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Art. 2067 codice civile: Soggetti

I contratti collettivi di lavoro sono stipulati dalle associazioni professionali (1).


Commento

Contratti collettivi: accordi stipulati a vari livelli [v. nota (1)], tra le associazioni dei datori di lavoro e quelle dei lavoratori, per stabilire il trattamento minimo e le condizioni di lavoro (inderogabili in peius), cui devono uniformarsi tutti i contratti individuali stipulati sul territorio nazionale [v. Cost. 39].

 

(1) Il contenuto del contratto collettivo si distingue in una parte normativa, riguardante la regolamentazione dei futuri rapporti individuali (livelli retributivi, orario di lavoro, ferie etc.), e in una obbligatoria, che vincola a determinati comportamenti le associazioni dei lavoratori e dei datori (es.: clausole di tregua sindacale).

La contrattazione collettiva, attualmente, si sviluppa su tre livelli: il più alto è caratterizzato dagli accordi interconfederali, stipulati dalle grandi confederazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro. Il secondo livello è quello dei contratti collettivi nazionali di categoria (c.c.n.l.), stipulati per ogni categoria dai sindacati aderenti alle tre maggiori confederazioni (CGIL, CISL e UIL) e, di solito, con successiva adesione di altri sindacati aderenti a confederazioni minori (UGL) o autonomi, e cioè che non aderiscono ad alcuna confederazione. Tali contratti di regola valgono per l’intero territorio nazionale.

Il terzo livello è quello dei contratti aziendali stipulati all’ interno delle singole aziende e che vincolano naturalmente solo le imprese stipulanti.


Giurisprudenza annotata

Lavoro subordinato

Al fine di consentire la deroga al divieto di prestazioni di lavoro supplementare oltre l'orario di lavoro concordato, non possono considerarsi idonee le clausole di contratti collettivi di lavoro (nazionale o aziendali) che del tutto genericamente si limitino a ripetere il dettato della legge senza indicare le specifiche esigenze aziendali che legittimano il ricorso al lavoro supplementare, oppure genericamente autorizzino il lavoro supplementare in taluni periodi dell'anno; l'invalidità permane anche se le tali clausole prevedano il consenso del lavoratore o stabiliscano limiti quantitativi.

Cassazione civile sez. lav.  14 settembre 2009 n. 19771  

 

In materia di contratto collettivo, la disposizione pattizia che preveda una maggiorazione degli interessi dovuti in caso di ritardato pagamento degli oneri contributivi è assimilabile alla previsione di cui all'art. 1382 c.c. e la relativa valutazione sull'eccessiva onerosità della clausola penale può essere operata d'ufficio dal giudice ai sensi dell'art. 1384 c.c., ma l'esercizio di tale potere è subordinato all'assolvimento degli oneri di allegazione e prova, incombenti sulla parte, circa le circostanze rilevanti per la valutazione dell'eccessività della penale; né assume rilievo, a tale fine, la dedotta mancanza di danno in concreto, che resta estraneo alla struttura della clausola penale, il cui importo è dovuto indipendentemente dalla prova del danno (nella specie, relativa ad una clausola del contratto integrativo provinciale del 22 ottobre 1998 che prevedeva il versamento di maggiorazioni a favore della Cassa edile della Provincia di Messina in caso di ritardato pagamento contributivo, la S.C., nel rigettare il ricorso, ha corretto la motivazione della sentenza di merito, che aveva ritenuto incompatibile la disposizione di cui all'art. 1382 con la contrattazione collettiva di lavoro, escludendo, peraltro, la fondatezza della domanda).

Cassazione civile sez. lav.  28 ottobre 2008 n. 25888  

 

Alla stipulazione di un contratto collettivo di lavoro concorrono, in condizioni di parità, le contrapposte associazioni in rappresentanza dei singoli iscritti. Ne consegue che resta estranea a tale ambito l'applicazione dell'art. 1341 c.c., dovendosi escludere che le norme del contratto collettivo provinciale costituiscano condizioni generali di contratto predisposte da uno dei contraenti, nonché dell'art. 1469 bis c.c. (nel testo vigente ratione temporis), la cui disciplina riguarda i contratti stipulati dal consumatore con un professionista.

Cassazione civile sez. lav.  28 ottobre 2008 n. 25888  

 

Nel caso in cui ad una disciplina collettiva privatistica succeda altra disciplina di analoga natura, si verifica l'immediata sostituzione delle nuove clausole a quelle precedenti, ancorché la nuova disciplina sia meno favorevole ai lavoratori, giacché il divieto di deroga in pejus è posto dall'art. 2077 c.c. unicamente per il contratto individuale di lavoro in relazione alle disposizioni del contratto collettivo, con la conseguenza che i lavoratori non possono vantare posizioni di diritto quesito trovando i loro individuali interessi tutela solo tramite quella dell'interesse collettivo.

Cassazione civile sez. lav.  14 giugno 2007 n. 13879

 

In tema di contrattazione collettiva, le cosiddette "ipotesi di accordo" possono non rappresentare la mera documentazione dello stato finale raggiunto dalle trattative, ma costituire espressione di un'effettiva volontà contrattuale, trovando giustificazione, in tale caso, l'adozione del termine "ipotesi" nel fatto che viene fatta salva una fase di ratifica della conclusa stipulazione negoziale, soprattutto nell'interesse della parte che rappresenta i lavoratori. Spetta al giudice del merito accertare quale natura possa in concreto attribuirsi ad una ipotesi di accordo, sulla base della volontà delle parti, che può anche essere implicita e desumibile da prassi - aziendali, settoriali ed eventualmente anche nazionali -sufficientemente concludenti. (Nella specie, la Corte ha cassato con rinvio la sentenza impugnata che aveva riconosciuto piena efficacia ad una ipotesi di accordo, senza una chiara ed adeguata motivazione in ordine alla funzione attribuita alla sottoscrizione da parte dei rappresentanti delle organizzazioni sindacali e alla approvazione delle assemblee di base e, comunque, relativamente alle ragioni per cui il termine "ipotesi" avrebbe valore di mera clausola di stile, attribuendo, inoltre, immediata valenza probatoria a informazioni sindacali assunte in un giudizio diverso a norma dell'art. 425, comma 1, c.p.c., peraltro prive del requisito della univocità).

Cassazione civile sez. lav.  06 aprile 2005 n. 7115

 

L'accettazione di un contratto collettivo di diritto comune costituisce un presupposto di applicabilità del medesimo alternativo rispetto al requisito della iscrizione al sindacato stipulante.

Cassazione civile sez. lav.  19 giugno 2004 n. 11464  

 

 

C.N.E.L

In base al disposto dell'art. 17 l. 30 dicembre 1986 n. 936 è istituito presso il Cnel l'archivio dei contratti e degli accordi collettivi di lavoro, ma la responsabilità circa la genuinità degli accordi depositati è demandata ai soggetti stipulanti, nessun obbligo essendo previsto a carico del Cnel, di istruttoria, verifica o attribuzione di fede privilegiata agli accordi ad esso consegnati. Ne deriva che, qualora vi siano testi non coincidenti del medesimo accordo - nella specie entrambi presenti nell'archivio del Cnel - è obbligo del giudice impiegare tutti gli strumenti investigativi, di ricognizione delle fonti extradocumentali e di analisi critica immanente, previsti dalla norme civilistiche e processuali, per l'esatta ricostruzione della volontà delle parti.

Cassazione civile sez. un.  30 ottobre 2008 n. 26013  



 
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