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Art. 2049 codice civile: Responsabilità dei padroni e dei committenti

I padroni e i committenti sono responsabili per i danni arrecati dal fatto illecito dei loro domestici e commessi nell’esercizio delle incombenze (1) a cui sono adibiti (2).


Commento

Padroni e committenti: persone che, nello svolgere determinate attività, si servono di altre persone (domestici e commessi) dirigendole e vigilandone l’operato.

 

(1) Il padrone o il committente sono responsabili solo se sussiste un nesso di «occasionalità necessaria», cioè se le mansioni svolte dal commesso sono state tali da agevolare o favorire la produzione dell’evento dannoso.

 

(2) Il presupposto della responsabilità è stato individuato nella esistenza, tra il padrone o i committenti e i suoi commessi o domestici, di un rapporto di preposizione, da cui derivi un potere di controllo e di sorveglianza sulla attività del preposto. Non è ammessa la prova contraria, ma la giurisprudenza sostiene che padroni e committenti possano sempre provare il caso fortuito.

 


Giurisprudenza annotata

Impresa di navigazione

L'art. 274 cod. nav., nel disporre che "l'armatore è responsabile dei fatti dell'equipaggio", ha carattere speciale rispetto all'art. 2049 cod. civ., senza, peraltro, esaurire il tema della disciplina della responsabilità dell'armatore, che rimane soggetta alla normativa del codice civile per ogni ipotesi non espressamente contemplata dal codice della navigazione. (Nella specie, il giudice di merito, nel ritenere che il sinistro dovesse ascriversi a colpa esclusiva del comandante di un aliscafo, aveva escluso ogni profilo di responsabilità extracontrattuale a carico dell'armatore-vettore, omettendo di esaminare la dedotta circostanza del rapporto di dipendenza tra il comandante e la compagnia marittima proprietaria dell'imbarcazione, nonché se il vettore, ed i suoi preposti ed ausiliari, avesse diligentemente adottato le cautele necessarie ad assicurare la piena incolumità dei viaggiatori, in ispecie con riguardo all'esecuzione delle manovre della nave in fase di attracco). Cassa con rinvio, Trib. Roma, 06/02/2013

Cassazione civile sez. VI  14 novembre 2014 n. 24347  

 

 

Responsabilità civile

L'agente di un'impresa di assicurazioni è responsabile, ai sensi dell'art. 2049 cod. civ., dei danni arrecati a terzi dalle condotte illecite del subagente - suo diretto preposto - quando tali condotte siano riconducibili alle incombenze a lui attribuite; se invece le condotte del subagente esorbitano dalle predette incombenze, l'agente è responsabile in applicazione del principio dell'apparenza del diritto, purché sussista la buona fede incolpevole del terzo danneggiato e l'atteggiamento colposo del preponente, desumibile dalla mancata adozione delle misure ragionevolmente idonee, in rapporto alla peculiarità del caso, a prevenire le condotte devianti del preposto. Cassa con rinvio, App. Bologna, 21/01/2011

Cassazione civile sez. III  04 novembre 2014 n. 23448  

 

La pubblica amministrazione risponde infatti del fatto illecito dei propri dipendenti tutte le volte che tra la condotta causativa del danno e le funzioni esercitate dal dipendente esista un nesso di occasionalità necessaria, e quest'ultimo sussiste tutte le volte che il pubblico dipendente non abbia agito come semplice privato per fini esclusivamente personali e del tutto estranei all'Amministrazione, ma abbia tenuto una condotta anche solo indirettamente ricollegabile alle attribuzioni proprie dell'agente (confermato, nella specie, l'obbligo risarcitorio in capo al ministero per la condotta di un poliziotto, che aveva sparato un colpo per sedare una rissa, colpendo una persona; la Corte ha sottolineato che seppur fuori servizio, la condotta dell'agente si trovava collegata da un nesso di occasionalità necessaria con la sua attività di agente di P.S.).

Cassazione civile sez. III  10 ottobre 2014 n. 21408

 

La P.A. è responsabile per il fatto illecito dei propri dipendenti se sussista un nesso di occasionalità necessaria tra la condotta causativa del danno e le funzioni esercitate dal dipendente, che ricorre quando il dipendente non abbia agito quale privato per fini esclusivamente personali ed estranei all'amministrazione di appartenenza, ponendo in essere una condotta ricollegabile, anche solo indirettamente, alle attribuzioni proprie dell'agente. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di condanna della P.A. a risarcire il danno cagionato da un agente di polizia che, coinvolto in una discussione animata all'interno di un luna park e fuori dall'attività di servizio, esplodeva un colpo con la pistola di ordinanza ferendo una delle persone con le quali era intercorso il diverbio). Rigetta, App. Bologna, 05/07/2007

Cassazione civile sez. III  10 ottobre 2014 n. 21408  

 

Qualora la vittima del fatto illecito invochi la responsabilità del datore di lavoro del danneggiante - ex art. 2049 c.c. - è suo onere dimostrare la esistenza del rapporto di dipendenza e che in tanto l'autore dell'illecito ha potuto causare il danno in quanto ha approfittato delle sue funzioni o mansioni lavorative (nesso di occasionalità necessaria). L'esistenza di tale nesso deve essere rilevata d'ufficio e non può darsi per accertata solo perché il convenuto è rimasto contumace. (Nella specie il ricorrente si doleva che il giudice del merito non avesse dichiarato la nullità della costituzione del convenuto, per difetto di mandato: in applicazione del principio che precede, la Suprema corte ha ritenuto inammissibile la doglianza, per carenza di interesse in capo al ricorrente, atteso che in ogni caso la sua domanda sarebbe stata rigettata, anche nella eventuale contumacia della parte convenuta).

Cassazione civile sez. III  06 giugno 2014 n. 12828  

 

Ai sensi dell'art. 2049 c.c., si prevede una ipotesi di responsabilità indiretta in capo all'imprenditore appaltatore che organizza il lavoro altrui e subisce i rischi connessi ad una non buona organizzazione; non è escluso che tale responsabilità si possa estendere, in casi particolari, anche al committente, e tuttavia tale estensione costituisce una eccezione alla regola, al verificarsi di determinati presupposti che consistono nella scelta inadeguata della ditta esecutrice da parte del committente, o nell'essersi questi intromesso nella gestione dei lavori, direttamente o tramite tecnici incaricati, fino a far assumere all'appaltatore il ruolo di mero esecutore materiale.

Cassazione civile sez. III  10 aprile 2014 n. 8410  

 

 

Borsa

Va ritenuta la responsabilità della banca ex art. 2049 c.c., invero in tema di intermediazione finanziaria, l’intermediario preponente risponde in solido del danno causato al risparmiatore dai promotori finanziari da lui indicati, in tutti i casi in cui sussista un nesso di occasionalità necessaria tra il fatto del promotore e le incombenze affidategli. Tale responsabilità sussiste non solo quando detto promotore sia venuto meno ai propri doveri nell’offerta dei prodotti finanziari ordinariamente negoziati dalla società preponente, ma anche in tutti i casi in cui il suo comportamento, fonte di danno per i risparmiatore, rientri comunque nel quadro delle attività funzionali all’esercizio delle incombenze affidategli.

Tribunale Salerno sez. I  02 luglio 2014 n. 3249  



 
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