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Art. 2042 codice civile: Carattere sussidiario dell’azione

L’azione di arricchimento non è proponibile quando il danneggiato può esercitare un’altra azione per farsi indennizzare del pregiudizio subito.


Giurisprudenza annotata

Arricchimento senza causa

Il requisito della sussidiarietà dell'azione di indebito arricchimento, prescritto dall'art. 2042 c.c. non suppone l'identità tra le due azioni, la cui diversità - al contrario - è supposta. L'azione di ingiustificato arricchimento - in particolare - stante il suo carattere sussidiario, deve ritenersi esclusa in ogni caso in cui il danneggiato, secondo una valutazione da compiersi in astratto, prescindendo quindi dalla previsione del suo esito, possa esercitare un'altra azione, per farsi indennizzare il pregiudizio subito. (Nella specie - contratto per la realizzazione di opere edili stipulato senza la osservanza delle formalità necessarie da un ente pubblico territoriale - il giudice del merito aveva rigettato l'azione di indebito arricchimento sul rilievo che la stessa era esclusa dalla possibilità, per l'esecutore delle opere, di agire ai sensi dell'art. 23 d.l. n. 66 del 1989 nei confronti degli amministratori dell'ente. Deducendo il ricorrente che in realtà in una tale eventualità il privato ha a propria disposizione due azioni, distinte e concorrenti, perché fondate su due differenti presupposti giuridici, la Suprema corte in applicazione del principio che precede ha disatteso la censura).

Cassazione civile sez. I  07 marzo 2014 n. 5396  

Il requisito della sussidiarietà dell'azione di indebito arricchimento, prescritto dall'art. 2042 c.c. non suppone l'identità tra le due azioni, la cui diversità - al contrario - è supposta. L'azione di ingiustificato arricchimento - in particolare - stante il suo carattere sussidiario, deve ritenersi esclusa in ogni caso in cui il danneggiato, secondo una valutazione da compiersi in astratto, prescindendo quindi dalla previsione del suo esito, possa esercitare un'altra azione, per farsi indennizzare il pregiudizio subito. (Nella specie - contratto per la realizzazione di opere edili stipulato senza la osservanza delle formalità necessarie da un ente pubblico territoriale - il giudice del merito aveva rigettato l'azione di indebito arricchimento sul rilievo che la stessa era esclusa dalla possibilità, per l'esecutore delle opere, di agire ai sensi dell'art. 23 d.l. n. 66 del 1989 nei confronti degli amministratori dell'ente. Deducendo il ricorrente che in realtà in una tale eventualità il privato ha a propria disposizione due azioni, distinte e concorrenti, perché fondate su due differenti presupposti giuridici, la Suprema corte in applicazione del principio che precede ha disatteso la censura).

Cassazione civile sez. I  07 marzo 2014 n. 5396  

L'art. 2042 c.c., nel delineare il carattere sussidiario dell'azione di ingiustificato arricchimento, dispone che l'azione non è proponibile quando il danneggiato può proporre un'altra azione per farsi indennizzare del pregiudizio subito. L'ambito di proponibilità dell'azione in questione è dunque definito dalla legge, con la conseguenza che il giudice, anche d'ufficio, deve accertare che non sussista altra specifica azione per le restituzioni ovvero per l'indennizzo del pregiudizio subito contro lo stesso arricchito o contro altra persona (nella specie l'arricchimento si era concretizzato nell'uso dell'autovettura protrattosi per un anno e nove mesi ed il depauperamento della società nell'usura del veicolo e nell'assenza di una giusta causa della detenzione del mezzo che aveva usato senza pagare il noleggio).

