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Art. 2099 codice civile: Retribuzione

La retribuzione del prestatore di lavoro può essere stabilita a tempo o a cottimo e deve essere corrisposta nella misura determinata dalle norme corporative, con le modalità e nei termini in uso nel luogo in cui il lavoro viene eseguito (1).

In mancanza di norme corporative o di accordo tra le parti, la retribuzione è determinata dal giudice, tenuto conto, ove occorra, del parere delle associazioni professionali (2).

Il prestatore di lavoro può anche essere retribuito in tutto o in parte con partecipazione agli utili o ai prodotti, con provvigione o con prestazioni in natura.


Commento

Prestatore di lavoro: [v. 2095].

Retribuzione: costituisce la prestazione fondamentale cui è obbligato il datore di lavoro nei confronti del lavoratore. Indica il compenso del lavoro prestato, cioè il complessivo trattamento economico che perviene al lavoratore in ragione del rapporto di lavoro.

A tempo: sistema classico di retribuzione; consiste nella corresponsione di una somma di denaro stabilita in ragione del tempo di lavoro (giornaliera, settimanale, mensile).

A cottimo: altro sistema di retribuzione che si caratterizza in quanto tiene conto, nella determinazione della retribuzione, non soltanto del tempo impiegato ma anche del risultato, ossia del rendimento fornito dal lavoratore (es.: numero di scarpe prodotto).

Partecipazione agli utili o ai prodotti: si ha nell’ipotesi in cui la retribuzione è costituta, in tutto o in parte, dalla partecipazione del lavoratore ai vantaggi patrimoniali percepiti dall’impresa. È da segnalare che l’art. 4, c. 62-63, l. 92/2012 (cd. riforma Fornero) ha delegato il Governo ad adottare uno o più decreti legislativi finalizzati a favorire la partecipazione dei dipendenti agli utili od al capitale.

Provvigione: percentuale sugli affari conclusi dal prestatore di lavoro, nei casi in cui l’oggetto della prestazione consiste appunto nella trattazione di affari in nome e per conto del datore di lavoro (es.: rappresentanti, venditori).

Prestazioni in natura: tipo di retribuzione residuale che trova applicazione in certe forme di lavoro domestico, agricolo e nel settore della pesca. Consiste nell’attribuire al lavoratore parte del risultato della sua attività lavorativa.

(1) La retribuzione ha una struttura complessa in quanto comprende una serie di attribuzioni patrimoniali che hanno forme, funzioni e denominazioni diverse. Essa si compone di vari elementi o voci dal cui complesso si ricava l’intero trattamento economico del lavoratore: a) paga base (è la retribuzione propriamente detta); b) indennità di contingenza (ha la funzione di garantire il costante adeguamento della retribuzione al costo della vita); c) attribuzioni patrimoniali accessorie (attribuzioni corrisposte in via saltuaria o continuativa in aggiunta alla retribuzione normale minima).

(2) L’entità della retribuzione è normalmente pattuita dalle parti. È da porre in rilievo, comunque, che l’art. 36 della Costituzione, norma imperativa, prevede che «il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa». Tale norma àncora quindi l’obbligazione di retribuzione a parametri di proporzionalità e sufficienza.

Facendo riferimento al criterio di sufficienza, la giurisprudenza ha previsto che, in assenza di pattuizione tra le parti della retribuzione, oppure allorquando essa sia stata pattuita in misura insufficiente, deve essere corrisposto dal datore di lavoro un emolumento equivalente alla retribuzione minima, prevista nei contratti collettivi applicabili alla categoria o al settore produttivo a cui appartiene il prestatore di lavoro, ritenendo tali parametri idonei ad integrare il requisito della «sufficienza» voluta dall’art. 36 Cost.

Nella norma il legislatore ha previsto forme ordinarie di retribuzione (comma 1) e forme speciali (ultimo comma) fissando così una tipologia delle varie forme retributive. Un’altra distinzione operata in dottrina è quella fra retribuzione diretta, strettamente collegata alla prestazione lavorativa, e retribuzione indiretta, che comprende attribuzioni corrisposte a titolo previdenziale, indipendentemente dalla prestazione lavorativa (riposo settimanale, ferie, malattie etc.); vi sono, infine, retribuzioni differite nel tempo, cioè il cui diritto matura giorno per giorno, ma il cui importo viene corrisposto in un momento successivo (trattamento di fine rapporto, tredicesima mensilità) [v. 2120].


Giurisprudenza annotata

Compenso, retribuzione, indennità e gratificazioni

In materia di lavoro part-time, la disponibilità del prestatore di lavoro alla chiamata del datore di lavoro, pur non equiparata a lavoro effettivo, richiede un adeguato compenso, tenendo conto di un complesso di circostanze a tal fine significative, quali l'incidenza sulla possibilità di attendere ad altre attività, il tempo di preavviso previsto o di fatto osservato per la richiesta di lavoro "a comando", l'eventuale quantità di lavoro predeterminata in misura fissa, la convenienza del lavoratore medesimo a concordare di volta in volta le modalità della prestazione. Rigetta, App. Genova, 27/12/2010

Cassazione civile sez. lav.  05 novembre 2014 n. 23600  

 

In materia di lavoro part-time, all'indennità compensativa della disponibilità offerta dal lavoratore ad eseguire prestazioni "a comando" ha natura risarcitoria, trattandosi di indennizzo, con causa autonoma, inteso a ristorare la maggiore penosità della prestazione, sicché il relativo credito è soggetto a prescrizione ordinaria e non a quella quinquennale. Rigetta, App. Genova, 27/12/2010

Cassazione civile sez. lav.  05 novembre 2014 n. 23600

 

Nella nozione di retribuzione non rientrano, salva diversa previsione della contrattazione collettiva nazionale di settore, le mance dei cosiddetti "croupiers" delle case da giuoco, trattandosi di somme che provengono da terzi estranei al rapporto di lavoro, sono d'uso nei soli casi di vincita (restando collegate al gradimento che i clienti hanno tratto dalla fruizione dei servizi offerti dalla casa da gioco), e non sono garantite dal datore di lavoro, sicché non sono computabili ai fini del calcolo del t.f.r. Rigetta, App. Torino, 20/04/2009

Cassazione civile sez. lav.  16 ottobre 2014 n. 21928  

 

Deve escludersi la computabilità ai fini del calcolo del TFR di una quota forfettizzata delle mance dei "croupiers" di una casa da gioco, considerato che tale emolumento non presenta i caratteri che ai sensi dell'art. 2099 c.c. caratterizzano la retribuzione e difettando specifiche previsioni della contrattazione collettiva che consentano di attribuirvi tale natura.

Cassazione civile sez. lav.  16 ottobre 2014 n. 21928

 

L'indennità di "agente unico", prevista per i dipendenti delle società concessionarie di trasporti pubblici nella regione Campania, che svolgono mansioni di autisti di mezzi pubblici e sono addetti anche al rilascio dei biglietti, è predeterminata dalla contrattazione collettiva in rapporto alla giornata lavorativa, sicché non è consentito nessun riproporzionamento dell'emolumento in caso di espletamento di un doppio turno di servizio, in quanto l'articolazione della giornata in più turni, e la loro gravosità, può avere rilevanza solo nel caso in cui il compenso sia legato al singolo turno ovvero all'orario di lavoro, ma non anche rispetto al mero protrarsi dell'orario nella stessa giornata di presenza, ancorché in turni diversi. Rigetta, App. Napoli, 04/08/2011

Cassazione civile sez. VI  03 ottobre 2014 n. 20966  

 

Gli scatti d'anzianità non sono soggetti al principio dell'infrazionabilità del periodo di servizio, applicabile solo per l'indennità di anzianità, ma a quello dell'assorbimento poiché l'obbligo del datore di lavoro di corrispondere un elemento aggiuntivo della retribuzione in ragione dell'anzianità di servizio del lavoratore è necessariamente riferito alla durata della permanenza nella categoria o livello retributivo, che costituisce la base al calcolo degli scatti, sicché, in caso di progressione del lavoratore ad una categoria o livello superiore, gli stessi non si conservano per intero, né assume rilievo, in assenza di espressa disposizione contrattuale, la pregressa anzianità maturata. Rigetta, App. Roma, 08/11/2010

Cassazione civile sez. lav.  25 settembre 2014 n. 20228  

 

La corresponsione, in favore del lavoratore subordinato, di una retribuzione maggiore di quella dovutagli in forza della contrattazione collettiva, costituisce trattamento di miglior favore, giustificato anche in considerazione di specifiche particolarità del caso, salva la dimostrazione, il cui onere incombe sul datore di lavoro, di un errore non imputabile ad esso e riconoscibile anche dallo stesso lavoratore. Rigetta, App. Perugia, 06/05/2013

Cassazione civile sez. lav.  22 settembre 2014 n. 19923

 

In applicazione del criterio dell'assorbimento, ove sia stata riconosciuta in giudizio la natura subordinata del rapporto in contrasto con la qualificazione come autonoma effettuata dalle parti, ai fini della determinazione del trattamento economico spettante al lavoratore si deve considerare nel suo complesso quanto percepito dal lavoratore e porlo a confronto con il trattamento minimo dipendente dalla corretta qualificazione del rapporto; ove quest'ultimo sia già stato integralmente corrisposto, non possono essere liquidati importi aggiuntivi, salvo il trattamento di fine rapporto, per il quale non opera il criterio dell'assorbimento.

Cassazione civile sez. lav.  18 luglio 2014 n. 16489

 

L'esclusione dalla corresponsione del premio di produzione a favore dei lavoratori assunti con contratto di formazione e lavoro non contrasta né con l'art. 37, terzo comma, Cost., di tutela dei minori sotto il profilo della parità retributiva a parità di lavoro, né con i principi di parità di trattamento retributivo, ai sensi degli artt. 3 e 36 Cost., poiché il contratto di formazione e lavoro, che può riguardare soggetti di età compresa tra i quindici e i ventinove anni e quindi anche lavoratori maggiorenni, ha una causa giuridica mista (scambio tra lavoro retribuito e addestramento del lavoratore rivolto all'acquisizione della professionalità necessaria per l'immissione nel mondo del lavoro), che comporta un'attività produttiva ridotta e giustifica l'esclusione del lavoratore interessato da elementi retributivi, quali il premio di produzione, diretti a compensare una partecipazione piena ai risultati produttivi dell'impresa. Rigetta, App. Bologna, 26/05/2008

Cassazione civile sez. lav.  03 marzo 2014 n. 4911  

 



 
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