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Art. 2096 codice civile: Assunzione in prova

Salvo diversa disposizione delle norme corporative, l’assunzione del prestatore di lavoro per un periodo di prova deve risultare da atto scritto.

L’imprenditore e il prestatore di lavoro sono rispettivamente tenuti a consentire e a fare l’esperimento che forma oggetto del patto di prova (1).

Durante il periodo di prova ciascuna delle parti può recedere dal contratto, senza obbligo di preavviso o d’indennità. Se però la prova è stabilita per un tempo minimo necessario, la facoltà di recesso non può esercitarsi prima della scadenza del termine.

Compiuto il periodo di prova, l’assunzione diviene definitiva e il servizio prestato si computa nell’anzianità del prestatore di lavoro.

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AGGIORNAMENTO

La Corte Costituzionale, con sentenza 16 – 22 dicembre 1980, n. 189 (in G.U. 1a s.s. 31/12/1980, n. 357), ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale dell’art. 2096, terzo comma, cod. civ. nella parte in cui non riconosce il diritto alla indennità di anzianità di cui agli artt. 2120 e 2121 stesso codice, al lavoratore assunto con patto di prova nel caso di recesso dal contratto durante il periodo di prova medesimo”.


Commento

Prestatore di lavoro: [v. 2095]; Imprenditore [v. 2082].

Patto di prova: patto accessorio (aggiunto) al contratto di lavoro che, formalmente, soddisfa l’interesse di entrambe le parti, in quanto mezzo per verificare, in un determinato periodo di tempo, la reciproca convenienza alla prosecuzione del rapporto. Nella pratica, il periodo di prova serve soprattutto al datore per accertare le attitudini professionali del lavoratore prima di rendere definitiva l’assunzione.

(1) ) Il periodo di prova è sempre soggetto ad un termine massimo. Normalmente esso ha la durata di sei mesi, ma i contratti collettivi possono prevedere termini più brevi a seconda delle categorie dei lavoratori. Trattandosi di termini massimi, le parti possono fissare termini più brevi, ma non più lunghi i quali, se pattuiti, sono automaticamente ridotti.

Dalla norma emerge che il superamento della prova può avvenire sia per esplicita dichiarazione degli interessati sia mediante la scadenza del termine, accompagnata dalla continuazione dell’attività lavorativa. L’esito positivo dell’esperimento rende definitivo il contratto automaticamente, senza bisogno, cioè, della stipula di un nuovo contratto.


Giurisprudenza annotata

Lavoro subordinato

Il patto di prova che faccia semplicemente riferimento alla categoria prevista nel contratto collettivo è sufficientemente specifico e, quindi, valido. Il datore di lavoro in questo modo ha la possibilità di assegnare il lavoratore ad uno degli eventuali plurimi profili rientranti nella categoria richiamata, con maggiori opportunità di un suo inserimento nelle attività aziendali.

Cassazione civile sez. lav.  16 gennaio 2015 n. 665  

 

Tutte le assunzioni alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche sono assoggettate all'esito positivo di un periodo di prova, e ciò avviene 'ex lege' e non per effetto di patto inserito nel contratto di lavoro dall'autonomia contrattuale; quest'ultima è abilitata esclusivamente alla determinazione della durata del periodo di prova. Ne deriva che in tema di pubblico impiego privatizzato, il recesso dell'amministrazione dal rapporto di lavoro per l'esito negativo del periodo di prova ha natura discrezionale e dispensa dall'onere di provarne la giustificazione.

