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Art. 2069 codice civile: Efficacia

Il contratto collettivo deve contenere l’indicazione della categoria d’imprenditori e di prestatori di lavoro, ovvero delle imprese o dell’impresa, a cui si riferisce, e del territorio dove ha efficacia (1).

In mancanza di tali indicazioni il contratto collettivo è obbligatorio per tutti gli imprenditori e i prestatori di lavoro rappresentati dalle associazioni stipulanti.


Commento

Contratto collettivo: [v. 2067].

(1) I contratti collettivi di diritto comune vincolano solo gli iscritti alle associazioni stipulanti [v. 2067]. Ai non iscritti il contratto collettivo si applica solo nel caso in cui sia stato accettato mediante comportamenti concludenti. Tuttavia, in mancanza di diretta applicabilità del contratto collettivo, il giudice può assumere i minimi salariali da esso previsti come parametri (punti di riferimento) ai fini dell’adeguamento della retribuzione in favore del lavoratore [v. Cost. 36].

 

 


Giurisprudenza annotata

Efficacia

Gli accordi collettivi, di natura obbligatoria, stipulati da due imprenditori con le organizzazioni sindacali nazionali di categoria - relativi, quanto all'accordo concluso dal primo imprenditore, alla cessazione dell'attività di uno stabilimento a lui appartenente e alla conseguente messa in cassa integrazione del lavoratori ivi impiegati, e, quanto a quello stipulato dal secondo imprenditore, alla futura riassunzione di una parte dei medesimi lavoratori - pur formalmente autonomi costituiscono un'unica sostanziale intesa ove ciò risulti dalla contestualità della stipula dei due accordi presso la medesima sede istituzionale (il Ministero del lavoro), dall'identità delle sigle sindacali stipulanti, dall'unicità della problematica affrontata, dalla coincidenza dell'obbiettivo perseguito di ricollocazione del personale per attutire l'impatto occupazionale conseguente alla cessazione dell'attività, nonché dal rinvio operato dal secondo accordo al primo in ordine alle modalità e ai tempi di assunzione di una percentuale dei dipendenti messi in mobilità, configurandosi quale contratto a favore di terzi da cui derivano specifici diritti dei lavoratori interessati nei confronti dell'imprenditore promittente. Ne consegue che, ove sia stata comunicata a un lavoratore la sua inclusione nella rosa del personale da assumere, ha pieno valore la dichiarazione del medesimo, effettuata in occasione del verbale di conciliazione redatto al termine del pregresso rapporto, di voler profittare della stipulazione a suo favore, senza che assuma rilievo l'esistenza di un successivo accordo collettivo risolutorio, tanto più nel caso in cui la revoca sia stata concordata da un sindacato diverso da quello stipulante (nella specie, provinciale invece che nazionale).

Cassazione civile sez. lav.  26 giugno 2009 n. 15073  

 

Il contratto collettivo, senza predeterminazione di un termine di efficacia, non può vincolare per sempre tutte le parti contraenti, perché finirebbe in tal caso per vanificarsi la causa e la funzione sociale della contrattazione collettiva, la cui disciplina, da sempre modellata su termini temporali non eccessivamente dilatati, deve parametrarsi su una realtà socio economica in continua evoluzione, sicché a tale contrattazione ve estesa la regola, di generale applicazione nei negozi privati, secondo cui il recesso unilaterale rappresenta una causa estintiva ordinaria di qualsiasi rapporto di durata a tempo indeterminato, che risponde all'esigenza di evitare -nel rispetto dei criteri di buona fede e correttezza nell'esecuzione del contratto - la perpetuità del vincolo obbligatorio. Ne consegue che, in caso di disdetta del contratto, i diritti dei lavoratori, derivanti dalla pregressa disciplina più favorevole, sono intangibili solo in quanto siano già entrati nel patrimonio del lavoratore quale corrispettivo di una prestazione già resa o di una fase del rapporto già esaurita, e non anche quando vengano in rilievo delle mere aspettative sorte alla stregua della precedente più favorevole regolamentazione. (Nella specie, la S.C., cassando la sentenza di merito, ha ritenuta legittima la decisione datoriale di disdetta di un contratto aziendale senza predeterminazione di durata, escludendo la configurabilità di «diritti quesiti» in relazione alla pretesa del personale, collocato a riposo prima della disdetta contrattuale, di continuare a fruire dei buoni pasto e del diritto agli acquisti agevolati presso esercizi convenzionati, anche per il tempo successivo alla disdetta).

