codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 2036 codice civile: Indebito soggettivo

Chi ha pagato un debito altrui, credendosi debitore in base a un errore scusabile, può ripetere ciò che ha pagato, sempre che il creditore non si sia privato in buona fede del titolo o delle garanzie del credito (1).

Chi ha ricevuto l’indebito è anche tenuto a restituire i frutti e gli interessi dal giorno del pagamento, se era in mala fede, o dal giorno della domanda, se era in buona fede.

Quando la ripetizione non è ammessa, colui che ha pagato subentra nei diritti del creditore.


Commento

 

(1) L’esistenza di un errore scusabile deve essere provata da colui che esegue il pagamento non dovuto; la buona fede del creditore nel privarsi del titolo o delle garanzie deve essere invece provata dal creditore medesimo.


Giurisprudenza annotata

Lavoro subordinato

In ipotesi di interposizione nelle prestazioni di lavoro, non è configurabile una concorrente obbligazione del datore di lavoro apparente con riferimento ai contributi dovuti agli enti previdenziali, rimanendo tuttavia salva l'incidenza satisfattiva di pagamenti eventualmente eseguiti da terzi, ai sensi del comma 1 dell'art. 1180 c.c., nonché dallo stesso datore di lavoro fittizio, senza che abbia rilevanza la consapevolezza dell'altrui debito, atteso che, nell'ipotesi di pagamento di indebito dal punto di vista soggettivo, il coordinamento tra gli art. 1180 e 2036 c.c. porta a ritenere che sia qualificabile come pagamento di debito altrui, ai fini della relativa efficacia estintiva dell'obbligazione (con le condizioni di cui al comma 3 dell'art. 2036 c.c.), anche il pagamento effettuato per errore.

Cassazione civile sez. lav.  15 novembre 2011 n. 23844  

Ripetizione dell'indebito

Nel caso in cui l'amministratore di un condominio, nell'esercizio del mandato, per fini privati, utilizzi provvista condominiale per pagare debiti di un terzo non è ammissibile l'azione di ripetizione dell'indebito per difetto dell'errore scusabile, ma il condominio danneggiato può agire in surroga legale ex art. 2036, comma 3, c.c. subentrando nei diritti dell'originario creditore.

Tribunale Milano sez. VI  07 gennaio 2011 n. 140  

L'adempimento spontaneo di un'obbligazione da parte del terzo, ai sensi dell'art. 1180 c.c., determina l'estinzione dell'obbligazione, anche contro la volontà del creditore, ma non attribuisce automaticamente al terzo un titolo per agire direttamente nei confronti del debitore, non essendo in tal caso configurabili né la surrogazione per volontà del creditore, prevista dall'art. 1201 c.c., né quella per volontà del debitore, prevista dall'art. 1202 c.c., né quella legale di cui all'art. 1203 n. 3 c.c., la quale presuppone che il terzo che adempie sia tenuto con altri o per altri al pagamento del debito; la consapevolezza da parte del terzo di adempiere un debito altrui esclude inoltre la surrogazione legale di cui agli art. 1203 n. 5 e 2036, comma 3, c.c., la quale, postulando che il pagamento sia riconducibile all'indebito soggettivo ex latere solventis, ma non sussistano le condizioni per la ripetizione, presuppone nel terzo la coscienza e la volontà di adempiere un debito proprio; pertanto, il terzo che abbia pagato sapendo di non essere debitore può agire unicamente per ottenere l'indennizzo per l'ingiustificato arricchimento, stante l'indubbio vantaggio economico ricevuto dal debitore.

Cassazione civile sez. un.  29 aprile 2009 n. 9946  

Previdenza ed assistenza

In ipotesi di interposizione nelle prestazioni di lavoro, non è configurabile una concorrente obbligazione del datore di lavoro fittizio con riferimento ai contributi dovuti agli enti previdenziali; tuttavia, in caso di pagamenti di contributi effettuati da costui, deve affermarsi l'irripetibilità da parte dello stesso dei contributi già versati, non essendo possibile ritenere (ai sensi dell'art. 2036 c.c.) la scusabilità dell'errore sulla identità dell'effettivo debitore, e non potendosi consentire, nell'ottica di assicurare al lavoratore una maggiore protezione, che sia annullata la posizione contributiva costituita a suo favore da parte del datore di lavoro apparente.

