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Art. 2034 codice civile: Obbligazioni naturali

Non è ammessa la ripetizione di quanto è stato spontaneamente prestato (1) in esecuzione di doveri morali o sociali, salvo che la prestazione sia stata eseguita da un incapace (2).

I doveri indicati dal comma precedente, e ogni altro per cui la legge non accorda azione ma esclude la ripetizione di ciò che è stato spontaneamente pagato, non producono altri effetti (3) (4).


Commento

Azione di ripetizione: azione processuale mediante la quale un soggetto fa valere in giudizio il diritto alla restituzione di un pagamento non dovuto. L’azione si prescrive con il decorso di dieci anni.

 

Dovere morale o sociale: fonte dell’obbligazione naturale, esso viene identificato nel comune sentire, nella morale corrente avvertita dalla collettività in un determinato momento storico, in un determinato luogo, in relazione a tutte le circostanze che accompagnano una certa situazione, che spinge il soggetto ad agire in un certo modo, pur non essendo ad esso vincolato dalla legge.

 

 

(1) È requisito essenziale per la irripetibilità della prestazione: esso consiste nella mancanza di costrizione ad adempiere subita dal solvens (colui che paga). Non rileva, però, il fatto che il solvens abbia creduto di dover adempiere un’obbligazione civile, all’adempimento della quale è obbligato dalla legge. Dunque l’errore sulla natura dell’obbligazione non consente la ripetizione di quanto pagato.

 

(2) Perché la prestazione sia irripetibile è necessaria la capacità del solvens. Per chi ritiene che l’adempimento abbia natura negoziale è necessaria la capacità di agire. Anche chi nega la natura negoziale fa riferimento ad un principio di autoresponsabilità che richiede la capacità di intendere e volere.

 

(3) Il comma 2 fa riferimento ad alcune ipotesi che vengono qualificate come obbligazioni cd. imperfette, alle quali la legge non accorda un’azione per ottenere l’adempimento, ma esclude la ripetizione di quanto è stato spontaneamente pagato.

 

 

(4) L’obbligazione naturale non è trasmissibile mortis causa, anche se l’erede è libero di adempiere in via originaria l’obbligazione naturale del de cuius, facendola cioè diventare una propria obbligazione. Non è compensabile con un’obbligazione civile; non è novabile, per mancanza del presupposto della novazione, ossia perché non c’è un’obbligazione civile valida da sostituire; poiché non costituisce un diritto in senso stretto, non è possibile la remissione. È, invece, possibile l’adempimento del terzo.

 

L’obbligazione naturale si differenzia dall’obbligazione vera e propria (cd. civile) perché a suo presidio non consente l’esercizio di azioni giudiziarie (es.: non si può utilmente agire per farsi pagare un debito prescritto). La sua peculiarità va ricercata nell’irripetibilità della prestazione effettuata: ossia dall’impossibilità di chiedere la restituzione di quanto è stato dato in pagamento.


Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti

Nell’ipotesi in cui dei coniugi, in esecuzione di doveri morali o sociali, si assumano spontaneamente il compito di ospitare a casa loro un ragazzo, la cui madre sia defunta ed in cattivi rapporti con il padre separato, deve escludersi in virtù dell’art. 2034, comma 1, c.c. la ripetizione delle somme versate verso chiunque, e quindi sia verso il ragazzo ospitato che verso il padre di questi. Riguardo al periodo successivo all’inizio della decorrenza dell’affido eterofamiliare, nulla è dovuto inoltre agli affidatari in quanto risulta loro preciso dovere verso il minore, ai sensi della l.n. 184 del 1983, art. 5, come modificato dalla l.n. 149 del 2001, provvedere al suo mantenimento e alla sua educazione e istruzione, mentre a carico del padre residua solo ed esclusivamente un obbligo alimentare, che in ragione del vincolo di filiazione non viene mai meno, neppure nel caso di adozione.

Tribunale Lucca  30 gennaio 2014 n. 169  

Posto che la convivenza di fatto, pur solo frammentariamente disciplinata dalla legge, dà luogo ad una formazione sociale meritevole di tutela, da cui scaturiscono reciproci doveri solidaristici di assistenza anche materiale, con rilevanza sociale e morale, costituiscono adempimento di obbligazione naturale, e pertanto non possono essere chieste in restituzione, le periodiche dazioni di somme di denaro da parte dell'un partner in favore dell'altro, in relazione alla convivenza, sempre che le stesse siano spontanee e nel rispetto dei principi di adeguatezza e di proporzionalità tra i mezzi dell'adempiente e le esigenze da soddisfare dell'altro, tenuto conto del contesto socio-economico delle parti e della concreta situazione in cui i pretesi adempimenti vengono effettuati (la Suprema corte ha cassato la sentenza di merito che aveva escluso la ricorrenza dell'obbligazione naturale in relazione ai periodici versamenti di denaro effettuati da un uomo alla partner, nel corso della convivenza svoltasi per diversi anni in Cina, ove egli si era trasferito per lavoro, al fine di consentirle l'estinzione di una precedente posizione debitoria personale, sul rilievo che la donna aveva sì dato le dimissioni da un'attività ben retribuita in Italia, per seguire il compagno all'estero, ma senza che quest'ultimo avesse esercitato alcuna pressione al riguardo, così illegittimamente attribuendosi ai versamenti in parola una valenza indennitaria). Cassa App. Torino 5 dicembre 2007