Cassazione civile sez. lav.  20 agosto 2009 n. 18548

 

La regola secondo cui i contratti o gli accordi collettivi aziendali sono applicabili a tutti i lavoratori dell'azienda, ancorché non iscritti alle organizzazioni sindacali stipulanti (con l'unica eccezione di quei lavoratori che, aderendo ad una organizzazione sindacale diversa, ne condividono l'esplicito dissenso dall'accordo medesimo e potrebbero addirittura essere vincolati ad un accordo sindacale separato e diverso), non vale nell'ipotesi di trasformazione del rapporto di lavoro subordinato a tempo pieno in rapporto a tempo parziale ai sensi dell'art. 5 del d.lgs. 25 febbraio 2000, n. 61, in quanto tale trasformazione, seppure prevista da un contratto collettivo aziendale come strumento alternativo alla collocazione in mobilità, non può avvenire a seguito di determinazione unilaterale del datore di lavoro, ma necessita in ogni caso dell'esplicito consenso scritto del lavoratore, il cui rifiuto della trasformazione del rapporto non costituisce giustificato motivo di licenziamento. Cassa con rinvio, App. Milano, 08/02/2007

Cassazione civile sez. lav.  14 luglio 2014 n. 16089  

 

La contrattazione collettiva non può incidere, in relazione alla regola dell'intangibilità dei diritti quesiti, in senso peggiorativo su posizioni già consolidate o su diritti già entrati nel patrimonio dei lavoratori in assenza di uno specifico mandato o di una successiva ratifica da parte degli stessi, ma solo su diritti del singolo lavoratore non ancora acquisiti. L'adesione degli interessati - iscritti o non iscritti alle associazioni stipulanti - ad un contratto o accordo collettivo può essere, peraltro, non solo esplicita, ma anche implicita, per fatti concludenti, che sono generalmente ravvisabili nella pratica applicazione delle relative clausole. (Nella specie la S.C. ha desunto dal comportamento dell'interessato, che aveva dato pratica applicazione, senza mai dolersene, ad una clausola contrattuale prevedente la trasferta di alcuni lavoratori senza l'attribuzione di rimborsi per alcuni mesi, l'accettazione implicita della clausola contrattuale, peraltro incidente su diritti patrimoniali non ancora acquisiti dal lavoratore). Rigetta, App. Lecce, 20/02/2007

Cassazione civile sez. lav.  01 luglio 2014 n. 14944  

 

L' art. 16 del c.c.n.l. delle aziende del settore delle telecomunicazioni del 9 settembre 1996 non si applica ai trasferimenti disciplinati da accordi sindacali di ambito nazionale regolatori di un processo di riorganizzazione aziendale, disposti sulla base di una procedura concordata in sede sindacale, con formazione di graduatorie redatte in forza di criteri predeterminati con le quali le organizzazioni sindacali abbiano inteso operare, con valenza preventiva e generale, il contemperamento tra le esigenze aziendali e le situazioni personali dei singoli dipendenti interessati, trattandosi di disposizioni di carattere speciale rispetto a quelle contenute nel contratto collettivo. Rigetta, App. Napoli, 02/01/2012

Cassazione civile sez. lav.  19 marzo 2014 n. 6325  

 

I contratti collettivi non aventi efficacia "erga omnes" costituiscono atti aventi natura negoziale e privatistica, applicabili esclusivamente ai rapporti individuali intercorrenti tra soggetti iscritti alle associazioni stipulanti o che, in mancanza di tale condizione, abbiano espressamente aderito ai patti collettivi o li abbiano implicitamente recepiti, attraverso un comportamento concludente desumibile da una costante e prolungata applicazione, senza contestazione alcuna, delle relative clausole al singolo rapporto. Ne consegue che, ove una delle parti faccia riferimento, per la decisione della causa, ad una clausola di un determinato contratto collettivo di lavoro, il giudice del merito ha il compito di valutare in concreto il comportamento posto in essere dal datore di lavoro e dal lavoratore, allo scopo di accertare, pur in difetto della iscrizione alle associazioni sindacali stipulanti, se dagli atti siano desumibili elementi tali da indurre a ritenere ugualmente sussistente la vincolatività della contrattazione collettiva invocata. Rigetta, App. Napoli, 28/02/2011

Cassazione civile sez. lav.  29 ottobre 2013 n. 24336  

 

Il contratto collettivo, senza predeterminazione di un termine di efficacia, non può vincolare per sempre tutte le parti contraenti, perché finirebbe in tal caso per vanificarsi la causa e la funzione sociale della contrattazione collettiva, la cui disciplina, da sempre modellata su termini temporali non eccessivamente dilatati, deve parametrarsi su una realtà socio economica in continua evoluzione, sicché a tale contrattazione va estesa la regola, di generale applicazione nei negozi privati, secondo cui il recesso unilaterale rappresenta una causa estintiva ordinaria di qualsiasi rapporto di durata a tempo indeterminato, purché sia esercitato nel rispetto dei criteri di buona fede e correttezza nell'esecuzione del contratto e non vengano lesi i diritti intangibili dei lavoratori, derivanti dalla pregressa disciplina più favorevole ed entrati in via definitiva nel loro patrimonio. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto violati tali criteri nel caso di soppressione della fornitura di gas a tariffa ridotta per i dipendenti, anche in pensione, di una società di gestione del relativo servizio, che avevano optato per tale beneficio in natura in luogo di un assegno "ad personam" pensionabile, senza che fosse stato loro assicurato, dopo il collocamento a riposo, il corrispondente controvalore economico). Cassa e decide nel merito, App. Napoli, 17/12/2009

Cassazione civile sez. lav.  28 ottobre 2013 n. 24268

 

 



 
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