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Art. 2057 codice civile: Danni permanenti

Quando il danno alle persone ha carattere permanente (1) la liquidazione può essere fatta dal giudice, tenuto conto delle condizioni delle parti e della natura del danno (2), sotto forma di una rendita vitalizia. In tal caso il giudice dispone le opportune cautele (3).


Commento

Liquidazione del danno: quantificazione in termini pecuniari del risarcimento dovuto al danneggiato.

 

(1) La norma in esame fa riferimento alla lesione dell’integrità psico-fisica; per la sua applicazione è necessario provare un’invalidità permanente (sulla base di un’analisi medico-legale). Per la giurisprudenza, l’invalidità è permanente quando consiste nella definitiva inettitudine del soggetto ad avvalersi in tutto o in parte della propria validità psico-fisica.

 

(2) Dalla lesione alla persona possono originare danni patrimoniali (spese sostenute e lucro cessante) e danni non patrimoniali. La valutazione del danno non patrimoniale, nei diversi aspetti di cui tale categoria si compone, deve essere effettuata applicando criteri che consentano la maggiore approssimazione possibile al risarcimento integrale, tenendo conto delle caratteristiche specifiche della lesione (personalizzazione del danno).

 

(3) Il giudice può ordinare le misure necessarie per garantire il risarcimento del danneggiato; ad esempio, può ordinare la costituzione di garanzie reali o personali.

 


Giurisprudenza annotata

Danni

In tema di responsabilità medica, nel caso di un grave danno a carattere permanente, l'impossibilità di stabilire in modo oggettivo una durata presumibile della vita dell'attrice fa sì che si debba provvedere, nella liquidazione del danno futuro, ai sensi dell'art. 2057 c.c. mediante la costituzione di una rendita vitalizia (art. 1872 c.c.). Tale strumento offre un importante criterio di valutazione per il lucro cessante consentendo al giudice, d'ufficio (e dunque senza la necessità di una specifica domanda in tal senso) di valutare la particolare condizione della parte danneggiata e la natura del danno con tutte le sue conseguenze (Cass. n. 24451 del 2005). (Nel caso di specie il giudice ha riconosciuto il risarcimento non solo del danno biologico e non patrimoniale per la menomazione subita ma anche una rendita annuale per tutta la durata della vita del beneficiario per la perdita della capacità lavorativa specifica e per le spese mediche ed di assistenza future).

Tribunale Milano sez. I  27 gennaio 2015

 

In tema di risarcimento del danno alla persona, i postumi di carattere estetico, in quanto incidenti in modo negativo sulla vita di relazione, possono ricevere un autonomo trattamento risarcitorio, sotto l'aspetto strettamente patrimoniale, allorché, pur determinando una c.d. "micropermanente" sul piano strettamente biologico, eventualmente provochino negative ripercussioni non soltanto su un'attività lavorativa già svolta, ma anche su un'attività futura, precludendola o rendendola di più difficile conseguimento, in relazione all'età, al sesso del danneggiato ed ad ogni altra utile circostanza particolare. (Nella fattispecie il conducente investito in conseguenza di sinistro stradale aveva riportato una cicatrice sul volto di ridotte dimensioni e destinata a divenire meno visibile con il tempo).

Cassazione civile sez. III  12 ottobre 2010 n. 21012  

 

In presenza di postumi permanenti di modesta entità (cosiddette "micropermanenti") che non si traducono, di regola, in una proporzionale riduzione della capacità lavorativa specifica, il danno da lucro cessante in tanto è configurabile in quanto sussistano elementi concreti che inducano a ritenere che, a causa dei postumi, il soggetto effettivamente ricaverà minori guadagni dal proprio lavoro, essendo ogni ulteriore o diverso pregiudizio risarcibile a titolo di danno biologico.

Cassazione civile sez. III  12 ottobre 2010 n. 21012  

 

In materia di risarcimento danni da illecito extracontrattuale (nella specie, sinistro stradale) è onere del soggetto leso allegare e dimostrare, anche mediante presunzioni, che i postumi permanenti conseguenti al fatto illecito hanno inciso, diminuendola, sulla sua capacità di produrre reddito, potendosi procedere ad una valutazione equitativa solo quando la prova del danno sia impossibile o, almeno, notevolmente difficoltosa. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che, in relazione a tale prova da parte del danneggiato, aveva ritenuto non dimostrata la circostanza, avendo la parte fornito una semplice documentazione del datore di lavoro che attestava una presenza discontinua per motivi di salute e dedotto una generica prova orale sul medesimo punto).

Cassazione civile sez. III  31 marzo 2007 n. 8057  

 

Nel caso di incidente stradale, la condanna al risarcimento per invalidità permanente, deve tenere conto anche dell’influenza sull’attività svolta dal danneggiato. Qualora per il lavoro svolto non rilevi una importante componente fisica, con relativa assenza di riduzione della capacità lavorativa specifica, consegue il diniego all’invalidità permanente.

Tribunale Savona  24 luglio 2006

 

Ai fini della valutazione del danno patrimoniale da lucro cessante per perdita della capacità lavorativa specifica, sono applicabili i criteri indicati dall'art. 2057 c.c., in base ai quali, quando il danno alla persona ha carattere permanente, la liquidazione può essere fatta dal giudice sotto forma di rendita vitalizia, valutando d'ufficio le particolari condizioni della parte danneggiata e la natura del danno.

Cassazione civile sez. III  18 novembre 2005 n. 24451  

 

Allorché la persona che abbia subito una lesione dell'integrità fisica già eserciti un'attività lavorativa, un danno da lucro cessante conseguente alla riduzione della capacità lavorativa in tanto è configurabile in quanto sussistano elementi per ritenere che, a causa dei postumi, il soggetto effettivamente ricaverà minori guadagni dal proprio lavoro, essendo ogni ulteriore o diverso pregiudizio risarcibile a titolo di danno alla salute, ovvero di danno morale. (Nella specie la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto, con motivazione adeguata, che la ricorrente non soltanto non aveva dato prova alcuna di riduzione di redditi, ma neppure l'aveva offerta).

Cassazione civile sez. III  06 aprile 2005 n. 7097  

 

L'accertamento di postumi permanenti, incidenti con una certa entità sulla capacità lavorativa specifica, non comporta l'automatico obbligo del danneggiante di risarcire il danno patrimoniale, conseguenza della riduzione della capacità di guadagno - derivante dalla ridotta capacità lavorativa specifica - e quindi di produzione di reddito; perciò detto danno patrimoniale da invalidità deve essere accertato in concreto attraverso la dimostrazione che il soggetto leso svolgesse o, trattandosi di persona non ancora dedita ad attività lavorativa, presumibilmente avrebbe svolto, un'attività produttiva di reddito. La liquidazione del danno, peraltro, non può essere fatta in modo automatico in base ai criteri dettati dall'art. 4 l. 26 febbraio 1977 n. 39, che non comporta alcun automatismo di calcolo, ma si limita ad indicare alcuni criteri di quantificazione del danno sul presupposto della prova relativa che incombe al danneggiato e può essere anche data in via presuntiva, purché sia certa la riduzione di capacità lavorativa specifica.

Cassazione civile sez. III  29 ottobre 2001 n. 13409  

 



 
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