Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015

Codice civile Art. 2048 codice civile: Responsabilità dei genitori, dei tutori, dei precettori e dei maestri d’arte

Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015



Il padre e la madre, o il tutore, sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei figli minori non emancipati o delle persone soggette alla tutela, che abitano con essi. La stessa disposizione si applica all’affiliante.

I precettori e coloro che insegnano un mestiere o un’arte sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei loro allievi e apprendisti nel tempo in cui sono sotto la loro vigilanza.

Le persone indicate dai commi precedenti sono liberate dalla responsabilità soltanto se provano di non aver potuto impedire il fatto (1).

Commento

(1) L’ipotesi in esame è analoga a quella di cui all’art. 2047, ma non è identica: infatti, l’art. 2047 si riferisce ai danni cagionati da persone incapaci (per cui la responsabilità del sorvegliante è esclusiva), mentre l’art. 2048 a persone (come i minori) non necessariamente incapaci. Ne consegue che, ove si dimostri la loro capacità di intendere o di volere [v. 2046], si configura un’ipotesi di concorso di responsabilità: per i tutori, genitori etc. ex art. 2048; per i minori etc. ex art. 2043.

 

Giurisprudenza annotata

Responsabilità

In relazione all'interpretazione della disciplina prevista nell'art. 2048 c.c., è necessario che i genitori, al fine di fornire una sufficiente prova liberatoria per superare la presunzione di colpa dalla suddetta norma desumibile, offrano non la prova legislativamente predeterminata di non aver potuto impedire il fatto (atteso che si tratta di prova negativa), ma quella positiva di aver impartito al figlio una buona educazione e di aver esercitato su di lui una vigilanza adeguata; il tutto in conformità alle condizioni sociali, familiari, all'età, al carattere e all'indole del minore. L'inadeguatezza dell'educazione impartita e della vigilanza esercitata su un minore, fondamento della responsabilità dei genitori per il fatto illecito dal suddetto commesso, può essere desunta, in mancanza di prova contraria, dalle modalità dello stesso fatto illecito, che ben possono rivelare il grado di maturità e di educazione del minore, conseguenti al mancato adempimento dei doveri incombenti sui genitori, ai sensi dell'art. 147 c.c.. Non è conforme a diritto, invece, per evidente incompatibilità logica, la valutazione reciproca, e cioè che dalle modalità del fatto illecito possa desumersi l'adeguatezza dell'educazione impartita e della vigilanza esercitata (fattispecie relativa all'azione intrapresa da un uomo che conveniva in giudizio i genitori di un minore per sentirli condannare ai sensi dell'art. 2048 c.c. al pagamento di una somma, per il danno sofferto a seguito delle lesioni subite; l'attore sosteneva di essere stato aggredito dal minore e di aver subito gravi lesioni all'occhio destro, adducendo a sostegno della propria tesi, l'intervenuta pronuncia in sede penale di accertamento della responsabilità del minore per il reato di cui all'art. 582 c.p.).

Cassazione civile sez. III  18 novembre 2014 n. 24475  

 

In tema di responsabilità civile dei maestri e dei precettori, rilevano le circostanze che il minore sia stato affidato e la conseguente valutazione sul grado di maturità fisica e psichica raggiunta dal minore, mentre i genitori devono provare che il fatto lesivo si sia verificato nel tempo in cui il minore era sottoposto alla vigilanza degli insegnanti, sussistendo in capo all'insegnante una presunzione di omesso rispetto dell'obbligo di vigilanza, restando ferma la prove che il fatto si sia verificato per causa non imputabile all'obbligato. Tale distribuzione dell' onere della prova permane anche se chi agisce fa valere l'inadempimento contrattuale, dovendosi provare l'assenza di colpa da parte della convenuta ed essendo sufficiente la prova del fatto da parte dell'attore.

Tribunale Salerno sez. I  02 maggio 2014 n. 2212  

 

In tema di sinistri stradali, qualora l'autore materiale del fatto sia un soggetto minorenne, correttamente il giudice ha fatto applicazione della presunzione di colpa nella manchevolezza nell'educazione prevista dall'art. 2048 c.c. non avendo l'odierno appellante neppure dedotto la prova liberatoria prevista dalla norma.

Tribunale Savona  30 aprile 2014

 

Ai sensi dell'art. 2048 c.c., la responsabilità dei genitori per i fatti illeciti commessi dal minore con loro convivente è correlata ai doveri inderogabili ex art. 147 c.c. e alla conseguente necessità di una costante opera educativa, finalizzata a correggere comportamenti non corretti e a realizzare una personalità equilibrata, consapevole della relazionalità della propria esistenza e della protezione della propria ed altrui persona da ogni accadimento consapevolmente illecito. Per sottrarsi a tale responsabilità, essi sono tenuti a dimostrare di aver impartito al figlio un'educazione normalmente sufficiente ad impostare una corretta vita di relazione in rapporto al suo ambiente, alle sue abitudini ed alla sua personalità, non assumendo alcun rilievo, a tal fine, la prova di circostanze (quali l'età ormai raggiunta dal minore e le esperienze lavorative da lui eventualmente avute) idonee ad escludere l'obbligo di vigilare sul minore, dal momento che tale obbligo può coesistere con quello educativo, ma può anche non sussistere, e comunque diviene rilevante soltanto una volta che sia stata ritenuta, sulla base del fatto illecito determinatosi, la sussistenza della culpa in educando (nella specie, la Corte ha riconosciuto la responsabilità dei genitori di una ragazza di sedici anni rea di aver attraversato la strada di corsa nonostante il semaforo per i pedoni fosse "rosso", colpendo una moto che sopraggiungeva ad alta velocità).

