2022 e 2023 c.c. e 12, r d. n. 239 del 1942, che imponendo, per il negozio di girata, un maggior rigore formale, esclude la possibilità di una "contemplatio domini" tacita ovvero anche presunta sulla base di circostanze esterne, univoche e concludenti. Può infine richiamarsi il principio di letteralità proprio dei titoli di credito, enunciato nella norma dell'art. 1993, comma 1 c.c., secondo cui il contesto letterale del titolo esprime la misura e segna il contenuto del diritto cartolare, di modo che, come non possono essere opposte eccezioni che non siano fondate sul contesto letterale del titolo, così non possono essere avanzate pretese che sul medesimo contesto letterale non trovino il loro fondamento.

Cassazione civile sez. I  30 marzo 2004 n. 6282  

Il principio della "contemplatio domini" ha portata generale nel sistema del codice civile, e pertanto trova applicazione anche in riferimento alla girata di titoli di credito nominativi, con la conseguenza che la girata eseguita da un soggetto diverso dal legittimo titolare, in suo nome e conto, può ritenersi valida solo se dal documento risulti il potere rappresentativo, mentre, in difetto, la girata medesima non è idonea a conferire al giratario i diritti incorporati nel titolo ed interrompe la serie continua di girate richiesta dalla disciplina che regola la circolazione del titolo stesso. Chi successivamente ne acquista il possesso, anche in buonafede, non può pertanto invocare la tutela prevista dall'art. 1994 c.c. L'enunciato trova conferma nella disciplina speciale dei titoli di credito nominativi, ed in particolare nelle disposizioni di cui agli art. 2022 e 2023 c.c. e 12, r d. n. 239 del 1942, che imponendo, per il negozio di girata, un maggior rigore formale, esclude la possibilità di una "contemplatio domini" tacita ovvero anche presunta sulla base di circostanze esterne, univoche e concludenti. Può infine richiamarsi il principio di letteralità proprio dei titoli di credito, enunciato nella norma dell'art. 1993, comma 1 c.c., secondo cui il contesto letterale del titolo esprime la misura e segna il contenuto del diritto cartolare, di modo che, come non possono essere opposte eccezioni che non siano fondate sul contesto letterale del titolo, così non possono essere avanzate pretese che sul medesimo contesto letterale non trovino il loro fondamento.

Cassazione civile sez. I  22 maggio 2003 n. 8050  

In tema di trasferimento di titoli nominativi, dall'art. 2022 c.c. e dalla coordinata lettura dei commi 1 e 3 dell'art. 2023 c.c. si desume che l'atto autentico o la certificazione del notaio e dell'agente di cambio sono richiesti per finalità meramente probatorie ed, in particolare, che l'autentica non è condizione di validità della girata dei titoli azionari nominativi, ma requisito per l'opponibilità del trasferimento alla società, la quale in tal modo acquisisce la prova che la girata è stata compiuta e sottoscritta dal soggetto legittimato.

Cassazione civile sez. I  04 febbraio 1998 n. 1117  

In tema di trasferimento di titoli nominativi, dall'art. 2022 c.c. e dalla coordinata lettura dei commi 1 e 3 dell'art. 2023 c.c. si desume che l'atto autentico o la certificazione del notaio e dell'agente di cambio sono richiesti per finalità meramente probatorie ed, in particolare, che l'autentica non è condizione di validità della girata dei titoli azionari nominativi, ma requisito per l'opponibilità del trasferimento alla società, che in tal modo acquisisce la prova che la girata è stata compiuta e sottoscritta dal soggetto legittimato (fermo che tale prova può essere ritenuta inutile, ovvero acquisita in altro modo).

Cassazione civile sez. I  04 febbraio 1998 n. 1117  



 
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