Cassazione civile sez. I  22 gennaio 2014 n. 1277  

Le unioni di fatto, quali formazioni sociali che presentano significative analogie con la famiglia formatasi nell'ambito di un legame matrimoniale e assumono rilievo ai sensi dell'art. 2 Cost., sono caratterizzate da doveri di natura morale e sociale di ciascun convivente nei confronti dell'altro, che si esprimono anche nei rapporti di natura patrimoniale. Ne consegue che le attribuzioni patrimoniali a favore del convivente "more uxorio" effettuate nel corso del rapporto (nella specie, versamenti di denaro sul conto corrente del convivente) configurano l'adempimento di una obbligazione naturale ex art. 2034 cod. civ., a condizione che siano rispettati i principi di proporzionalità e di adeguatezza, senza che assumano rilievo le eventuali rinunce operate dal convivente - quale quella di trasferirsi all'estero recedendo dal rapporto di lavoro - ancorché suggerite o richieste dall'altro convivente, che abbiano determinato una situazione di precarietà sul piano economico, dal momento che tali dazioni non hanno valenza indennitaria, ma sono espressione della solidarietà tra due persone unite da un legame stabile e duraturo. Cassa con rinvio, App. Torino, 05/12/2007

Cassazione civile sez. I  22 gennaio 2014 n. 1277  

In tema di regolazione dei rapporti patrimoniali in una convivenza more uxorio, la parte che risulta disporre di un reddito elevato e che compie una dazione di denaro al convivente che risulti privo di reddito proprio, adempie a un dovere morale e sociale ai sensi dell'art. 2034 c.c. in quanto, in tema di convivenza fuori dal vincolo di coniugio, la nozione di famiglia non deve limitarsi alle sole nozioni basate sul matrimonio, ma può comprendere anche altri legami familiari di fatto (quali, come nel caso di specie, una stabile convivenza tra due persone) che devono essere compresi tra le formazioni sociali nelle quali si deve ricondurre ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire, ex art. 2 Cost., il libero sviluppo della persona umana.

Cassazione civile sez. I  22 gennaio 2014 n. 1277  

Interessi

E' fondato l'assunto di nullità della clausola uso piazza anche per il periodo antecedente la entrata in vigore della l. n. 152/1992, essendo essa basata su un criterio inidoneo a consentire una oggettiva determinabilità del tasso convenzionale, con la conseguenza che nel ricalcolo dell'andamento del rapporto vanno applicati gli interessi legali e, dalla data di entrata in vigore della l. n. 152 cit., gli interessi previsti dagli artt. 4 e 5 della stessa (tassi BOT). Inoltre è fondata altresì la eccezione di nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi, dovendo escludersi che la stessa corrisponda ad un uso normativo, con la conseguenza che la capitalizzazione va operata con periodicità annuale, e solo dalla data di entrata in vigore della delibera CICR 9 febbraio 2000, in concreto opportunamente pubblicizzata, su base trimestrale, risultando irrilevante a detti fini la approvazione tacita degli estratti conto, non valendo questa a precludere la contestazione della validità dei rapporti obbligatori da cui derivano le singole annotazioni in conto. Va parimenti ritenuta irrilevante, in concreto, la disciplina della prescrizione e della irripetibilità introdotta dall'art. 2, comma 61, d.l. n. 225/2010 conv. in l. n. 10/2011, atteso che il conto corrente in questione risulta avere avuto un andamento costantemente a debito, sì che, avendo i versamenti assolto a mera funzione ripristinatoria della provvista, la prescrizione poteva decorrere solo dalla data di chiusura del conto. Infine, va rigettata l'eccezione di irripetibilità svolta ai sensi dell'art. 2034 c.c., dovendo escludersi che il pagamento di interessi ultralegali per ripianare l'esposizione a debito verso la banca possa ritenersi eseguito nella consapevolezza di assolvere ad un dovere morale e sociale.

Tribunale Bari sez. II  24 luglio 2012 n. 2626  

Il pagamento degli interessi passivi addebitati non è idoneo a configurare l’adempimento di un’obbligazione naturale ai sensi dell’art. 2034 c.c., con conseguente irripetibilità della prestazione degli interessi, non ravvisandosi i presupposti richiesti dalla disposizione de qua, vale a dire la “spontaneità della dazione” e il convincimento di eseguire doveri morali o sociali cosicché nessun adempimento spontaneo di un’obbligazione naturale può rinvenirsi nel comportamento del correntista che abbia versato somme maggiori in pagamento d’interessi anatocistici pattuiti in contratto, quindi in adempimento di un’obbligazione giuridica ancorché in forma invalida e non già di mero dovere morale o sociale.

Tribunale Nola sez. II  20 dicembre 2011



 
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