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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 2043 codice civile: Risarcimento per fatto illecito

Qualunque fatto (1) (2) doloso o colposo (3), che cagiona (4) ad altri un danno (5) ingiusto (6), obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno.


Commento

Fatto doloso: un fatto è tale quando colui che lo ha commesso lo ha voluto e preveduto come conseguenza della sua azione o omissione.

 

Fatto colposo: un fatto è tale quando non è stato cagionato intenzionalmente, ma si è verificato a causa di negligenza, imprudenza o imperizia ovvero per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline.

 

Danno ingiusto: danno prodotto non iure (comportamento non giustificato dall’ordinamento) e contra ius, cioè lesione di un interesse giuridicamente apprezzabile e tutelato dall’ordinamento.

 

 

(1) Sul piano strutturale l’illecito civile è costituito da tre elementi:

—   il fatto materiale (condotta, evento e nesso causale);

—   la colpevolezza;

—   l’antigiuridicità.

Caratteristica dell’illecito civile è la sua atipicità, poiché comprende ogni possibile fatto dovuto ad una condotta umana colpevole che cagioni ad altri un danno ingiusto, mentre l’illecito penale è necessariamente tipico, perché nessuno può essere punito per un fatto che non sia espressamente previsto come reato dalla legge (artt. 25 Cost. e 1 c.p.).

 

(2) Il fatto materiale comprende il comportamento (condotta) della persona (che può consistere tanto in un’azione che il soggetto avrebbe dovuto astenersi dal compiere, quanto in un’omissione; ma l’omissione è rilevante solo se l’autore aveva il dovere giuridico di agire e non l’ha fatto); l’evento dannoso, cioè il verificarsi di una situazione sfavorevole per il destinatario della condotta lesiva; il nesso di causalità tra la condotta e l’evento.

 

(3) L’atto, per essere illecito, deve essere colpevole; la colpevolezza riguarda il soggetto che ha compiuto l’atto e può assumere vari livelli di intensità: il dolo o la colpa, a seconda che l’evento dannoso sia voluto o non voluto. Nel codice civile si fa spesso riferimento a varie possibili gradazioni della colpa: colpa lieve, determinata dalla violazione della diligenza media [v. 1176]; colpa grave, che deriva dall’inosservanza non solo della diligenza del buon padre di famiglia ma di quel minimo di prudenza e avvedutezza che tutti dovrebbero usare nell’agire. [v. 1229]. Presupposto della colpevolezza è l’imputabilità [v. 2046].

 

(4) Il comportamento attivo o omissivo deve essere causa del danno ingiusto: tale relazione identifica il nesso causale. In altri termini, il danno deve essere conseguenza immediata e diretta di tale comportamento. Occorre, quindi, in primo luogo accertare che esso non si sarebbe prodotto in assenza di quel comportamento, cioè che il secondo sia condicio sine qua non del primo; occorre, poi, ulteriormente verificare che quel comportamento sia idoneo a produrre il danno secondo una valutazione in termini di normalità e adeguatezza e che il danno si configuri, quindi, come conseguenza normale e naturale di quel comportamento (cd. causalità adeguata).

 

(5) Il danno consiste nella lesione di un diritto altrui o di un interesse meritevole di tutela; nell’illecito civile rilevano sia il danno emergente che il lucro cessante [v. 1223, 2056]; rilevano, altresì, il danno patrimoniale e il danno non patrimoniale.

 

(6) Ulteriore elemento strutturale dell’illecito civile è l’antigiuridicità: l’obbligo di risarcimento scatta soltanto in presenza di un fatto contrastante con un dovere giuridico e l’art. 2043 prende in considerazione tale elemento laddove richiede non un danno qualsiasi, ma un «danno ingiusto». Tra i casi di esclusione dell’antigiuridicità si ricordano: la legittima difesa; lo stato di necessità nonché l’esercizio del diritto, l’adempimento del dovere e il consenso dell’avente diritto.


Giurisprudenza annotata

Responsabilità civile

La pubblica amministrazione, in base al principio del "neminem laedere", è responsabile dei danni riconducibili all'omissione dei comportamenti dovuti, che costituiscono il limite esterno alla sua attività discrezionale. Ne consegue che il Comune deve rispondere dei danni patiti da un ciclomotorista caduto a seguito dell'impatto con un cane randagio durante la marcia del mezzo, atteso che l'ente territoriale - ai sensi della legge-quadro 14 agosto 1991, n. 281 e delle leggi regionali in tema di animali di affezione e prevenzione del randagismo- è tenuto, in correlazione con gli altri soggetti indicati dalla legge, al rispetto del dovere di prevenzione e controllo del randagismo sul territorio di competenza.

Cassazione civile sez. III  12 febbraio 2015 n. 2741  

La responsabilità dell'imprenditore che si sia avvalso di impalcature per l'espletamento di lavori sugli edifici è ravvisabile ai sensi dell'art. 2043 cod. civ., ove siano state trascurate le ordinarie norme di diligenza e non siano state adottate le cautele idonee ad impedire l'uso anomalo del ponteggio. La responsabilità va ricollegata non alla mera sussistenza del ponteggio, ma al fatto che sia stato omesso qualunque accorgimento idoneo ad ovviare alla situazione di pericolo (fattispecie relativa ad un furto in appartamento agevolato dalla presenza di un ponteggio installato senza adottare misure anti-intrusive, quali l'illuminazione notturna).

