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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 2071 codice civile: Contenuto

Il contratto collettivo deve contenere le disposizioni occorrenti, secondo la natura del rapporto, per dare esecuzione alle norme di questo codice concernenti la disciplina del lavoro, i diritti e gli obblighi degli imprenditori e dei prestatori di lavoro.

Deve inoltre indicare le qualifiche e le rispettive mansioni dei prestatori di lavoro appartenenti alla categoria a cui si riferisce la disciplina collettiva (1).

Deve infine contenere la determinazione della sua durata.


Commento

Contratto collettivo: [v. 2067].

Qualifica: specifica posizione (cd. status professionale) del lavoratore secondo le mansioni alle quali è idoneo o che gli sono affidate, e in relazione alle quali è stabilito il trattamento giuridico ed economico dovuto.

Mansione: compito o concreta operazione esplicata nell’adempimento di una prestazione di lavoro.

(1) La determinazione dei requisiti indispensabili per l’appartenenza [v. 2095] alle categorie fondamentali dei prestatori di lavoro, nonché per l’attribuzione agli stessi delle singole qualifiche, compete all’autonomia negoziale delle associazioni sindacali.

 

 


Giurisprudenza annotata

Lavoro subordinato

Nel giudizio di legittimità le censure relative all'interpretazione del contratto collettivo offerta dal giudice di merito possono essere prospettate unicamente sotto il profilo della mancata osservanza dei criteri legali di ermeneutica contrattuale e della insufficienza o contraddittorietà della motivazione, mentre la semplice contrapposizione dell'interpretazione proposta dal ricorrente a quella accolta nella sentenza impugnata non rileva ai fini dell'annullamento di quest'ultima; la denuncia della violazione delle regole di ermeneutica e la denuncia del vizio di motivazione esigono la specifica indicazione del modo attraverso il quale si è realizzata l'anzidetta violazione e delle ragioni dell'obiettiva deficienza o contraddittorietà del ragionamento del giudice, non potendo le censure risolversi nella mera contrapposizione di un'interpretazione diversa da quella criticata. (Fattispecie relativa agli art. 51 e 52 del c.c.n.l. per il personale delle farmacie municipalizzate, interpretati dal giudice di merito nel senso della spettanza del preavviso, o dell'indennità sostitutiva, al dipendente collocato a riposo per raggiunti limiti d'età anche nel caso di opzione di trattenimento in servizio ex art. 6 d.l. n. 791 del 1981, conv. in l. n. 54 del 1982; la S.C., ritenendo coerente tale interpretazione, ha respinto il ricorso del datore di lavoro, che si era limitato a proporre l'interpretazione opposta e a criticare genericamente la motivazione dell'impugnata sentenza).

Cassazione civile sez. lav.  02 maggio 2012 n. 6641  

 

Il contratto collettivo di diritto comune può avere non solo una funzione normativa - in quanto volto a conformare il contenuto dei contratti individuali di lavoro - ovvero una funzione obbligatoria - quale si esprime nella instaurazione di rapporti obbligatori destinati a vincolare soltanto le parti stipulanti lo stesso contratto collettivo (organizzazioni sindacali dei lavoratori, da un lato, e, dall'altro, organizzazioni dei datori di lavoro o, nel caso di contratto aziendale, lo stesso datore di lavoro), ma anche una funzione gestionale, diretta essenzialmente alla composizione di conflitti (di diritti o di interessi) in forma di transazione o di accertamento, che spiega la propria efficacia diretta nei confronti delle parti stipulanti - anche se, indirettamente, può incidere anche su singoli lavoratori - e non è soggetta ai limiti, circa l'efficacia "erga omnes", stabiliti costituzionalmente per i contratti collettivi. L'interpretazione in ordine alla funzione del contratto e alla sua efficacia soggettiva, oltre che al loro contenuto, è accertamento di fatto, riservato al giudice del merito, e, in quanto tale, può essere censurata, in sede di legittimità, soltanto per violazione dei canoni legali di ermeneutica contrattuale oppure per vizio di motivazione, con l'onere tuttavia, per il ricorrente, di indicare specificamente il punto e il modo in cui l'interpretazione si discosti dai canoni di ermeneutica o la motivazione relativa risulti obiettivamente carente o logicamente contraddittoria, non potendo il medesimo ricorrente limitare a contrapporre interpretazioni o argomentazioni alternative, o comunque diverse, rispetto a quelle proposte dal giudice di merito. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che, con riferimento ad un accordo collettivo per i dipendenti delle Ferrovie dello Stato che aveva deliberato l'effettuazione dei trasferimenti dei lavoratori interessati e che fossero utilmente collocati in graduatoria con una anticipazione temporale rispetto a quella stabilita da un precedente accordo, aveva riconosciuto il diritto del lavoratore, utilmente collocato in graduatoria, al trasferimento, ritenendo che lo scaglionamento previsto dal precedente contratto costituisse solo una modalità attuativa del trasferimento e non un elemento della fattispecie costitutiva del diritto).

