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Art. 2041 codice civile: Azione generale di arricchimento

Chi, senza una giusta causa, si è arricchito a danno di un’altra persona è tenuto, nei limiti dell’arricchimento, a indennizzare quest’ultima della correlativa diminuzione patrimoniale (1).

Qualora l’arrichimento abbia per oggetto una cosa determinata, colui che l’ha ricevuta è tenuto a restituirla in natura, se sussiste al tempo della domanda.


Commento

(1) Se l’arricchito è in mala fede, egli va incontro ad una piena responsabilità da atto illecito per i danni, oltre il limite del proprio arricchimento.


Giurisprudenza annotata

Possesso

Deve escludersi il diritto del possessore in buona fede ad un indennizzo, ex art. 1150 c.c., per i miglioramenti arrecati al bene altrui ed esistenti al tempo della restituzione, ove tali miglioramenti consistano in un'opera necessariamente destinata alla demolizione – nel caso di specie si trattava di una costruzione priva di autorizzazione -, ciò in considerazione della precarietà dell'aumento di valore nel patrimonio del proprietario. Né assume rilievo l'eventualità di una successiva sanatoria dell'abuso, essendo in tal caso esperibile, ai sensi dell'art. 2041 c.c., l'azione di arricchimento senza causa, nei limiti della differenza fra la somma dovuta ai sensi dell'art. 1150 c.c. e gli oneri economici derivanti dalla sanatoria.

Tribunale Salerno sez. II  21 novembre 2014 n. 5524  

Arricchimento senza causa

In tema di azione di indebito arricchimento, conseguente all'assenza di un valido contratto (nella specie, avente ad oggetto prestazioni a favore di degente ricoverato in casa di cura), l'indennità prevista dall'art. 2041 cod. civ. va liquidata nei limiti della diminuzione patrimoniale subita dalla parte nell'erogazione della prestazione e non in misura coincidente con il mancato guadagno che la stessa avrebbe potuto trarre dall'instaurazione di una valida relazione contrattuale (individuabile, nella specie, in base alle tariffe contrattuali di degenza). Rigetta, App. Genova, 18/06/2011

Cassazione civile sez. III  07 novembre 2014 n. 23780  

Il legislatore civile, ex art. 2041 c.c., individua l'azione generale di arricchimento, volta essenzialmente ad evitare che possano sussistere degli spostamenti patrimoniali senza giustificazione; la norma de quo, in sostanza, richiede la sussistenza di un arricchimento di un determinato soggetto nei confronti di un altro in assenza di una valida causa giustificativa, potendo, tra l'altro, il vantaggio essere rappresentato da un incremento patrimoniale o da un mancato detrimento patrimoniale, risultante dall'avere evitato la perdita di un bene o risparmiato una spesa: lo stesso legislatore sembra, dunque, richiedere un collegamento eziologico diretto ed immediato tra arricchimento e depauperamento, cioè il fatto deve essere unico generatore di entrambi gli eventi.

Tribunale Milano sez. V  28 ottobre 2014 n. 12570

In tema di azione d'indebito arricchimento nei confronti della p.a., conseguente all'assenza di un contratto d'opera professionale, l'indennità prevista dall'art. 2041 c.c. va liquidata nei limiti della diminuzione patrimoniale subita dall'esecutore della prestazione, con esclusione di quanto lo stesso avrebbe percepito se il rapporto negoziale si fosse perfezionato. Pertanto, ai fini della determinazione dell'indennizzo dovuto al professionista, la parcella, ancorché vistata dall'ordine professionale, non può essere assunta come parametro di riferimento, non trattandosi in questo caso di corrispettivo per prestazioni professionali, ma della individuazione di una somma che va liquidata, in forza delle risultanze processuali, se ed in quanto si sia verificato un vantaggio patrimoniale a favore della p.a., con correlativa perdita patrimoniale della controparte.