Cassazione civile sez. III  19 dicembre 2014 n. 26900  

Nella ipotesi di danni cagionati ad uno spettatore dal lancio dagli spalti di un moschettone da trekking durante una partita di calcio, la società proprietaria dell'impianto non risponde ai sensi dell'art. 2043 cod. civ., trattandosi di evento non controllabile, a fronte delle migliaia di spettatori delle partite, e della non intrinseca pericolosità dell'oggetto lanciato, come tale facilmente occultabile e introducibile sui luoghi, né ai sensi dell'art. 2051 cod. civ., per la riconducibilità del danno non alla natura del bene custodito o all'uso che ne è stato fatto dal custode ma alla condotta illecita di un terzo, rispetto al quale lo stadio rappresenta esclusivamente il contesto nel cui ambito è accaduto l'evento. Rigetta, App. Palermo, 24/03/2010

Cassazione civile sez. III  19 dicembre 2014 n. 26901

Nella ipotesi di furto in appartamento condominiale, commesso con accesso dalle impalcature installate in occasione della ristrutturazione dell'edificio, è configurabile la responsabilità dell'imprenditore ex art. 2043 cod. civ., per omessa ordinaria diligenza nella adozione delle cautele atte ad impedire l'uso anomalo dei ponteggi, nonché la responsabilità del condominio, ex art. 2051 cod. civ., per l'omessa vigilanza e custodia, cui è obbligato quale soggetto che ha disposto il mantenimento della struttura. Cassa e decide nel merito, App. Roma, 11/01/2011

Cassazione civile sez. III  19 dicembre 2014 n. 26900  

Nel caso in cui una P.A. (nella specie, un Comune) sia chiamata a rispondere ex art. 2043 cod. civ. per illegittimo esercizio della funzione pubblica (nella specie, per illegittimo annullamento di una licenza edilizia precedentemente rilasciata), il giudice è chiamato ad accertare d'ufficio, sulla base degli elementi probatori ritualmente acquisiti agli atti, la sussistenza dell'elemento soggettivo dell'illecito e, dunque, anche se la violazione delle regole di imparzialità, correttezza e buon andamento sia stata determinata da un errore scusabile nell'applicazione della legge (in ipotesi, l'art. 17 della legge 6 agosto 1967, n. 765). Tale errore non è, pertanto, annoverabile tra le cause di giustificazione, incidenti sulla mera antigiuridicità del fatto, sicché la relativa allegazione, in assenza di un'espressa previsione di legge, non può essere qualificata come eccezione in senso stretto. Rigetta, App. Genova, 19/04/2006

Cassazione civile sez. I  15 dicembre 2014 n. 26277  

Il Ministero della salute è tenuto ad esercitare un'attività di controllo e di vigilanza in ordine alla pratica terapeutica della trasfusione del sangue e dell'uso degli emoderivati sicché risponde, ai sensi dell'art. 2043 cod. civ., dei danni conseguenti ad epatite ed a infezione da HIV, contratte da soggetti emotrasfusi, per omessa vigilanza sulla sostanza ematica e sugli emoderivati. Rigetta, App. Roma, 08/02/2010

Cassazione civile sez. III  12 dicembre 2014 n. 26152  

La responsabilità degli enti pubblici, per danni derivanti dall'illegittimo od omesso svolgimento dell'attività amministrativa di stampo autoritativo, va ricondotta al modello di responsabilità per fatto illecito delineata dall'art. 2043 c.c., il quale implica la necessità di verificare, con onere della prova a carico del presunto danneggiato, gli elementi costitutivi della fattispecie aquiliana, così individuabili: a) il fatto illecito; b) l'evento dannoso ingiusto e il danno patrimoniale conseguente; c) il nesso di causalità tra fatto illecito e il danno subito; d) la colpa dell'apparato amministrativo, dovendosi individuare, anche in tema di responsabilità della P.A. da attività amministrativa illegittima, l'elemento soggettivo (colpa oppure dolo) richiesto dall'art. 2043 c.c

T.A.R. Roma (Lazio) sez. III  25 novembre 2014 n. 11808  

In punto di diritto, si osserva che la responsabilità per l'esercizio di attività pericolosa, ex art. 2050 c.c., implica l'accertamento di presupposti di fatto diversi, quanto meno in parte, da quelli propri della responsabilità per fatto illecito prevista dalla norma generale dell'art. 2043 c.c., onde la domanda che ha per oggetto l'accertamento del primo tipo di responsabilità deve essere considerata diversa e nuova rispetto a quella che ha per oggetto la normale responsabilità per fatto illecito.

Tribunale Salerno sez. II  24 novembre 2014 n. 5581  

Danni

Il danno risarcibile, nella struttura di responsabilità aquiliana, non si pone in termini di automatismo rispetto al fatto dannoso, ma necessita di specifica prova in ordine ai profili del nesso causale e del pregiudizio concretamente risarcibile, secondo i principi generali sanciti dall'art. 2043 c.c.. Pertanto, l'esistenza del danno non è immancabilmente ravvisabile a causa della potenzialità lesiva di un atto o di un comportamento illegittimo. In particolare, anche il danno non patrimoniale, quando sia determinato dalla lesione di diritti inviolabili della persona, costituisce un danno conseguenza che deve essere allegato e provato, non essendo sufficiente al riguardo mere allegazioni sulle quali effettuare un giudizio di verosimiglianza (2).

T.A.R. Napoli (Campania) sez. I  12 dicembre 2014 n. 6604  



 
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