Cassazione civile sez. lav.  16 gennaio 2015 n. 655

 

Il decorso di un periodo di prova determinato nella misura di un complessivo arco temporale, mentre non è sospeso da ipotesi di mancata prestazione lavorativa inerenti al normale svolgimento del rapporto, quali i riposi settimanali e le festività, deve ritenersi escluso in relazione ai giorni in cui la prestazione non si è verificata per eventi non prevedibili al momento della stipulazione del parto stesso, quali la malattia, l'infortunio, la gravidanza e il puerperio, i permessi, lo sciopero, la sospensione dell'attività del datore di lavoro e il godimento delle ferie annuali. Tale principio, tuttavia, trova applicazione solo in quanto non sia diversamente previsto dalla contrattazione collettiva, la quale può attribuire rilevanza sospensiva del periodo di prova a dati eventi che accadano durante il periodo medesimo (nella specie, relativa all'applicazione del CCNL del Turismo settore Pubblici esercizi, la Corte ha ritenuto che l'espressione 'effettiva presenza al lavoro' per la durata del periodo di prova avesse un significato letterale, nel senso che il periodo doveva essere calcolato utilizzando, quale unità di misura temporale, i giorni e verificando che vi fosse stata effettiva prestazione lavorativa, non potendosi tener conto dei periodi di assenza ovvero di mancata prestazione, a prescindere dalla loro causale, dovendosi altresì escludere i periodi di riposo settimanale e compensativi, in quanto in essi il lavoratore non aveva prestato effettivamente attività di lavoro).

Cassazione civile sez. lav.  02 dicembre 2014 n. 25482

 

Quando le parti - o la parte in caso di negozio giuridico unilaterale - procedono alla redazione per iscritto di un atto, possono fare riferimento, mediante semplice richiamo "per relationem", al contenuto di un altro atto, effettuando un rinvio materiale perché diretto ad inserire nell'atto la clausola contenuta in un diverso atto e ad attribuire al sottoscrittore la paternità di quella clausola. Ne consegue che, poiché l'art. 2096 cod. civ. impone la forma scritta per il patto di prova ma non per le modalità di esecuzione della prova, il rinvio "per relationem" ad un contratto collettivo, in ordine a tali modalità, si deve ritenere legittimo, anche perché, tramite il rinvio, il contenuto non ha alcun margine di indeterminabilità. Rigetta, App. Trieste, 19/03/2007

Cassazione civile sez. lav.  23 maggio 2014 n. 11582  

 

In tema di patto di prova, la dichiarazione di assunzione del lavoratore, se sottoscritta per ricevuta dal lavoratore, integra il requisito della forma scritta richiesto dall'art. 2096 cod. civ. Rigetta, App. Torino, 17/05/2011

Cassazione civile sez. lav.  18 luglio 2013 n. 17587  

 

La dichiarazione di assunzione, sottoscritta "per ricevuta" dal lavoratore, integra il requisito della forma scritta richiesto ad substantiam dall'art. 2096 c.c. per la validità del patto di prova.

Cassazione civile sez. lav.  18 luglio 2013 n. 17587  

 

In tema di lavoro con patto di prova, l'art. 2096 c.c. — secondo il quale, scaduto il termine di durata della prova, ciascuna parte può recedere dal rapporto, divenendo in caso contrario definitiva l'assunzione — si riferisce al caso in cui, alla scadenza del termine, il rapporto di lavoro continui a svolgersi e non a quello in cui le prestazioni lavorative cessino alla scadenza e la volontà di recedere del datore venga recepita successivamente dal lavoratore; ne consegue che, in tale ultima ipotesi, il rapporto cessa al momento della ricezione del licenziamento.

Cassazione civile sez. lav.  10 settembre 2012 n. 15100  

 

Il rapporto di lavoro in prova deve intendersi risolto per il mancato superamento dell'esperimento anche nel caso in cui la prestazione sia cessata alla scadenza del periodo pattuito e la volontà recessiva del datore di lavoro sia stata recepita successivamente dal lavoratore.

Cassazione civile sez. lav.  10 settembre 2012 n. 15100  

 

La disposizione di cui all'art. 2096 c.c. secondo cui, compiuto il periodo di prova l'assunzione diviene definitiva, si riferisce al caso in cui alla scadenza del termine il rapporto di lavoro continui a svolgersi, e non al caso in cui le prestazioni cessino alla scadenza del termine e la volontà recessiva del datore venga recepita successivamente dal lavoratore.

Cassazione civile sez. lav.  10 settembre 2012 n. 15100  



 
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