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Art. 2028 codice civile: Obbligo di continuare la gestione

Chi, senza esservi obbligato (1), assume scientemente la gestione di un affare altrui, è tenuto a continuarla e a condurla a termine finché l’interessato non sia in grado di provvedervi da se stesso (2).

L’obbligo di continuare la gestione sussiste anche se l’interessato muore prima che l’affare sia terminato, finché l’erede possa provvedere direttamente.


Commento

Affare: qualsiasi attività giuridica lecita o materiale obiettivamente utile per il patrimonio o per la persona dell’interessato (dominus). Sono esclusi gli atti strettamente personali (es.: testamento) e quegli atti che costituiscono adempimento di doveri morali o sociali.

 

(1) L’espressione «senza esservi obbligato» fa riferimento al requisito della spontaneità della gestione, nel senso che il gestore non deve essere in alcun modo obbligato ad intraprendere un’attività nell’interesse altrui; pertanto, non può parlarsi di gestione nell’ipotesi di mandato.

 

(2) L’espressione «finché l’interessato non sia in grado» di assumere in proprio la gestione, si riferisce al requisito della cd. absentia domini, intesa come impedimento anche meramente materiale o temporaneo. Tale impedimento può consistere nella semplice assenza fisica dal luogo dove è svolta la gestione, o anche in una impossibilità giuridica.

 

 


Giurisprudenza annotata

Gestione di affari

Nella gestione utile di affare altrui, prevista nell'art. 2028 c.c., la "absentia domini" deve intendersi non come impossibilità oggettiva e soggettiva di curare i propri interessi, ma come semplice mancanza di un rapporto giuridico in forza del quale il gestore sia tenuto ad intervenire nella sfera giuridica altrui, ovvero quale forma di spontaneo intervento senza opposizione o divieto del "dominus".

Cassazione civile sez. II  07 giugno 2011 n. 12304  

L'istituto della "negotiorum gestio", così come previsto e disciplinato dagli art. 2028 ss. c.c., postula uno svolgimento di attività, da parte del gestore, diretta al conseguimento dell'esclusivo interesse dell'altro soggetto, - non configurabile, quindi, nelle ipotesi in cui ricorra una contrapposizione dei rispettivi interessi di cui risultino portatori, rispettivamente il negotiorum gestor ed il negotiorum gestus - caratterizzato dalla spontaneità dell'intervento del gestore, e quindi dalla mancanza di un qualsivoglia rapporto giuridico in forza del quale il gestore sia tenuto ad intervenire nella sfera giuridica altrui. (Nella specie un genitore aveva agito nei confronti del genero per ottenerne la condanna al rimborso delle spese sostenute per il mantenimento della figlia, moglie separata del convenuto; la Corte cass., in applicazione dei principi succitati, ha ritenuto insussistenti i presupposti della "negotiorum gestio").

Cassazione civile sez. III  22 dicembre 2004 n. 23823  

L'elemento caratterizzante la gestione d'affari (art. 2028 c.c.) è costituito dal compimento di atti giuridici, spontaneamente ed utilmente compiuti dal gestore nell'altrui interesse in assenza di ogni rapporto contrattuale con l'interessato; pertanto la "negotiorium gestio" non è configurabile, qualora l'asserito gestore abbia adempiuto la prestazione in esecuzione di un contratto e sia decaduto dall'azione contrattuale proponibile per ottenere il rimborso delle somme pagate.

Cassazione civile sez. I  05 dicembre 2003 n. 18626  

L'elemento caratterizzante la gestione d'affari (art. 2028, c.c.) è costituito dal compimento di atti giuridici, spontaneamente ed utilmente compiuti dal gestore nell'altrui interesse in assenza di ogni rapporto contrattuale con l'interessato; pertanto la negotiorium gestio non è configurabile, qualora l'asserito gestore abbia adempiuto la prestazione in esecuzione di un contratto e sia decaduto dall'azione contrattuale proponibile per ottenere il rimborso delle somme pagate. (Nella specie, una banca aveva agito per ottenere il rimborso del debito pagato su delegazione di un suo correntista, benché l'operazione non risultasse annotata nell'estratto conto finale, non impugnato e non contestato nel termine di decadenza di sei mesi e, a fronte dell'eccezione di decadenza dall'azione di impugnazione dell'estratto conto - art. 1832, comma 2, c.c. - aveva agito ex art. 2028, c.c.; la S.C., in applicazione del succitato principio di diritto, ha ritenuto insussistenti i presupposti della negotiorium gestio).

Cassazione civile sez. I  05 dicembre 2003 n. 18626  

Ove pure si ritenga ammissibile l'estensione degli effetti giuridici della "negotiorum gestio" alla legittimazione processuale del gestore, quest'ultimo, nel momento in cui agisce in giudizio, ha l'onere di provare o, quantomeno, di prospettare l'impossibilità da parte del dominus di provvedere da se stesso alla cura dei propri interessi: altrimenti, viene a mancare uno dei requisiti essenziali per l'applicazione della disciplina dettata dall'art. 2028 c.c., con la conseguenza che la domanda non può essere accolta per difetto di legittimazione attiva.

Tribunale Roma  20 dicembre 2001

Cassazione

È inammissibile il motivo di ricorso per cassazione a termine del quale sia formulato il seguente quesito di diritto: se ai sensi degli art. 1710, 1712, 2028 e 2030 c.c. il difensore che a onta della revoca del mandato abbia continuato a patrocinare il proprio cliente è tenuto o meno a comunicare l'esito del giudizio. Il quesito, infatti, "in primis" si sostanzia in una generica istanza di decisione sulla esistenza del vizio denunciato, demandando a questa Corte di accertare se vi sia stata o meno violazione di una serie di norme in tema di mandato e gestione di affari. In tale modo il ricorrente si è sottratto all'onere imposto dall'art. 366 bis c.p.c. di sottoporre alla Corte una propria, finale, conclusiva, valutazione della dedotta violazione della legge processuale o sostanziale, sulla cui correttezza sollecitare il sì o il no di questo giudice di legittimità.

Cassazione civile sez. III  02 aprile 2009 n. 8016  

Giustizia amministrativa

Salvi i casi in cui la legge espressamente preveda la legittimazione a difendere interessi altrui o collettivi o generali, per poter agire in giudizio bisogna essere portatori di un proprio interesse personale, vale a dire di un interesse direttamente ed immediatamente collegato con la area soggettiva di titolarità del ricorrente; ne consegue l'inconfigurabilità di una negotiorum gestio processuale, cioè della spontanea possibilità di compiere atti giuridici nell'altrui interesse, in assenza di ogni specifico rapporto contrattuale ad hoc con l'interessato (analoga alla gestione d'affari ex art. 2028 c.c.).

T.A.R. Roma (Lazio) sez. III  23 settembre 2008 n. 8444



 
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