Cassazione civile sez. III  19 febbraio 2014 n. 3964

 

La precoce emancipazione dei minori frutto del costume sociale non esclude né attenua la responsabilità che l'art. 2048 cod. civ. pone a carico dei genitori, i quali, proprio in ragione di tale precoce emancipazione, hanno l'onere di impartire ai figli l'educazione necessaria per non recare danni a terzi nella loro vita di relazione, dovendo rispondere delle carenze educative a cui l'illecito commesso dal figlio sia riconducibile. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la sentenza di merito la quale aveva escluso la responsabilità dei genitori di una sedicenne che, attraversando la strada con il semaforo rosso, aveva provocato un sinistro stradale). Cassa con rinvio, App. Roma, 22/11/2011

Cassazione civile sez. III  19 febbraio 2014 n. 3964

 

In tema di responsabilità della scuola a seguito di un infortunio occorso ad un alunno durante la gita scolastica, la presunzione di responsabilità posta a carico dei precettori dall'art. 2048, comma 2 c.c., si applica in presenza di un danno causato da fatto illecito dell'allievo nei confronti di terzi, e non in riferimento al danno cagionato dall'allievo nei suoi stessi confronti. Mentre nel primo caso per superare la presunzione di responsabilità che grava sull'insegnate occorre che questi provi di aver adottato, in via preventiva, tutte le misure idonee ad evitare una situazione di pericolo in grado di portare poi al danno, nel secondo caso la responsabilità dell'istituto scolastico e dell'insegnante ha natura contrattuale. Tale responsabilità ha le fondamenta nell'iscrizione dell'allievo e la conseguente ammissione nella scuola, ed è proprio da questo rapporto che sorge a carico dell'istituto l'obbligazione di vigilare sulla sicurezza e l'incolumità dell'allievo nel tempo in cui questi fruisce della prestazione scolastica.

Cassazione civile sez. III  04 febbraio 2014 n. 2413  

 

Va esclusa la configurabilità della presunzione di responsabilità di cui all’art. 2048 c.c. a carico dei precettori per i danni che l’allievo abbia procurato a se stesso, in quanto la norma, riferendosi espressamente al danno cagionato dal fatto illecito dell’allievo, presuppone un fatto obiettivamente antigiuridico lesivo di un terzo, e non un “autodanneggiamento”. Ne deriva che in caso di danno arrecato dall’allievo a se stesso la responsabilità dell’Istituto scolastico e dell’insegnante va più correttamente ricondotta nell’ambito della responsabilità contrattuale, con conseguente applicazione del regime probatorio desumibile dall’art. 1218 c.c

Tribunale Bari sez. III  24 ottobre 2013

 

In ipotesi di danno cagionato dall'alunno a sé medesimo (c.d. autolesioni), l'accoglimento della domanda di iscrizione, con la conseguente ammissione dell'allievo a scuola, determina l'instaurazione di un vincolo negoziale dal quale sorge a carico della medesima l'obbligazione di vigilare sulla sicurezza e l'incolumità dell'allievo per il tempo in cui questi fruisce della prestazione scolastica, in tutte le sue espressioni; la scuola è pertanto tenuta a predisporre tutti gli accorgimenti all'uopo necessari, anche al fine di evitare che l'allievo procuri danno a se stesso, sia all'interno dell'edificio che nelle pertinenze scolastiche, di cui abbia a qualsiasi titolo la custodia, messe a disposizione per l'esecuzione della propria prestazione, ivi ricompreso, quindi, il cortile antistante l'edificio scolastico, del quale la scuola abbia la disponibilità e ove venga consentito il regolamentato accesso e lo stazionamento degli utenti, e in particolare degli alunni, prima di entrarvi. Spetta all'attore provare che il danno si è verificato nel corso dello svolgimento del rapporto, mentre l'istituto ha l'onere di dimostrare che l'evento dannoso è stato determinato da causa a sé non imputabile (riconosciuto il risarcimento per i danni occorsi ad un'alunna, la quale, mentre si trovava all'interno del piazzale antistante la scuola elementare, ove - essendo già aperti i cancelli - era stata lasciata dallo scuolabus, cadeva da un muretto delimitante l'area sottostante ove si trovava l'ingresso del seminterrato locale caldaia, riportando la frattura della tibia).

Cassazione civile sez. III  04 ottobre 2013 n. 22752  



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