Cassazione civile sez. III  14 gennaio 2014 n. 529  

In tema di assunzione di impegni e di effettuazione di spese da parte degli enti locali, l'art. 23, terzo comma, del d.l. 3 marzo 1989, n. 66 (convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 1989, n. 144), dispone che qualsiasi spesa degli enti comunali deve essere assistita da un conforme provvedimento dell'organo munito di potere deliberativo e da uno specifico impegno contabile registrato nel competente bilancio di previsione, costituendosi, in mancanza, il rapporto obbligatorio direttamente con il funzionario, onde il professionista non può esperire nei confronti dell'ente pubblico l'azione di indebito arricchimento (art. 2041 cod. civ.), perché tale azione difetta del necessario requisito della sussidiarietà (art. 2042 cod. civ.). Rigetta, App. Napoli, 23/05/2005

Cassazione civile sez. I  30 ottobre 2013 n. 24478  

L’azione generale di arricchimento non può essere proposta quando il soggetto che si è arricchito è diverso da quello con il quale chi compie la prestazione ha un rapporto diretto, in quanto in questo caso l’eventuale arricchimento costituisce solo un effetto indiretto o riflesso della prestazione eseguita, essendo altresì carente anche il requisito della sussidiarietà (art. 2042, c.c.), che non sussiste qualora il danneggiato possa esperire un ‘azione tipica nei confronti dell’arricchito o di altri soggetti, che siano obbligali nei suoi confronti ‘ex lege’ o in virtù di un contratto (Cfr. Cass. n. 11835 del 05/08/2003).

Tribunale Roma sez. VIII  25 maggio 2013 n. 11520  

Il carattere sussidiario della azione di indebito arricchimento - previsto dall'art. 2042 c.c. - comporta che tale azione non può essere promossa non solo quando sussista un'altra azione tipica proponibile dal danneggiato nei confronti dell'arricchito, ma anche quando vi sia originariamente una azione sperimentabile contro persone diverse dall'arricchito, che siano obbligate per legge o per contratto. Lo stesso requisito non è escluso dall'avere esperito, con esito negativo, altra azione tipica, qualora la relativa domanda sia stata respinta sotto il profilo della carenza "ab origine", della azione stessa per difetto del titolo posto a suo fondamento.

Cassazione civile sez. III  06 settembre 2012 n. 14939

Il carattere sussidiario dell’azione di indebito arricchimento, sancito dall’art. 2042 c.c., comporta che detta azione non possa essere esperita non soltanto quando sussista un’altra azione tipica esperibile dal danneggiato nei confronti dell’arricchito ma anche quando vi sia originariamente un’azione sperimentabile contro persone diverse dall’arricchito che siano obbligate per legge o per contratto.

Cassazione civile sez. III  26 marzo 2012 n. 4818

Edilizia ed urbanistica

Sul punto non possono certo essere invocati principi costituzionali, come quelli degli art. 3, 41 e 97 cost., in quanto appare fuori luogo il richiamo alla tutela della proprietà da parte chi ha posto in essere una volontaria condotta illecita (volendo portare l'argomento di parte ricorrente alle estreme conseguenze, si potrebbe assurdamente ipotizzare che l'autore di un reato potrebbe sottrarsi alla confisca di cui all'art. 240 del codice penale, adducendo il consistente valore economico della cosa costituente il prodotto o il profitto del reato stesso). Parimenti non pertinente è il richiamo all'art. 1 del Protocollo Addizionale alla convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo sulla protezione della proprietà, in quanto tale articolo non vieta agli Stati di adottare atti di privazione della proprietà "alle condizioni previste dalla legge" anche "in relazione all'interesse generale". Neppure potrebbe soccorrere il riferimento all'art. 2041 c.c., sull'azione generale di arricchimento. Tale azione, di carattere sussidiario (art. 2042 c.c.), presuppone l'arricchimento "senza giusta causa" di una parte a danno dell'altra e nel caso di specie l'acquisizione del bene al patrimonio comunale costituisce - giova rammentarlo nuovamente - conseguenza automatica di legge, quindi, al di là di ogni altra considerazione, manca l'elemento essenziale della "ingiustizia" dell'arricchimento, visto che l'acquisizione è sorretta da un valido titolo giuridico.

T.A.R. Milano (Lombardia) sez. II  10 dicembre 2013 n. 2790  



 
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