Cassazione civile sez. lav.  23 settembre 2010 n. 20143  

Gli obblighi in materia di trattamento economico e normativo scaturenti dal rapporto di lavoro, nonché gli obblighi in materia di assicurazioni sociali, gravano solo sull’appaltante (o interponente), sicché non può configurarsi una concorrente responsabilità dell’appaltatore (o interposto) in virtù dell’apparenza del diritto e dell’apparente titolarità del rapporto di lavoro, stante la specificità del suddetto rapporto e la rilevanza sociale degli interessi ad esso sottesi. Tale principio esclude una responsabilità concorrente dell’interposto, ma non impinge, sulla norma dell’art. 1180, comma 1, c.c. relativa all’effetto liberatorio del pagamento del terzo, quale deve ritenersi l’interposto, e sulla norma di cui all’art. 2036 relativa alla irripetibilità da parte dello stesso delle somme corrisposte in esito a tale pagamento, non essendo possibile ritenere la scusabilità dell’errore sulla identità dell’effettivo debitore.

Cassazione civile sez. lav.  14 luglio 2010 n. 16547  

Alla luce del disposto di cui all’art. 1180 c.c. deve ritenersi che l’obbligazione può essere adempiuta con effetti satisfattivi anche da un terzo; con riferimento ai pagamenti di contributi effettuati dal datore di lavoro fittizio (appaltatore o interposto), l’irripetibilità da parte dello stesso dei contributi già versati, non essendo possibile ritenere (ai sensi dell’art. 2036 c.c.) la scusabilità dell’errore sulla identità dell’effettivo debitore, e non potendosi consentire, nell’ottica di assicurare al lavoratore una maggiore protezione, che sia annullata la posizione contributiva costituita a suo favore da parte del datore di lavoro apparente. In ipotesi di interposizione nelle prestazioni di lavoro, non è configurabile una concorrente obbligazione del datore di lavoro apparente con riferimento ai contributi dovuti agli enti previdenziali; rimane, tuttavia, salva l’incidenza satisfattiva di pagamenti eventualmente eseguiti da terzi, ai sensi dell’art. 1180 c.c., comma 1, ivi compreso lo stesso datore di lavoro fittizio.

Cassazione civile sez. lav.  14 luglio 2010 n. 16547  

In tema di divieto di intermediazione ed interposizione nelle prestazioni di lavoro, non è configurabile una concorrente obbligazione del datore di lavoro apparente con riferimento ai contributi dovuti agli enti previdenziali, rimanendo tuttavia salva l'incidenza satisfattiva di pagamenti eventualmente eseguiti dal datore di lavoro fittizio, ai sensi dell'art. 1180, comma 1, c.c., senza che abbia rilevanza la consapevolezza dell'altruità del debito, atteso che, nell'ipotesi di pagamento indebito dal punto di vista soggettivo, il coordinamento tra gli art. 1180 e 2036 c.c. porta a ritenere che sia qualificabile come pagamento di debito altrui, ai fini della relativa efficacia estintiva dell'obbligazione, anche il pagamento effettuato per errore. Ne consegue che, ove i contributi siano stati versati all'ente previdenziale dal datore di lavoro apparente, detto pagamento - come pure la corresponsione delle retribuzioni ai lavoratori - è irripetibile, non potendosi considerare scusabile l'errore sull'identità dell'effettivo debitore da parte di colui che è corresponsabile della violazione, sanzionata a titolo contravvenzionale, dell'art. 1 della legge n. 1369 del 1960.

Cassazione civile sez. lav.  16 febbraio 2009 n. 3707



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti