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Art. 2097 codice civile

ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 18 APRILE 1962, N. 230


Giurisprudenza annotata

Tempo indeterminato

L'identificazione delle fattispecie in cui è consentita, ex art. 23, legge n. 56 del 1987, l'assunzione dei lavoratori subordinati con contratto di lavoro a termine va effettuata avendo riguardo al contratto collettivo applicabile al rapporto, che reca la specifica previsione delle ipotesi nelle quali, in considerazione delle particolari esigenze di settore, è apponibile il termine. (Nella specie - alla quale, "ratione temporis", non era applicabile il d.lg. n. 368 del 2001 - la S.C. ha confermato la sentenza di merito, che aveva fatto riferimento alle specifiche ipotesi di assunzione a termine previste dall'art. 25 del c.c.n.l. del 1995 per il settore tessile, escludendo la possibilità di avere riguardo all'art. 10 dell'accordo interconfederale del 1988, in quanto quest'ultimo recava una clausola meramente programmatica in materia di contratti di lavoro a termine).

Cassazione civile sez. lav.  28 gennaio 2003 n. 1255  

 

Un contratto a tempo parziale (cosiddetto a part-time), che sia nullo (per contrarietà a norma imperativa) in quanto privo della determinazione della prestazione lavorativa (con riferimento alle ore ed ai giorni della medesima) ai sensi dell'art. 5 comma 2 del d.l 30 ottobre 1984 n. 726 (convertito, con modifiche dalla l. 19 dicembre 1984 n. 863), non è suscettibile di conversione in un contratto di lavoro a tempo indeterminato con orario pieno, ove un tale contratto, pur costituente la figura generale del rapporto di lavoro subordinato, non risulti voluto da alcune delle parti. Ne consegue che, in presenza di un contratto a tempo parziale inficiato dalla detta nullità, per il lavoratore trova applicazione la norma dell'art. 2126 c.c. in relazione alle prestazioni lavorative di fatto svolte, senza alcun diritto - indipendentemente dalla configurabilità di una sua "mora credendi" per la mancata manifestazione di disponibilità a prestare servizio a tempo pieno - in relazione al periodo di cui il contratto stesso non ha avuto attuazione.

Cassazione civile sez. lav.  11 agosto 1990 n. 8169

 

Il rapporto di lavoro a tempo indeterminato, in cui, nel vigore dell'art. 2097 c.c. (abrogato dall'art. 9 della l. 18 aprile 1962 n. 230), si è trasformato un rapporto di lavoro a termine, è suscettibile di risoluzione consensuale in base ai principi generali (art. 1372 c.c.).

Cassazione civile sez. lav.  29 maggio 1985 n. 3257  

 

La sentenza che accerta la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato, anche se come conseguenza della conversione in esso di più rapporti di lavoro cui sia stato illegittimamente apposto un termine finale, ha natura dichiarativa, sicché la circostanza che essa non sia ancora intervenuta non comporta limiti al decorso della prescrizione dei crediti del lavoratore, che, giusto il disposto dell'art. 2935 c.c., inizia fin dal momento in cui i relativi diritti possano essere fatti valere. (Nella specie, la Corte Suprema ha enunciato l'esposto principio in relazione a crediti per spettanze retributive affermando l'applicabilità della prescrizione quinquennale ex art. 2948 n. 4 c.c., per effetto della sentenza n. 63 del 1966 della Corte costituzionale, con la sua sospensione durante il rapporto di lavoro ove non già assistito dalla stabilità reale, conferita, ai rapporti da essa disciplinati, dalla legge n. 300 del 1970 con decorrenza dalla data della sua entrata in vigore 11 giugno 1970).

Cassazione civile sez. lav.  28 gennaio 1985 n. 468  

 

Anteriormente alla disciplina introdotta dalla l. 18 aprile 1962 n. 230, sul contratto di lavoro a tempo determinato, l'art. 2097 c.c. - oltre a prescrivere che l'apposizione del termine risultasse ad substantiam dall'atto scritto, o implicitamente dalla specialità del rapporto, e a consentire la proroga del termine, purché ciò avvenisse con una chiara ed esplicita manifestazione di volontà in tal senso - sanciva anche che l'apposizione del termine, ancorché risultante da atto scritto, era priva di effetto, se fatta per eludere le disposizioni riguardanti il contratto a tempo indeterminato, con conseguente possibilità di ritenere invalido, alla stregua di tale norma, un contratto a tempo determinato formalmente rispondente ai requisiti da essa prescritti ma affetto da un vizio attinente alla causa dell'atto, in quanto in frode alla legge.

Cassazione civile sez. lav.  21 marzo 1983 n. 2006  

 

La presunzione di legittimità degli atti amministrativi non è invocabile nelle controversie concernenti il rapporto di lavoro dei dipendenti degli enti pubblici economici, data la natura privatistica di tale rapporto, e, pertanto, non costituisce alcun impedimento all'accertamento che l'assunzione a tempo determinato di un lavoratore operata da uno di detti enti sia avvenuta con l'intento di eludere le disposizioni riguardanti il contratto a tempo indeterminato, in violazione dell'art. 2097 c.c., vigente prima della disciplina introdotta dalla legge n. 230 del 1962.

Cassazione civile sez. lav.  21 marzo 1983 n. 2006  

 

L'intento elusivo delle disposizioni riguardanti il contratto di lavoro a tempo indeterminato - cui fa riferimento il comma 2 dell'art. 2097 c.c., abrogato dall'art. 9 della l. 18 aprile 1962 n. 230 può, nel caso di prestazioni lavorative effettuate anteriormente alla data di entrata in vigore di tale legge, essere desunta dallo stabile inserimento del lavoratore, malgrado la ripetuta adozione di numerosi contratti a tempo determinato, nella organizzazione del datore di lavoro.

Cassazione civile sez. lav.  08 luglio 1982 n. 4064  

 

La conversione del rapporto di lavoro a termine, invalido come tale (ai sensi dell'art. 2097 c.c., prima, e della legge n. 230 del 1962, poi), in un rapporto a tempo indeterminato, se comporta la permanenza del vincolo giuridico tra le parti per tutta la durata di tale rapporto, non esclude di per sè l'efficacia delle pattuizioni relative alle modalità di svolgimento delle prestazioni, che possono pertanto assumere carattere ciclico o periodico. Consegue che detta conversione non implica necessariamente che al lavoratore sia dovuta la retribuzione anche nei periodi di stasi lavorativa.

Cassazione civile sez. lav.  30 marzo 1982 n. 1997  

 

La conversione del rapporto a termine, invalido come tale ai sensi della l. n. 230/1962(e, anteriormente, ai sensi del comma 2 dell'art. 2097 c.c.), in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, se comporta la permanenza del vincolo giuridico tra le parti per tutta la durata di tale rapporto, sino al sopraggiungere di una idonea causa di cessazione, non esclude di per sè l'efficacia delle pattuizioni intervenute in ordine alla modalità di svolgimento del servizio, che può ben conservare il carattere di servizio ciclico o periodico, appunto contraddistinto dalla permanenza del vincolo giuridico negli intervalli non lavorativi. Ne consegue che, in tal caso, l'unicità e la continuità del rapporto, se impone di tener conto del rapporto stesso nella sua interezza ai fini del computo dell'indennità di anzianità e degli altri istitutivi dettati a tutela del lavoratore a tempo indeterminato, non implica altresì che al lavoratore medesimo spetti la retribuzione anche per i periodi non lavorativi.

Cassazione civile sez. lav.  12 giugno 1981 n. 3836  



 
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