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Art. 2058 codice civile: Risarcimento in forma specifica

Il danneggiato può chiedere la reintegrazione in forma specifica (1), qualora sia in tutto o in parte possibile.

Tuttavia il giudice può disporre che il risarcimento avvenga solo per equivalente, se la reintegrazione in forma specifica risulta eccessivamente onerosa (2) per il debitore.


Commento

Reintegrazione o risarcimento in forma specifica: ripristino della situazione di fatto anteriore al danneggiamento a cura e spese del danneggiante (es.: ricostruzione del muro abbattuto oppure riparazione dell’auto danneggiata a cura del danneggiante).

 

Risarcimento per equivalente: pagamento di una somma di danaro corrispondente a: a) valore della diminuzione del patrimonio patita dal danneggiato per effetto dell’illecito (danno emergente); b) valore dei mancati guadagni causati direttamente dall’illecito.

 

 

(1) Rientrano nel concetto di risarcimento in forma specifica: a) la prestazione di una cosa uguale a quella distrutta; b) il rifacimento di quanto illecitamente disfatto; c) l’eliminazione di quanto illecitamente fatto.

 

(2) La reintegrazione in forma specifica è onerosa quando il sacrificio economico necessario per il risarcimento supera il valore da corrispondere in base al risarcimento per equivalente.

 

 

 


Giurisprudenza annotata

Danni

Il risarcimento del danno in forma specifica rappresenta, rispetto a quello per equivalente, una forma - più ampia ed onerosa per il debitore - di ristoro del pregiudizio dallo stesso arrecato. Ne consegue che costituisce una mera "emendatio libelli", consentita anche in sede di precisazione delle conclusioni, la richiesta di risarcimento per equivalente avanzata in corso di giudizio, nonostante nell'atto introduttivo dello stesso fosse stato domandato il risarcimento in forma specifica. (Principio enunciato con riferimento ad una fattispecie di responsabilità professionale di un notaio, per non avere reso edotti gli acquirenti di un immobile dell'esistenza di un pignoramento sul bene i quali, pur avendo chiesto inizialmente il risarcimento in forma specifica, mediante cancellazione della trascrizione e, comunque, il ristoro dei danni eventualmente dovuti dall'esecuzione coattiva, avevano poi domandato, al momento della precisazione delle conclusioni il risarcimento del danno per equivalente, sotto forma di rimborso del prezzo dell'immobile). Dichiara inammissibile, App. L'Aquila, 14/11/2007

Cassazione civile sez. III  20 ottobre 2014 n. 22223

 

In materia di risarcimento del danno da circolazione dei veicoli, la domanda di risarcimento del danno subito, quando abbia ad oggetto la somma necessaria per effettuare la riparazione, deve considerarsi come richiesta di risarcimento in forma specifica, con conseguente potere del giudice, ai sensi dell'art. 2058, comma 2, c.c., di non accoglierla e di condannare il danneggiante al risarcimento per equivalente, ossia alla corresponsione di una somma pari alla differenza di valore del bene prima e dopo la lesione, allorquando il costo delle riparazioni superi notevolmente il valore di mercato del veicolo.

Cassazione civile sez. III  26 maggio 2014 n. 11662  

 

La domanda di risarcimento del danno subito da un veicolo a seguito di incidente stradale, allorché abbia ad oggetto la somma necessaria per effettuare la riparazione dei danni, deve considerarsi come richiesta di risarcimento in forma specifica, con conseguente potere del giudice, ai sensi dell'art. 2058, comma 2, c.c., di non accoglierla e di condannare il danneggiante al risarcimento per equivalente, ossia alla corresponsione di una somma pari alla differenza di valore del bene prima e dopo la lesione, allorquando il costo delle riparazioni superi notevolmente il valore di mercato del veicolo.