Cassazione civile sez. III  28 luglio 2014 n. 17085  

Impiegati dello Stato

Nell'ambito del rapporto di impiego pubblico vige il principio dell'assoluta irrilevanza delle mansioni superiori, comunque svolte, sia ai fini giuridici che ai fini economici, salvo che una legge specifica non disponga altrimenti, in quanto gli interessi coinvolti hanno natura indisponibile e l'attribuzione delle mansioni e l'inquadramento devono avere il loro presupposto indefettibile nel provvedimento di nomina o di inquadramento; a tal fine non rilevano né l'art. 2041 c.c., in ragione della sussidiarietà dell'azione di arricchimento senza causa e dell'inerenza di tale disposizione esclusivamente al diverso fenomeno delle retribuibilità del lavoro prestato sulla base di atto nullo o annullato; né gli artt. 36 Cost. e 2126 c..c., in quanto il principio di adeguatezza della retribuzione alla quantità e qualità del lavoro prestato non comporta, in materia di pubblico impiego, che il dipendente possa vantare un diritto soggettivo al trattamento economico connesso alle mansioni superiori temporaneamente svolte; né, infine, l'art. 57, d.lg. 3 febbraio 1993 n. 29, che non ha mai avuto pratica applicazione, essendo stata, in un primo momento, differita la sua operatività, poi abrogata dall'art. 43, d.lg. 31 marzo 1998 n. 80; né l'art. 56 ultimo comma, oggi trasfuso nell'art. 52, d.lg. 20 marzo 2001 n. 165, secondo cui le disposizioni dettate in materia dal comma 4 potrebbero trovare applicazione solo in sede di attuazione della disciplina prevista dai contratti collettivi e con la decorrenza da questi stabilita. Conferma TAR Lazio, Roma, sez. III, n. 4497 del 2008.

Consiglio di Stato sez. III  12 giugno 2014 n. 3022  

Ripetizione dell'indebito

In tema di pagamento senza titolo, con conseguente obbligo di restituzione, l'azione prevista per recuperare la somma è quella esperibile ai sensi dell'art. 2033 c.c. (pagamento dell'indebito) e non quella prevista dall'art. 2041 c.c., che disciplina la situazione di arricchimento senza causa.

Cassazione civile sez. I  11 aprile 2014 n. 8594  

L'azione di indebito oggettivo ha carattere restitutorio, cosicché la ripetibilità è condizionata dal contenuto della prestazione e dalla possibilità concreta di ripetizione, secondo le regole previste dagli artt. 2033 e ss. cod. civ. (e cioè quando abbia avuto ad oggetto una somma di denaro o cose di genere ovvero, infine, una cosa determinata), operando altrimenti, ove ne sussistano i presupposti, in mancanza di altra azione, l'azione generale di arricchimento senza causa prevista dall'art. 2041 cod. civ., che assolve alla funzione, in base ad una valutazione obbiettiva, di reintegrazione dell'equilibrio economico. Pertanto, nel caso di prestazione di "facere", la quale non è suscettibile di restituzione e, in quanto indebita, non è oggetto di valide ed efficaci determinazioni delle parti circa il suo valore economico, non è proponibile l'azione di indebito oggettivo ma, in presenza dei relativi presupposti, solo quella di ingiustificato arricchimento. Cassa con rinvio, App. Bari, 04/05/2007

Cassazione civile sez. I  21 marzo 2014 n. 6747

Arricchimento senza causa

In tema di spese fuori bilancio dei Comuni (e, più in generale, degli enti locali) agli effetti di quanto disposto dall'art. 23, quarto comma, del d.l. 2 marzo 1989, n. 66 (convertito, con modificazioni, in legge 24 aprile 1989, n. 144), l'insorgenza del rapporto obbligatorio direttamente con l'amministratore o il funzionario che abbia consentito la prestazione - con conseguente impossibilità di esperire nei confronti del Comune l'azione di arricchimento senza causa, stante il difetto del necessario requisito della sussidiarietà - si ha in tutti i casi in cui manchi una valida ed impegnativa obbligazione dell'ente locale, con la conseguenza che, dopo l'introduzione di tale normativa, la questione del riconoscimento dell'utilità della prestazione si pone, di regola, solo allorché il funzionario o l'amministratore - responsabili verso il privato - propongano l'azione di cui all'art. 2041 cod. civ. nei confronti della P.A. Rigetta, App. Napoli, 02/05/2011

Cassazione civile sez. VI  23 gennaio 2014 n. 1391  



 
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