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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 2094 codice civile: Prestatore di lavoro subordinato

È prestatore di lavoro subordinato (1) chi si obbliga mediante retribuzione (2) a collaborare nell’impresa, prestando il proprio lavoro intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la direzione dell’imprenditore.

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AGGIORNAMENTO

La L. 18 dicembre 1973, n. 877 ha disposto (con l’art. 1, comma 2) che “La subordinazione, agli effetti della presente legge e in deroga a quanto stabilito dall’articolo 2094 del codice civile, ricorre quando il lavoratore a domicilio è tenuto ad osservare le direttive dell’imprenditore circa le modalità di esecuzione, le caratteristiche e i requisiti del lavoro da svolgere nella esecuzione parziale, nel completamento o nell’intera lavorazione di prodotti oggetto dell’attività dell’imprenditore committente”.


Commento

Imprenditore: [v. 2082].

Retribuzione: prestazione fondamentale cui è tenuto il datore di lavoro nei confronti del lavoratore. Indica il compenso del lavoro prestato, cioè il complessivo trattamento economico che perviene al lavoratore in ragione del rapporto di lavoro.

 

(1) Dal lavoro subordinato (locatio operarum) si distingue il lavoro autonomo (locatio operis) [v. Libro V, Titolo II]. L’elemento che li differenzia è il requisito della subordinazione, intesa come collaborazione in regime di assoggettamento del lavoratore alle direttive, alla vigilanza e al controllo del datore. Non sempre, comunque, è facile distinguere i due tipi di rapporto. Per agevolare tale compito, la dottrina e la giurisprudenza hanno individuato degli indici di subordinazione che sono: a) l’osservanza di un orario di lavoro; b) l’assenza del rischio economico del lavoro; c) la natura della prestazione; d) la continuità della prestazione; e) la predeterminazione della retribuzione; f) l’inserimento stabile del lavoratore nell’organizzazione del datore; g) l’assoggettamento al potere disciplinare del datore. La presenza di tutti questi indici, o la loro prevalenza, consente di qualificare il rapporto di lavoro come subordinato.

(2) Di regola il corrispettivo del lavoro subordinato è stabilito a tempo (ossia in base alle ore di lavoro svolte). Accanto a questo sistema di retribuzione il codice prevede anche quello a cottimo [v. 2099], legato cioè alla produttività.


Giurisprudenza annotata

Autonomia o subordinazione

Il rapporto di lavoro subordinato si distingue da altri tipi di rapporto, quale, nella specie, l'associazione in partecipazione con apporto di prestazioni lavorative, in ragione dello specifico assoggettamento del lavoratore al potere direttivo e organizzativo del datore di lavoro, il quale non può esprimersi in un generico coordinamento, mediante direttive di carattere generale, potendo anche l'associato in partecipazione essere assoggettato a direttive e istruzioni di carattere generale, nonché ad un'attività di coordinamento organizzativa, dovendo invece consistere nell'adozione di ordini specifici, reiterati e intrinsecamente inerenti la prestazione di lavoro, contestualmente, all'effettivo inserimento del lavoratore nell'organizzazione aziendale (fattispecie relativa alla richiesta respinta di un associato di vedere riconosciuta la natura subordinata del rapporto di lavoro in essere con la società).

Cassazione civile sez. lav.  29 gennaio 2015 n. 1692  

 

Semplici direttive generali e programmatiche, così come un generale controllo estrinseco dell'attività lavorativa, costituiscono elementi compatibili anche con la prestazione di lavoro autonomo. Ciò accade in tutte quelle ipotesi in cui di lavoro autonomo sia prestato nell'ambito dell'organizzazione aziendale del datore di lavoro, così che la linea di demarcazione tra autonomia e subordinazione tende a confondersi. Ne consegue che il potere direttivo o, in forma attenuata, di coordinamento della prestazione lavorativa, quale indice primario della sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato ex art. 2094 c.c., deve normalmente determinare più che la prestazione del lavoro, il modo di svolgimento della stessa ed essere esercitato in modo tale da garantire un proficuo inserimento della prestazione nell'organizzazione datoriale, al fine di realizzare gli interessi aziendali.

Tribunale Milano sez. lav.  19 novembre 2014

 

Anche nel contratto di lavoro a progetto disciplinato dall'art. 61 del d.lg. 10 settembre 2003, n. 276, che prevede una forma particolare di lavoro autonomo, caratterizzato da un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa, prevalentemente personale, riconducibile ad uno o più progetti specifici, funzionalmente collegati al raggiungimento di un risultato finale determinati dal committente, ma gestiti dal collaboratore senza soggezione al potere direttivo altrui e quindi senza vincolo di subordinazione, il "nomen iuris" non costituisce un fattore assorbente, rilevandosi, invece, necessaria la disamina dei comportamento delle parti posteriore alla conclusione del contratto per l'accertamento di una nuova diversa volontà eventualmente intervenuta nel corso dell'attuazione del rapporto e diretta a modificare talora la stessa natura del rapporto inizialmente prevista (cassata, nella specie, la decisione della Corte d'appello che non ha fatto riferimento alle risultanze processuali rilevanti ai fini della individuazione della natura giuridica del rapporto in questione, soffermandosi solo sugli aspetti formali dello stesso e trascurando di eseguire una disamina comparativa di tutti gli elementi utili alla verifica della sussistenza o meno del vincolo della subordinazione).