Cassazione civile sez. lav.  22 giugno 2004 n. 11634  

 

Il contratto collettivo di diritto comune può avere una funzione normativa (in quanto diretto a determinare il contenuto dei contratti individuali di lavoro), ovvero una funzione obbligatoria (che si esprime nell'instaurazione di rapporti obbligatori che vincolano esclusivamente le parti collettive e gli imprenditori che li stipulano, non anche i singoli lavoratori), nonché una funzione transattiva di conflitti di diritti o interessi, ovvero di mero accertamento. L'interpretazione in ordine alla funzione del contratto collettivo, al suo contenuto ed all'efficacia soggettiva degli obblighi con esso assunti è riservata al giudice del merito e non è censurabile in sede di legittimità se è sorretta da una motivazione logica, completa e conforme ai canoni legali di ermeneutica contrattuale. (Nella specie, le associazioni sindacali e due imprenditori avevano stipulato un accordo con il quale era stato convenuto il collocamento in mobilità dei dipendenti del primo imprenditore e l'affitto dell'azienda di quest'ultimo al secondo imprenditore, obbligatosi ad assumere a determinate scadenze i lavoratori posti in mobilità, i quali, successivamente, avrebbero rinunciato al diritto alla prosecuzione del rapporto di lavoro con l'affittuario; la S.C. ha confermato la sentenza di merito che, ritenuta la funzione non normativa, bensì gestionale ed obbligatoria dell'accordo, preordinato alla tutela dell'interesse generale e della salvaguardia dei livelli occupazionali, ha escluso che da esso derivasse il diritto soggettivo dei lavoratori ad essere assunti dall'affittuario dell'azienda, configurando la loro successiva adesione all'accordo esclusivamente una valida rinuncia all'impugnazione del licenziamento).

Cassazione civile sez. lav.  15 gennaio 2003 n. 530

 

Il contratto collettivo in base al quale, previo accertamento delle mansioni di fatto svolte, deve determinarsi l'inquadramento spettante al lavoratore è quello in vigore all'epoca dello svolgimento delle predette mansioni, non potendo la disciplina collettiva successiva avere effetto sulla posizione del dipendente. (In base al suddetto principio la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza di merito che aveva ricondotto il profilo professionale da attribuire al lavoratore sulla base delle mansioni svolte ad una categoria superiore non prevista nel contratto collettivo vigente all'epoca dello svolgimento delle mansioni stesse, ma introdotta nel contratto collettivo successivo come sviluppo di carriera, previo accertamento di requisiti diversi).

Cassazione civile sez. lav.  17 agosto 1998 n. 8072  

 

Con la fine dell'ordinamento corporativo e con la mancata attuazione dell'art. 39 cost. il contratto collettivo ha spiegato la propria operatività esclusivamente nell'area dell'autonomia privata, sicché la regolamentazione a esso applicabile è quella dettata per i contratti in generale. Di conseguenza la disciplina prevista dal codice civile per i contratti collettivi corporativi non è applicabile a quelli di diritto comune. Per quanto attiene alla durata, la sua obbligatoria determinazione, prevista dal comma ultimo dell'art. 2071 c.c., non vincola più le parti contraenti e quindi, in linea di principio, deve ammettersi la possibilità che accordi collettivi vengano stipulati senza indicazione del termine finale, siano cioè a tempo indeterminato. Per quanto attiene ai contratti privi di termine finale, ossia a tempo indeterminato, deve essere riconosciuta la possibilità di farne cessare l'efficacia, previa disdetta, anche in mancanza di una espressa previsione legale fatti salvi i diritti "quesiti" dei lavoratori. Tuttavia, la legittimità del recesso, in quanto atto unilaterale incidente definitivamente sul rapporto in atto nei confronti delle controparti, deve trovare almeno lo stesso limite che incontrano le modifiche "in peius" delle condizioni contrattuali di trattamento precedentemente in vigore.

Cassazione civile sez. lav.  01 luglio 1998 n. 6427

 

Ai contratti collettivi post-corporativi - che, con la fine dell'ordinamento corporativo e la mancata attuazione dell'art. 39 cost., rientrano esclusivamente nell'area dell'autonomia privata, con soggezione alla regolamentazione dettata per i contratti in generale - non è applicabile la disciplina prevista dal codice civile per i contratti corporativi e, in particolare, la norma dell'art. 2071, comma ultimo, c.c., relativa all'obbligo di determinare la durata del contratto con la conseguente possibilità che un contratto collettivo sia stipulato senza indicazione del termine finale, ossia a tempo indeterminato; in tale ipotesi (di non frequente verificazione nella pratica), la mancata indicazione anzidetta non implica che gli effetti del contratto perdurino nel tempo senza limiti, atteso che - in sintonia con il principio di buona fede nell'esecuzione del contratto ex art. 1375 c.c. ed in coerenza con la naturale temporaneità dell'obbligazione - deve riconoscersi alle parti la possibilità di farne cessare l'efficacia, previa disdetta, anche in mancanza di una espressa previsione legale non essendo a ciò di ostacolo il disposto dell'art. 1373 c.c, che contempla il recesso unilaterale nei contratti di durata quando tale facoltà è stata introdotta dalle parti, senza nulla disporre per il caso di mancata previsione pattizia al riguardo.

Cassazione civile sez. lav.  16 aprile 1993 n. 4507  

 



 
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