Cassazione civile sez. VI  28 aprile 2014 n. 9367

 

 

Espropriazione

Coerentemente a quanto affermato in epoca ormai risalente dalla Corte europea dei diritti dell'uomo è obbligo primario dell'Amministrazione espropriante procedere alla restituzione della proprietà illegittimamente detenuta previa riduzione in pristino (ex art. 2058 c.c.) e corresponsione del risarcimento del danno discente al mancato godimento del bene durante il periodo di occupazione illegittima, atteso che neppure all'eventuale domanda risarcitoria per equivalente proposta in giudizio dall'espropriato contra ius può essere attribuita efficacia abdicativa della proprietà; ne discende da un lato che non ha più spazio nel nostro ordinamento l'istituto, di creazione giurisprudenziale, della cd. occupazione acquisitiva, che attribuiva all'irreversibile trasformazione delle aree l'effetto di acquisire in capo al soggetto pubblico la proprietà delle medesime; dall'altro lato che se l'Amministrazione non si procura un valido titolo di proprietà dell'area, versa in uno stato di permanente occupazione illegittima del suolo che genera un altrettanto permanente danno.

T.A.R. Torino (Piemonte) sez. I  26 giugno 2014 n. 1127  

 

La restituzione del bene, previa eventuale riduzione in pristino, costituisce modalità di risarcimento in forma specifica, ai sensi dell'art. 2058 cod. civ., alternativa al risarcimento per equivalente e, quindi, mezzo concorrente per conseguire la riparazione del pregiudizio subito; di conseguenza è da escludere che la scelta, in corso di giudizio, per una delle due modalità costituisca una mutatio libelli, risolvendosi solo in una emendatio libelli. (ConfermaTarCampania, Salerno, sez. II, n. 1066 del 2012).

Consiglio di Stato sez. IV  22 gennaio 2014 n. 306  

 

In ipotesi di occupazione appropriativa, la restituzione al privato del bene abusivamente occupato dalla p.a. può essere impedita unicamente dalla emissione del provvedimento di acquisizione sanante previsto dall'art. 42 bis d.P.R. n. 327 del 2001, non potendo l'amministrazione invocare né l'art. 2933, comma 2, c.c., che è riferibile alle sole violazioni di obblighi di "non facere" (e non anche alle illecite occupazioni) ed è applicabile soltanto a beni realmente insostituibili di eccezionale importanza per l'economia nazionale, né l'art. 2058, comma 2, c.c., che non risulta applicabile alla tutela restitutoria dei diritti reali, la quale trova la propria speciale ed autonoma regolamentazione negli artt. 948-951 c.c.

T.A.R. Cagliari (Sardegna) sez. II  11 gennaio 2014 n. 15  

 

 

Responsabilità civile

Il codice del processo amministrativo introduce e disciplina distinte figure di tutela risarcitoria in forma specifica: la prima, all'art. 30, comma 2, ultimo periodo, secondo cui può essere chiesto il risarcimento del danno in forma specifica ai sensi dell'art. 2058 del codice civile, volta ad ottenere in sede risarcitoria una prestazione (comunque) diversa da quella oggetto dell'obbligazione o del dovere rimasto inadempiuto (come, tipicamente, nel caso di rimozione diretta delle conseguenze lesive dell'inadempimento), la seconda, agli artt. 122 e 124, nelle controversie in materia di affidamento di contratti pubblici, diretta invece a far ottenere al soggetto titolare della pretesa esattamente la medesima prestazione oggetto dell'obbligo, connotata, pertanto, come una forma di tutela dell'adempimento.

T.A.R. Cagliari (Sardegna) sez. I  13 febbraio 2014 n. 129  

 

L'inesistenza, nelle controversie aventi ad oggetto aggiudicazioni di gare d'appalto, di interessi legittimi cosiddetti “a risultato garantito” (la cui lesione, cioè, conduca necessariamente all'aggiudicazione della gara in favore dell'impresa non aggiudicataria) si traduce nel divieto di domandare, in via principale, il risarcimento del danno in forma specifica ex art. 2058 c.c., ovvero di condannare la stazione appaltante all'aggiudicazione della gara o alla stipulazione del contratto in favore del ricorrente vittorioso.

T.A.R. Cagliari (Sardegna) sez. I  17 gennaio 2014 n. 62  



 
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