Cassazione civile sez. lav.  21 ottobre 2014 n. 22289  

 

Il giudice di merito, cui compete di dare esatta qualificazione giuridica del rapporto di lavoro, deve attribuire valore prevalente al comportamento tenuto dalle parti nell'attuazione del rapporto stesso anche se le parti, pur volendo attuare un rapporto di lavoro subordinato, hanno simultaneamente dichiarato di volere un diverso rapporto lavorativo al fine di eludere la disciplina legale inderogabile in materia (riconosciuta, nella specie, la natura subordinata dell'attività lavorativa, atteso che ricorrevano elementi che denotavano l' assoggettamento della lavoratrice al potere organizzativo e decisionale del datore di lavoro quali la presenza quotidiana in ufficio, lo svolgimento dell'attività di sportello estranea alle mansioni del produttore libero e l'inserimento stabile nella struttura aziendale).

Cassazione civile sez. lav.  15 ottobre 2014 n. 21824  

 

Ai fini del discrimine tra pratica professionale e lavoro subordinato occorre valutare se nell'espletamento dell'attività ricorrano effettivamente i caratteri della pratica professionale: l'effettivo insegnamento, l'evoluzione delle mansioni svolte, l'assenza del vincolo di subordinazione; unitamente all'iscrizione documentata alla pratica professionale. Ciò indipendentemente dal nomen iuris utilizzato dalle parti per connotare il rapporto di collaborazione. Se l'onere della prova del vincolo di subordinazione è a carico del lavoratore, la contraria prova dell'effettiva sussistenza dei caratteri sopra indicati è a carico del professionista (o datore di lavoro)

Cassazione civile sez. lav.  25 settembre 2014 n. 20231  

 

In materia di variazione dell'orario di lavoro nell'ambito di contratto full time, in assenza di vincoli procedimentali collettivi, la modifica unilaterale dell'orario di lavoro disposta dal datore è espressione dell'esercizio dello "ius variandi", quale concreta manifestazione della libertà economica tutelata dall'art. 41 cost., consentito dagli art. 2086, 2094, 2104 c.c., con la conseguenza che, pur in presenza di una consolidata prassi aziendale, la modifica dell'organizzazione del lavoro fa venir meno il presupposto stesso del diritto acquisito dal lavoratore, e il merito della decisione datoriale sfugge al sindacato giudiziale ai sensi dell'art. 30 comma 1 l. n. 183 del 2010, spettando unicamente al giudice un controllo in ordine all'effettiva sussistenza del motivo adottato dal datore di lavoro. In ogni caso, l'eventuale violazione dei canoni comportamentali della correttezza e buona fede da parte del datore di lavoro potrebbe comportare solamente conseguenze di natura risarcitoria e non il ripristino dell'orario di lavoro antevigente (cfr. Trib. Catanzaro, 1 dicembre 2012, Trib. Catanzaro, 28 ottobre 2011).

Tribunale Milano sez. lav.  23 settembre 2014

 

Gli elementi caratterizzanti la subordinazione sono individuabili nell’assoggettamento del lavoratore al potere direttivo, gerarchico e disciplinare della parte datoriale e, dunque, nella sussistenza di specifici ordini e di analitico controllo della prestazione nonché del correlativo obbligo di mantenere a disposizione del datore di lavoro le proprie energie lavorative, in una posizione di soggezione personale al potere direttivo e conformativo del datore.

Tribunale Roma sez. lav.  15 settembre 2014 n. 8200  

 

Il parametro normativo che contraddistingue il rapporto di lavoro subordinato rispetto al rapporto di lavoro autonomo è il vincolo di soggezione personale del lavoratore al potere organizzativo, direttivo e disciplinare del datore di lavoro, con conseguente limitazione della sua autonomia ed inserimento nell'organizzazione aziendale (nella specie, relativa alla richiesta avanzata da una sorella contro l'altra per il riconoscimento della qualifica di lavoratrice subordinata nell'ambito della gestione di un negozio di parrucchiera, la Corte ha sottolineato come la ricorrente non avesse dimostrato la propria soggezione al potere della sorella attraverso idonei indici ed era, invece, emerso come la gestione del negozio fosse nelle mani di entrambe le sorelle, che si impegnavano in egual misura nell'attività commerciale).

Cassazione civile sez. lav.  05 settembre 2014 n. 18783

 

 



 
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Commenti
5 Ott 2016 giuseppe ceglie

salve ho una sas artigiano e siamo io e mia moglie che e’ tata trovata dietro bancone e la fnanzia non ha condiviso e mi ha imposto assunzione
invece inps non riconosce tale assunzione e solo due cose
-cosa devo fare per stare tranquillo?
-nel caso mia moglie si dovesse tagliare un dito tramite affettatrice o friggitrice e non assicurata come dice inps che devo fare e come tutelarmi